AGRUMICOLTURA, LA CIA DI CATANIA “BENE TAVOLO TECNICO NAZIONALE: SIAMO RIUSCITI A RICHIAMARE L’ATTENZIONE DEL GOVERNO NAZIONALE SU UNA QUESTIONE CHE DA ANNI SOLLECITIAMO” “ORA PROSEGUIAMO NEL PERCORSO PER INDIVIDUARE CON CHIAREZZA I TEMPI DI INTERVENTO E I CANALI PER REPERIRE I FINANZIAMENTI NECESSARI”

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“Molto positivo il tavolo tecnico nazionale riunitosi per la prima volta ieri mattina a Roma:  siamo riusciti a richiamare l’attenzione del Governo nazionale su una questione che da anni sollecitiamo”. A dichiararlo è il presidente provinciale di Cia Catania Giuseppe Di Silvestro, ricordando come il ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina abbia raccolto l’appello lanciato dalla Cia Catania nel corso di un’assemblea, svoltasi lo scorso settembre nel capoluogo etneo. Era presente all’incontro di ieri, in rappresentanza della Cia etnea, il vicepresidente Giosuè Catania.

“Primo fatto positivo, l’essere arrivati al tavolo ministeriale con una proposta unitaria, supportata dall’assessorato regionale – commenta il vicepresidente Catania – ora proseguiamo nel percorso per individuare con chiarezza i tempi di intervento e i canali per reperire i finanziamenti necessari. Dal Ministero alle Politiche Agricole hanno assicurato come i fondi ci siano, è questo ci rassicura e conforta”.

“Siamo soddisfatti anche di come sia stata accolta la nostra proposta, risalente a ben tre anni fa – prosegue Giosuè Catania –di utilizzare 50 milioni di euro ogni anno per cinque anni, in modo da poter riconvertire ogni anno 5 mila ettari di terreno coltivato ad agrumi”.

“Altra proposta suggerita e accolta a Roma –  riferisce il vicepresidente provinciale – è quella di mettere l’istituto Crea di Acireale nelle condizioni di disporre di materiale vegetale di propagazione risanato, in modo che i vivaisti abbiamo portainnesti in quantità sufficiente per soddisfare i bisogni dell’agrumicoltura siciliana”.

“Il Governo nazionale deve puntare sul rilancio dell’agrumicoltura siciliana perché torni ad essere fiore all’occhiello italiano e dell’area mediterranea – commenta il presidente Giuseppe Di Silvestro – e affiancare le aziende nel complesso processo di innovazione, necessario e non più rinviabile, con finanziamenti e seria programmazione, affinché possano esse competere nei nuovi mercati internazionali”.

“La nostra Regione, e Catania in particolare, è per la maggior parte caratterizzata da estese coltivazioni di agrumi, e deve fare i conti non soltanto con  il virus della tristezza che di fatto ha già distrutto decine di migliaia di ettari, ma anche con i nuovi viroidi in arrivo, come il Citrus blackspot, il huanglongbing, i ceppi resistance breaking down del virus, per i quali è necessario innovare gli agrumeti con portainnesti tolleranti alla ‘tristeza’ e  intensificare i controlli alle frontiere del materiale vegetale e dei frutti provenienti da altri Paesi che vengono introdotti in Italia”.

“Alla Regione, chiediamo di fare la propria parte – conclude Di Silvestro – attivando immediatamente quella parte del PSR che si occupa delle fitopatie”.  

 

Catania 21 ottobre 2016                                                                                                                                                           Cia Provinciale

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LEGGE SUL CAPORALATO, LA CIA DI CATANIA ACCOGLIE CON FAVORE L’APPROVAZIONE IERI SERA ALLA CAMERA “UNA NORMA CHE TUTELA LE MIGLIAIA DI AZIENDE ‘IN REGOLA’ E AGRICOLTORI ONESTI”

lavoroDi Silvestro, presidente CIA Catania “restiamo perplessi sulla individuazione della fattispecie criminosa e degli indici di sfruttamento: non vorremmo che diventassero reati penali dei semplici illeciti ammnistrativi” “Sarà fondamentale, nella fase applicativa della norma, la formazione degli ispettori e di tutti coloro che dovranno far rispettare la futura norma”

 Catania, 19 ottobre 2016 – “Accogliamo con favore l’approvazione ieri sera alla Camera della Legge contro il Caporalato perché consegna uno strumento di tutela fondamentale alle imprese in regola e agli agricoltori onesti e che affianca anche la nostra attività e il nostro impegno quotidiano: le organizzazioni di categoria da tempo hanno, infatti, introdotto codici etici che impongono agli associati il rispetto delle norme sul lavoro, pena l’esclusione dalla base associativa”. Lo dichiara il presidente della Cia Catania, la Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Di Silvestro.

“Per quanto riguarda i contenuti della Legge riteniamo che le modifiche apportate al testo originario del provvedimento, sono in gran parte condivisibili – commenta Di Silvestro – ma si sarebbe resa necessaria la modifica dell’art. 1 del provvedimento, che modifica l’art. 603-bis del codice penale, nella parte in cui individua la fattispecie criminosa dello sfruttamento del lavoro in modo del tutto indipendente rispetto all’intermediazione illecita e gli indici di sfruttamento non sempre idonei a definire correttamente l’ipotesi di reato (sfruttamento del lavoro)”. “Non vorremmo – aggiunge –che diventassero reati semplici illeciti ammnistrativi”.

“Gli indici di sfruttamento, in particolare, che sono alternativi tra loro (basta che ne ricorra uno solo), sono focalizzati – fa rilevare il presidente provinciale CIA – anche su violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali in materia di igiene e sicurezza, orario di lavoro e retribuzione”.

“Ad esempio, paradossalmente, si potrebbe configurare il reato di sfruttamento del lavoro, con le pesanti conseguenze sanzionatorie previste (reclusione da uno a sei anni, arresto obbligatorio in flagranza, confisca dei beni anche per equivalente e controllo giudiziario dell’azienda) –sottolinea Di Silvestro  – anche per i datori di lavoro che, pur assumendo regolarmente i propri dipendenti, in modo occasionale o addirittura una volta sola, incorrono nella violazione di una qualunque disposizione, anche la più lieve e meramente formale, delle numerose, complesse e stratificate disposizioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e nella stessa condizione si potrebbero trovare i datori di lavoro che, per un paio di volte, incorrono in una qualche disattenzione nella gestione dell’orario di lavoro (straordinari, pause, etc.)”. “In definitiva, è necessario che le norme penali siano equilibrate e vadano a colpire i veri criminali, ossia coloro che organizzano l’attività di intermediazione illecita e se ne avvantaggiano economicamente, e non anche i datori di lavoro che occupano regolarmente i propri dipendenti ed incorrono in violazioni lievi e veramente formali”. “Sarà pertanto fondamentale, nella fase applicativa della norma, la formazione degli ispettori e di tutti coloro che dovranno far rispettare la futura norma – conclude Di Silvestro –Sarà necessario individuare bene ciò che è semplice violazione di norma da ciò che si può configurare come caporalato”.

Agrumicoltura, l’allarme della Cia Catania

 

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Agrumicoltura, l’allarme della Cia Catania  “45 mila ettari coltivati ad agrumeti infestati dal virus “tristeza”: situazione esplosiva. tra un paio di anni, l’intera produzione è destinata a scomparire”

 “alle imprese servono aiuti economici per la riconversione ma, soprattutto, materiale vegetale sano: ai tavoli tecnici convocati da Regione e Ministero chiederemo maggiori controlli e prevenzione contro i nuovi viroidi”   

 Catania, 7 settembre 2016 – “Quarantacinque mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal virus “tristeza”: tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire. Alle imprese servono aiuti economici per la riconversione ma, soprattutto, materiale vegetale sano. Ai tavoli tecnici convocati da Regione e Ministero chiederemo maggiori controlli e prevenzione contro i nuovi viroidi”.  A lanciare l’allarme è la Cia Catania, la confederazione italiana degli agricoltori, rappresentata all’incontro che si è tenuto oggi al Dipartimento di Agraria dell’università di Catania, dal responsabile del settore agrumicolo, Vito Amantia, componente del consiglio della CIA etnea.

 “Oggi si parla di ipotetica evoluzione del virus “tristeza”, una mutazione che andrebbe a colpire agrumeti che sono, per la verità, ormai, quasi del tutto spariti – ha commentato Vito Amantia – Noi dobbiamo tutelare i nostri agrumeti dai nuovi viroidi già presenti, che attaccano i portinnesto tolleranti alla ‘tristeza’”.

“La Sicilia orientale è stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato, e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio”.

“Questa situazione è una bomba atomica – ha aggiunto – e di questo si dovrebbe occupare oggi la comunità scientifica”. “La Cia Catania ha già pronto un documento che porterà sia all’assessore Cracolici che al Ministro Martina – ha concluso Amantia –con quest’ultimo, nel corso dell’incontro già fissato per il prossimo 20 ottobre in cui si dovrebbe discutere del piano nazionale agrumicoltura”.

 

Giovani: Cia, con l’Erasmus agricolo un’opportunità concreta per fare esperienze “vere”, formative e imprenditoriali

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Progetto, unico in Italia, che offre la possibilità di ospitare giovani nelle nostre aziende o essere ospitati in strutture agricole di tutta Europa.

Semplici requisiti: avere il desiderio di ospitare un collega straniero nella propria azienda, o essere imprenditore agricolo, da meno di tre anni, e voler “toccare con mano” ciò che accade all’estero, oppure voler semplicemente fare un’esperienza di alcuni mesi in una azienda agricola, per “capire” se potrà diventare la propria attività futura. Sono questi i profili che sta cercando la Cia-Agricoltori Italiani per portare a compimento il programma “Erasmus per giovani imprenditori”. Infatti, spetta proprio alla Cia (unica organizzazione agricola italiana accreditata dall’Ue a svolgere la mediazione) mettere in “connessione” i diversi giovani interessati a fare questa esperienza. Nel dettaglio, può partecipare l’imprenditore affermato che intende “ospitare”, e quello giovane, sia neofita o con meno di tre anni di attività alle spalle, che intende fare esperienza in un’azienda straniera, per un periodo che va da uno a sei mesi. Il programma, giunto alla sua ottava riedizione, ha già registrato un risultato significativo avendo coinvolto finora circa 7.400 imprenditori, tra senior e junior, coinvolti in 3.700 scambi. La formula è indubbiamente vincente, in particolare per i giovani imprenditori, che hanno così l’occasione di rafforzare la loro attività, attraverso lo scambio di idee e know-how con i colleghi stranieri. Inoltre, i partecipanti, entrano in diretta connessione con un network europeo di Pmi, ottenendo concrete chance di accesso a nuovi mercati, avendo la possibilità di ricerca potenziali partner commerciali. Ma anche per i giovani “curiosi” del mondo rurale, “il viaggio con l’Erasmus agricolo” può rappresentare una svolta per il proprio futuro lavorativo o imprenditoriale, basterà essere in possesso di un’idea da sviluppare corredata da un business plan. I posti disponibili -spiega la Cia- non sono molti, per chi fosse interessato le info sono consultabili sul sito http://www.cia.it. Per quesiti specifici scrivere a: erasmus-impresa@cia.it.

Crisi agricola, la Cia di Catania incontra il Commissario europeo Phil Hogan

 

Catania 19 settembre 2016 – “Rivedere gli accordi commerciali, valorizzare i prodotti italiani con un apposito marchio, garantire maggiori controlli delle importazioni e la tracciabilità degli alimenti”. Queste le richieste della Cia di Catania al commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in visita oggi nel capoluogo etneo per un incontro aperto con le organizzazioni Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri.

Presente questo pomeriggio allo Sheraton di Acicastello anche Mairead McGuinnes, vicepresidente del Parlamento europeo e membro della Commissione Agricoltura.

A formulare le richieste per la Confederazione Italiana agricoltori, il presidente nazionale Dino Scanavino, la presidente regionale Rosa Giovanna Castagna, il presidente provinciale Giuseppe Di Silvestro e i componenti della giunta etnea: Graziano Scardino, Giosuè Catania, Vito Amantia e Nicolò Lo Piccolo.

“L’Europa deve essere solidale, non può difendere gli accordi commerciali che favoriscono solo lobby e multinazionali, che da un lato  non giovano alle popolazioni o i produttori locali, dall’altro penalizzano i nostri territori, le nostre eccellenze  e le imprese – sottolinea il presidente nazionale della Cia Scanavino – a questo si aggiunga anche la questione delle fitopatologie: senza i necessari controlli c’è il serio rischio della diffusione in Italia di virus e batteri al momento sconosciuti nei campi dell’Isola”.

Al governo nazionale e alla Regione, la Cia rinnova l’appello affinché vengano fatti partire immediatamente i bandi del PSR della programmazione 2014-2020. “Occorre prendere un impegno preciso a difesa dell’agricoltura siciliana – ha affermato la presidente Rosa Castagna– un settore che offre lavoro a migliaia di persone, ma che subisce la concorrenza sleale da parte di altri paesi dell’area mediterranea”.

“Le coltivazioni di arance rosse della Piana di Catania, del pomodoro di Pachino, del limone di Siracusa, ma anche dei cereali, dell’uva e delle olive, rappresentano una fetta importante dell’economia dell’Isola – spiega ancora Giuseppe Di Silvestro – Gli agrumicoltori siciliani hanno dei costi maggiori di produzione di manodopera e sono costretti a vendere arance ad un euro al chilo, mentre i paesi del nord Africa riescono a piazzare i loro prodotti a molto meno. Per non parlare poi della crisi del comparto cerealicolo – conclude Di Silvestro-   a causa del prezzo troppo basso del grano, venduto quest’anno a 22 centesimi al chilo”.

Purtroppo la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori.

 

 

 

AGRINSIEME : l’accordo di partenariato tra UE e Sudafrica sugli agrumi penalizza i nostri produttori

agrinsieme

 

Ancora una volta il comparto agrumicolo pagherà un prezzo altissimo nei rapporti tra UE e Paesi Terzi. Con un “conto” tutto a carico degli Stati del Sud Europa. Lo afferma Agrinsieme, spiegando che – in seguito alla recente sottoscrizione – dovrebbe essere ratificato nei prossimi giorni l’accordo di partenariato economico tra l’Unione europea e alcuni stati dell’area sud del continente africano (the SADC EPA State – Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Repubblica Sudafricana e Swaziland –
     Un accordo di cui si è discusso poco anche a livello istituzionale ma che, nell’attuale impostazione, penalizza sicuramente i produttori agrumicoli italiani ed europei.
Ad oggi è già previsto il libero accesso delle arance sudafricane in tutto il territorio dal primo giugno al 15 ottobre. L’accordo siglato, mentre estende tale agevolazione a tutti i Paesi firmatari, stabilisce anche una ulteriore dilazione temporale consentendo l’ingresso a condizioni agevolate fino al 30 novembre, con una riduzione progressiva della tassazione che sarà completamente abolita nel 2025.

    Per Agrinsieme questo accordo è inaccettabile visti gli effetti negativi che ne deriverebbero a carico del comparto agrumicolo. In primis a livello economico, a causa della progressiva eliminazione dei dazi in un periodo di sovrapposizione dei calendari di raccolta dei Paesi produttori dell’Ue e considerando la dinamica in crescita degli ultimi anni dell’export agrumicolo dai Paesi SADC verso l’Italia e verso l’UE.

  Ad aggravare questa situazione c’è poi la questione fitosanitaria. Il territorio con cui è stato siglato l’accordo, infatti, è affetto da CBS (Citrus Black Spot), fitopatia non presente in Europa, che potrebbe mettere a rischio l’agrumicoltura europea e nazionale. E questo dopo che la Commissione, con la decisione di esecuzione n.715/2016 dell’11 maggio scorso, ha già previsto un regime di controlli minori sulle importazioni di agrumi destinati alla trasformazione, provenienti da alcuni Paesi tra cui il Sudafrica.

    Il rischio fitosanitario non può essere sottovalutato, anche considerando in prospettiva l’effetto Brexit e le sue conseguenze sulle dinamiche commerciali – evidenzia il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare -. Il Regno Unito, non avendo produzione agrumicole da tutelare e proteggere, potrebbe aprirsi maggiormente alle importazioni e divenire un pericoloso ponte per il transito delle produzioni extra Ue nel territorio dell’Unione.

    Agrinsieme da tempo ha richiamato l’attenzione non solo sul rischio ingresso Black Spot, ma anche sul Greening, temuta avversità per le produzioni agrumicole che potrebbe comprometterne la stessa sopravvivenza. Solo per l’Italia si tratta di circa 150mila ettari in produzione gestiti da oltre 80mila imprese per circa 3 milioni di tonnellate di prodotto l’anno: circa 1,2 miliardi di euro di valore della produzione, pari al 2,4 per cento del valore della produzione agricola nazionale. A livello europeo oltre 500mila ettari e 10 milioni di tonnellate di prodotto.

    Purtroppo la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori. Agrinsieme, ribadendo la necessità di effettuare una valutazione preventiva degli effetti di simili decisioni, auspica che le istituzioni nazionali ed europee trovino il modo per limitare il più possibile le conseguenze di questo accordo su un comparto strategico per i Paesi del Sud Europa.

    In futuro – ribadisce Agrinsieme – occorrerà tenere ben presenti i principi di precauzione e di reciprocità, ad esempio confrontando gli standard tecnici e le regole di produzione autorizzate nei vari Paesi (in termini di prodotti e mezzi tecnici consentiti), spesso squilibrate a danno dei nostri Paesi.

    Come per il TTIP, sarebbe auspicabile analoga attenzione ai princìpi e agli standard sanitari e fitosanitari europei -conclude Agrinsieme- che non possono essere messi in discussione da una politica commerciale comunitaria che troppo spesso trascura questi fondamentali aspetti essenziali anche per la vitalità economiche di alcuni comparti e territori.

Catania 8/9/2016

 

 

 

grano

COMUNICATO STAMPA

Crollo del prezzo del grano duro.  Fermare subito le importazioni dall’Estero.

Difendere la qualità delle nostre produzioni e la salute dei Consumatori

            Sconcerto e disagio  tra gli agricoltori Siciliani  per le bassissime quotazioni del grano. Una vera mazzata che giunge, al termine di un’annata particolarmente difficile e impegnativa per i produttori che, comunque, hanno visto premiati i loro sforzi avendo ottenuto un Grano di buona qualità, sano genuino e privo di micotossine, quindi una garanzia per la salute dei cittadini. Le quotazioni del grano  sono crollate fino a toccare i 16/18 centesimi al Kg. E questo significa – commenta Vincenzo Grassia Presidente Regionale del Gruppo di interesse economico Cerealicolo della CIA -che l’agricoltore opera con una perdita di circa 8 centesimi al Kg. Il motivo principale continua Vincenzo Grassia, è rappresentato dalla concorrenza sleale di Paesi che inondano i nostri mercati di prodotti scadenti a prezzi bassi e senza alcuna garanzia sulla genuinità. Il grano da importazione proviene da Stati il cui clima è molto piovoso, ed il grano trasportato per lunghi periodi nelle stive delle navi, necessita di continui trattamenti antiparassitari che possono favorire la formazione di micotossine altamente dannose per la nostra salute.  La Confederazione Italiana Agricoltori di Catania afferma con rabbia che non trovano alcuna giustificazione prezzi così bassi che non fanno che confermare un atteggiamento cinico e speculativo da parte dei trasformatori e degli industriali del settore.  Basti pensare che siamo fermi agli stessi prezzi praticati negli anni ’90 del secolo scorso: allora un quintale di grano veniva pagato 30 mila lire, oggi 15 euro con costi di produzione nel frattempo enormemente lievitati che, come si può immaginare, non vengono minimamente coperti dagli attuali ricavi. Con amarezza dobbiamo constatare che cento chili di grano valgono meno di qualche chilo di pane”.  Per la CIA  ” è a rischio la tenuta della capacità produttiva di cereali del Paese; è inconcepibile che un’impresa affronti costi eccessivi per la campagna di semina e arrivi al raccolto con quotazioni dimezzate”. 

      E’ difficile comprendere come mai – aggiunge Giuseppe Di Silvestro presidente Provinciale della CIA di Catania – le industrie di trasformazione in Sicilia Preferiscono il prodotto di importazione a quello della nostra terra senza alcun dubbio più sano e migliore, frutto di un clima favorevole che contribuisce non poco a determinare un prodotto di alta qualità , adatto per la buona pasta e per il buon pane. Già alcuni mesi fa a Caltagirone durante una Manifestazione provinciale sulla cerealicoltura, il Presidente Nazionale della CIA Dino Scanavino, denunciò il pericolo dovuto alle importazioni dall’estero, rivendicando maggiore rispetto per gli agricoltori e maggiore attenzione da parte del Governo nei confronti di un’agricoltura ancora oggi volano principale dell’economia del Paese. La Sicilia che produce più del doppio del fabbisogno interno, non può tollerare fenomeni speculativi legati ad un mercato privo di regole che sta mettendo a rischio le nostre migliori produzione e la stessa prospettiva economica delle imprese agricole. Abbiamo ancora sulla pelle gli effetti della crisi dell’Agrumicoltura, dell’ortofrutta, del pomodorino e dell’olio di importazione, dei disservizi e degli alti costi dei Consorzi di bonifica, ed ora anche il grano duro sembra rappresentare il colpo di grazia. Quindi da subito –la richiesta della Cia– verificato che i ricavi del grano mandano in rosso il reddito delle imprese agricole, si chiede alle istituzioni, governo Nazionale e Governo Regionale ad approntare tutte le azioni in grado di ristorare gli agricoltori pesantemente colpiti. In particolare, la Cia chiede al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina di adoperarsi per definire urgentemente un piano nazionale sulla cerealicoltura, puntare sui rapporti di filiera e mettere in atto tutte le misure di salvaguardia contemplate per il grano italiano, ponendo un freno alle importazioni selvagge e permettendo così una fisiologica risalita dei prezzi sul campo.

CIA CATANIA

 

 

                                                                                        C.I.A –  CONFAGRICOLTURA   

Rischia di esplodere la rasp194bbia degli agricoltori
Consorzi di Bonifica inefficienti, non si garantisce l’acqua alle campagne
L’agricoltura muore e le strutture Consortili che in Sicilia hanno accumulato circa 150 milioni di euro di debiti stanno a guardare.

Dopo una campagna commerciale disastrosa ed un aumento dei ruoli a carico degli agricoltori privi di ogni logica razionale e di gran lunga arbitrari in quanto unilateralmente tiene conto solamente dell’esigenza di far quadrare i conti, ecco a metà giugno servito l’ultimo colpo di grazia per gli agricoltori.
Con temperature estive al di sopra della media, il Consorzio di Bonifica della Piana di Catania non immette l’acqua nei canali principali – dichiara Giosuè Catania Vicepresidente Vicario della Confederazione Italiana agricoltori di Catania e Giovanni Selvaggi Presidente Prov.le Confagricoltura – assumendosi tutte le responsabilità per eventuali danni economici che si registreranno nelle aziende agricole in una fase di estrema delicatezza per gli impianti arborei e per le produzioni agricole.
Nonostante la disponibilità dell’acqua negli invasi, il sistema della bonifica rischia di implodere e cosi facendo, nonostante le mille difficoltà Istituzionali, risulta incomprensibile la scelta intrapresa dagli organi dirigenti a non garantire la regolare stagione irrigua.
Non vi è dubbio che nelle condizioni attuali il mancato trasferimento dei fondi Regionali ai Consorzi di bonifica è quanto mai privo di qualsiasi fondamento, ma reputo sbagliato ed incomprensibile – continua Giosuè Catania e Giovanni Selvaggi – che i Consorzi di Bonifica impostino i propri bilanci finanziari prevedendo le maggiori entrate dagli utenti agricoltori i quali si vedrebbero triplicare o forse più i ruoli attuali con tutte le lacune gestionali che i Consorzi non sono in grado di affrontare.
Reti fatiscenti, manutenzioni come al solito in forte ritardo, ruoli irrigui in generale più che raddoppiati, ma le aziende agricole non hanno la possibilità di irrigare perché il Consorzio non riesce a garantire l’acqua. Strutture Consortili elefantiache pieni di debiti e privi di progettualità delle quali gli agricoltori non hanno alcuna responsabilità ma sono continuamente vessati.
Gli utenti sono chiamati a pagare il ruolo in anticipo, mettersi in regola con il passato, ma non sono in grado di sapere in che periodo avranno l’acqua per irrigare e se l’avranno e a quali costi ulteriori.

Tutto ciò è assurdo e non trova alcuna giustificazione

La situazione è insostenibile – dichiara Giosuè Catania Vicepresidente Vicario della Confederazione Italiana agricoltori di Catania Giovanni Selvaggi Presidente Prov.le Confagricoltura – Intervenga in prima persona l’assessore Regionale on.le Antonello Cracolici a porre rimedio a tutte le questioni aperte nel sistema della bonifica Regionale, non ultima la lunga partita del contenzioso con L’ENEL che va affrontata con certezza e determinazione per evitare lo spegnimento delle centrali di sollevamento.
E’ tutto un lavoro propedeutico per riportare in agenda politica tra le sue priorità la legge sul riordino dei Consorzi di Bonifica così come è stata approvata dall’ARS senza ulteriore ritardo.
Quindi una iniziativa urgente che superi l’attuale stato gestionale dei Consorzi di bonifica da oltre 20 anni di commissariamento, affronti in un’ottica di bacino gli aspetti relativi al personale, alle opere infrastrutturali, alla distribuzione e al pagamento dei servizi in virtù dei benefici ricevuti, intervenendo per garantire, allargare e diversificare la base impositiva proprio per i nuovi compiti che gli Enti di bonifica dovranno assolvere.
Giosuè Catania                                                                                                                                                                                            Giovanni Selvaggi
Vice presidente Vicario CIA                                                                                                                                 Presidente Prov.le Confagricoltura

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Sabato 7 maggio il CAF/CIA, il Patronato INAC e ‘Associazione Nazionale Pensionati CIA organizzano la prima edizione di “Incontriamoci … Insieme per te, i tuoi diritti,  le tue esigenze”.

Scopo dell’iniziativa è quello di incontrare i cittadini per informali dei propri diritti e promuovere i servizi che il Sistema CIA mette a disposizione, che vanno ben oltre il semplice adempimento o disbrigo di una pratica fai da te che la pubblica amministrazione propone.

Rivolgersi al centro servizi alla persona Cia significa non solo adempiere ai propri obblighi, o presentare un’istanza per un diritto ma, avvalendosi di una consulenza professionale, cogliere tutte le opportunità che le normative offrono molte volte sconosciute al semplice cittadino.  

Nelle città più rappresentative saranno allestiti dei gazebo per far conoscere il “Polo integrato per i servizi alla persona” e per fornire chiarimenti utili legati alla presentazione del modello 730, informazioni sulle prestazioni legate all’ISEE e su pensioni, previdenza, assistenza e tutela del lavoro. Per conoscere il gazebo più vicino per venire ad incontrarci, su internet www.cia.itwww.caf-cia.itwww.inac-cia.itwww.pensionaticia.it , è pubblicato l’elenco completo della nostra presenza in ogni provincia

Nell’occasione, i dirigenti ed i responsabili  delle strutture coinvolte saranno presenti sul territorio, a testimonianza dell’importanza che una manifestazione come quella di sabato prossimo, legata ad un progetto ambizioso, riveste.

CAF. INAC. ANP   CATANIA

 

Bando 2016 MISURA 11 “Agricoltura Biologica”

MISURA 11 “Agricoltura Biologica”

Sottomisure 11.1 e 11.2

Operazione 11.1.1 “ Pagamenti per la convesione all’agricoltura biologica”

Bando 2016  L’operazione 11.1.1 “Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica” è indirizzata esclusivamente ad incentivare gli agricoltori che conducono superfici dove non è mai stato applicato il metodo dell’agricoltura biologica o che comunque sono entrate per la prima volta nel sistema di controllo dell’agricoltura biologica a partire dal 15 novembre 2015.

Finalità del bando

Il presente bando intende attivare la presentazione delle domande di aiuto per l’anno 2015 a valere sulla Misura 11 del Programma di Sviluppo Rurale della Sicilia 2014/2020 per le seguenti operazioni/tipologie d’intervento:

11.1.1 Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica;

11.2.1 Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica.

L’operazione 11.1.1 Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica – è indirizzata esclusivamente ad incentivare gli agricoltori che conducono superfici dove non è mai stato applicato il metodo dell’agricoltura biologica o che comunque sono entrate per la prima volta nel sistema di controllo dell’agricoltura biologica da non più di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda di aiuto.

La durata dell’impegno come Conversione è di 2 anni, trascorso il quale le aziende transiteranno direttamente all’operazione 11.2.1 relativa al Mantenimento, fino al completamento di un periodo di impegno complessivo di 7 anni.

 L‘operazione 11.2.1 Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica – interessa sia le produzioni agricole che quelle zootecniche e prevede il mantenimento dell’agricoltura biologica nel rispetto delle prescrizioni stabilite dai Regolamenti CE n. 834/2007 e n. 889/2008 e smi. per un periodo di impegno di cinque anni.

Non possono accedere al presente bando le aziende che hanno in corso un impegno assunto con la misura 214/1 del PSR 2007/13 (Bando 2012 per l’azione 214/1F e Bando 2013 per le azioni 214/1A, 214/1B), con la Misura 11 del PSR 2014/2020 – Bando 2015.

La Misura 11 si applica su tutto il territorio regionale.

Beneficiari e condizioni di ammissibilità

Agricoltori sia singoli che associati, in attività.

I richiedenti al momento della presentazione della domanda di aiuto dovranno dimostrare la disponibilità delle superfici per tutto il periodo dell’impegno in base ad un diritto reale di godimento debitamente provato attraverso la proprietà del bene o la presenza di un valido contratto registrato di affitto o di comodato d’uso.

Non sono ammissibili contratti di disponibilità unilaterali o contratti verbali.

Tutti i richiedenti devono essere in possesso di partita IVA in campo agricolo.

La superficie minima aziendale ammissibile è di 2 ha; per le Isole Minori il limite è ridotto a 0,5 ha.

I beneficiari, e quindi le superfici aziendali, devono essere assoggettati al sistema di controllo e possedere, al momento della domanda, il documento giustificativo rilasciato dagli Organismi di Controllo. In caso di aziende con presenza di animali di allevamento, è obbligatoria la sottoscrizione dell’impegno anche per l’attività zootecnica.

Presentazione delle Istanze

La domanda di aiuto va presentata telematicamente sul sito del portale SIAN, o per il tramite del CAA presso il quale è affidato il fascicolo aziendale, ovvero mediante i tecnici agricoli abilitati in esecuzione alle apposite convenzioni stipulate con l’Amministrazione regionale, entro il termine del 15 maggio 2016. (vale la proroga concessa per il 16 Giugno).

le domande possono essere presentate con un ritardo di 25 giorni solari successivi rispetto al termine previsto del 15 maggio 2015. In tal caso, l’importo al quale il beneficiario avrebbe avuto diritto se avesse inoltrato la domanda in tempo utile, viene decurtato dell’1% per ogni giorno lavorativo di ritardo.

La suddetta domanda dovrà essere compilata in tutte le sue parti comprese le dichiarazione aggiuntive nonché le dichiarazioni relative agli impegni di condizionalità.

La copia cartacea della domanda, così come rilasciata dal sistema e debitamente sottoscritta con firma autenticata secondo la normativa vigente, dovrà essere trasmessa, completa della documentazione cartacea prevista dalle “disposizioni attuative” (Relazione Tecnico Agronomica), a mezzo di raccomandata A/R o consegnata a mano in busta chiusa all’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura competente per territorio perentoriamente entro il 5 Luglio 2016.

Durata degli impegni

11.1.1 Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica sette anni;

11.2.1 Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica cinque anni.

Entità e intensità dell’aiuto

Il sostegno sarà concesso su base annua sotto forma di premio ad ettaro/annuo secondo le tipologie colturali presenti così come riportato nella tabella che segue:

Entità dell’aiuto per categoria di coltura/raggruppamento colturale

Coltura/raggruppamento colturale Premio euro/ettaro/anno
11.1.1

Conversione

11.2.1

Mantenimento

Cereali da granella 174 168
Oleaginose, Leguminose da granella e allo stato fresco 197 199
Foraggere 171 186
Colture foraggere con allevamento zootecnico 2 UBA/ha 357 385
Pascoli con allevamento zootecnico 2 UBA/ha 210 233
Colture ortive 600 600
Piante aromatiche officinali 450 400
Agrumi 900 850
Mandorlo, noce, nocciolo, carrubo, pistacchio 625 633
Frassino da manna 539 530
Fruttiferi 900 850
Uva da vino 900 850
Olivo 747 660

Per le colture arboree non ancora in produzione perché di recente impianto o reinnesto, il premio sarà ridotto al 50% rispetto a quello della coltura corrispondente sino all’entrata in produzione. La fase di improduttività della coltura arborea non potrà essere inferiore a 2 anni dall’impianto e dal reinnesto per il vigneto ed a 3 anni dall’impianto e dai reinnesti per le altre colture permanenti.

I premi relativi alle colture foraggere ed ai pascoli con allevamento zootecnico sono riferiti ad aziende con un carico di 2 UBA/ha calcolato prendendo in considerazione solamente la SAU aziendale interessata da foraggere e pascoli. Per evitare eventuali sovra compensazioni, per carichi inferiori i premi saranno calcolati proporzionalmente all’effettivo carico di UBA/ha di SAU aziendale interessata da foraggere e pascoli al netto delle tare.

Qualora la densità di bestiame sia inferiore a 0,4 UBA/ha il metodo di zootecnia biologica dovrà essere applicato senza percepire alcun premio per l’attività di allevamento.

Catania 04/05/2016

                                                                                                           Resp. Ufficio Tecnico

                                                                                                                 Nicolò Amoroso