Assemblea CIA Sicilia Orientale, alla guida resta Di Silvestro

Cariche riconfermate Giuseppe Di Silvestro presidente, Stefano Cannistrà vicepresidente, Graziano Scardino, direttore

Componenti di giunta:  Giosuè Catania, Francesco Favata, Nicolò Lo Piccolo, Salvatore Grosso,  Carla Conti Cutugno, Ruggero Pardo, Michelangelo Arena, Donatella Vanadia Bartolo, Vincenzo Grassia

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Una lunga giornata di lavori  per la prima assemblea elettiva congressuale CIA Sicilia Orientale, dopo l’accorpamento delle province di Catania e Messina, nel corso della quale sono stati eletti i nuovi vertici che guideranno la confederazione per i prossimi quattro anni. La nuova giunta Cia Sicilia Orientale è dunque composta da Giuseppe Di Silvestro presidente, Stefano Cannistrà vicepresidente, Graziano Scardino, direttore, componenti: Giosuè Catania, Francesco Favata, Nicolò Lo Piccolo, Salvatore Grosso, Carla Conti Cutugno, Ruggero Pardo, Michelangelo Arena, Donatella Vanadia Bartolo, Vincenzo Grassia. Al dibattito, moderato da Giosuè Catania, presenti, tra gli altri, Il presidente nazionale Dino Scanavino, il presidente regionale Rosa Giovanna Castagna e il direttore Francesco  Costanzo.

L’assemblea è stata l’occasione per fare il bilancio dell’attività passata alle prese con enormi problemi strutturali di un settore che stenta ad innovarsi, a fare filiera produttiva,  ad essere incisiva nei tavoli politici comunitari e nazionali laddove l‘alternanza degli interlocutori istituzionali non  ha giocato  a favore di una partita rimasta spesso aperta sui tavoli di concertazione.  Un settore stretto nella morsa di eventi climatici, come la perdurante siccità, e l’ emergenza del virus Tristeza, che ha distrutto centinaia di ettari  coltivati ad agrumi, per affrontare la quale è rimasta inevasa la richiesta di fondi per 50 milioni di euro per tre anni avanzata anche dalla Cia al Governo nazionale.

“Rispetto a quello che rappresenta l’agricoltura nel nostro territorio – ha esordito il riconfermato presidente Giuseppe Di Silvestro – chiediamo  che ci sia una interlocuzione forte con i governi sia regionale che nazionale. L’agricoltura deve assumere quel ruolo centrale che non ha avuto fino a questo momento. Dobbiamo utilizzare meglio il  trend positivo dalle tante eccellenze che il nostro territorio sa esprimere, ma dobbiamo risolvere i problemi storici  legati ai costi,  alla logistica e ai mancati investimenti finalizzati all’innovazione delle aziende”. Un’innovazione che guardi al legame con il territorio, alle filiere, al nuovo rapporto con il mercato delle imprese che puntano sempre più su qualità e “made agroalimentare in Italy”.

Ma anche le questioni  più  cogenti  a livello  locale hanno tenuto banco: dalla tanto attesa riforma dell’agenzia Agea, alla riforma del consorzi di bonifica per una migliore gestione dell’emergenza idrica, una maggiore programmazione e minori pastoie burocratiche, supporto alle giovani aziende e il Psr.

“Stiamo affrontando tante situazioni in emergenza e rimproveriamo la politica che meglio avrebbe potuto e dovuto programmare e affrontare i problemi per dare maggiore tranquillità alle aziende che subiscono  anche condizionamenti climatici penalizzanti, come la siccità a causa della quale sono andati perduti ettari di seminato – ha commentato la presidente regionale Cia, Rosa Giovanna Castagna – Certo, facciamo i conti con una rete di irrigazione inadeguata e i consorzi di bonifica che andrebbero riformati e costituiscono un serio problema. Bisogna avere molti più fondi a disposizione se si vuole salvare un’agricoltura di eccellenza”.

L’assemblea precede di un mese il congresso nazionale che si svolgerà a febbraio. “I due temi che affronteremo nella campagna congressuale sono le linee direttrici della nuova politica agricola comunitaria: innovazione e sostenibilità – ha spiegato  Dino  Scanavino, presidente nazionale Cia–   sulle questioni da affrontare noi ci rivolgiamo alle Regioni, perché in un momento in cui il Governo nazionale  è vacante ci sono altre istituzioni  che possono fare la loro parte. Le nostre istanze restano le stesse: la tutela delle produzioni di agrumi, olive, la necessità di  valorizzare il made in Italy  e, in special modo, le colture mediterranee dalle caratteristiche particolari, troppo spesso disperse  e confuse nel mare magnum del mercato globale”.  E poi, è stato affrontato il ruolo della rappresentanza sindacale, dal rapporto con il mondo agricolo al dialogo con la società  civile e istituzionale. E il capitolo della Politica Agricola Comunitaria (PAC)  con i collegamenti alle politiche del credito, sul lavoro, per il welfare. “Prima esigenza è la semplificazione – ha illustrato il direttore Graziano Scardino – c’è una oggettiva difficoltà all’accesso dei contributi, pagamenti diretti (Pilastro Uno) e il PSR (pilastro due) molti agricoltori vantano crediti da una pubblica amministrazione che è inefficiente; la Pac si muove ancora su valori di natura storica che si riferiscono agli anni 1999-2001 quando, cioè, gli  assetti aziendali erano profondamente diversi da quelli attuali; c’è poi la questione del  greening che, vissuto così, non è utile né per l’ambiente né per l’agricoltore; e infine, la questione del nostro organismo  pagatore che è la AGEA, ovvero un carrozzone che non è più sostenibile, che riesce a distruggere le imprese agricole”.

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Nuovi equilibri nelle filiere: gli agricoltori affermano qualità e territorio

Cia-Catania

A Catania, domani 25 gennaio al via la  Settima Assemblea elettiva Congressuale CIA Sicilia Orientale, Hotel Parco degli Aragonesi

Affronterà il nuovo paradigma innovazione e filiere, lo sviluppo sostenibile, le nuove strategie per le imprese agricole, la settima Assemblea elettiva congressuale della CIA Sicilia Orientale dal titolo “innovare per vincere le sfide future”, che si terrà domani, giovedì 25 gennaio a Catania,  all’hotel Parco degli Aragonesi di viale Kennedy, a partire dalle 9,30. Una lunga giornata di lavori, nel corso della quale verranno eletti i nuovi vertici provinciali, e precede di un  mese il rinnovo nazionale in programma nel  mese di febbraio.  Saranno presenti, tra gli altri, Il presidente nazionale Dino Scanavino, il presidente regionale Rosa Giovanna Castagna e il direttore Francesco  Costanzo,  la Giunta provinciale al completo con il presidente Giuseppe Di Silvestro, il vice presidente vicario  Giosuè Catania, il direttore Graziano Scardino.

Tra i temi centrali, quindi, il ruolo dell’agricoltura nella prospettiva dello sviluppo sostenibile (orizzonte 2030) che torni a coniugare produttività (capacità di nutrire il pianeta), competitività (fornire reddito agli operatori), sostenibilità (tutelare e valorizzare il capitale naturale). Un’innovazione che guardi al legame con il territorio, alle filiere, al nuovo rapporto con il mercato delle imprese che puntano sempre più su qualità e “made agroalimentare in Italy”. Ma anche le questioni  più  cogenti  a livello  locale dalla tanto attesa riforma dell’agenzia Agea, la riforma del consorzi di bonifica per una migliore gestione dell’emergenza idrica, una maggiore programmazione e minori pastoie burocratiche, supporto alle giovani aziende e il Psr.

E poi, verrà affrontato il capitolo della Politica Agricola Comunitaria (PAC)  con i collegamenti alle politiche del credito, sul lavoro, per il welfare. E naturalmente il ruolo della rappresentanza sindacale, dal rapporto con il mondo agricolo  al dialogo con la società  civile e istituzionale.

L’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile con i suoi 17 obiettivi traccia la principale strada da seguire. Una strategia complessa che guarda al futuro attraverso una visione integrata dello sviluppo basata su quattro pilastri: economia, società, ambiente ed istituzioni. Negli obiettivi di sviluppo sostenibile l’agricoltura e gli agricoltori giocano un ruolo fondamentale. La lotta alla fame ed alla povertà non è possibile senza l’aumento della produttività e del reddito degli agricoltori.

Oggi nel mondo si deve saper coniugare produttività, competitività e sostenibilità, salvaguardando, al tempo stesso, la biodiversità e la ricchezza dei diversi sistemi agricoli – territoriali planetari. Il sistema produttivo del futuro, dovrà essere efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitivo. È la crescita inclusiva, che prevede investimenti e partecipazione delle persone, mediante livelli d’occupazione elevati e di qualità, per sostenere lo sviluppo socio economico delle aree rurali. Anche questo è un ambito su cui l’agricoltura è chiamata a svolgere un ruolo da protagonista essendo un settore che fornisce un importante contributo in termini di PIL e di posti di lavoro. Per consentire agli agricoltori di poter continuare a svolgere la preziosa funzione di gestione delle terre, il modello di sviluppo dovrà essere governato da regole chiare, condivise e certe. Ciò richiede una politica per lo sviluppo rurale che sostenga l’agricoltura che più ha necessità, che elimini le rendite parassitarie e dia prospettive di successo agli agricoltori, ai giovani che scelgono l’impresa agricola e decidono di non abbandonare le aree interne e svantaggiate.

La Cia Sicilia Orientale al tavolo tecnico romano “Occorre fare di più”

Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania “L’ammodernamento degli impianti produttivi, il sostegno all’aggregazione e la tutela rispetto ai rischi fitosanitari sono impegni non più rinviabili”

mipaaf sede

“Dal tavolo agrumi sono arrivate prime risposte per il settore, non sufficienti a far fronte alla grave crisi di mercato, occorre fare di più”. Questo il commento  del presidente e vice presidente Cia Sicilia Orientale  Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania, a margine dell’incontro che si è tenuto a Roma al Ministero Politiche Agricole e Forestali sulla crisi agrumicola alla presenza del sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione.

“Le misure contingenti stabilite dal Mipaaf, come il ritiro immediato di 500 tonnellate di agrumi e il piano di comunicazione e promozione al consumo, vanno nella direzione giusta -spiega Di Silvestro – D’altro canto, però, non è ancora operativo il bando di distribuzione agli indigenti e, soprattutto, le risorse previste dal Fondo agrumicolo per il 2018 (ovvero 2 milioni di euro) sono limitate rispetto alle azioni necessarie per ridare competitività al settore”. “Il nostro territorio  dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei”.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza, trovando soluzioni anche con la parte industriale per evitare speculazioni – sostengono  Di Silvestro e Catania –  In prospettiva c’è bisogno di un vero Piano di settore per il rilancio dell’agrumicoltura nazionale. L’ammodernamento degli impianti produttivi, il sostegno all’aggregazione e la tutela rispetto ai rischi fitosanitari sono impegni non più rinviabili”.

L’attuale campagna agrumicola – aggiunge Catania – tra le peggiori degli ultimi anni, caratterizzata da grossi quantitativi di agrumi di piccola pezzatura, non graditi dalla Grande distribuzione organizzata e pagati poco dall’industria di trasformazione, uniti ai problemi fitosanitari cronici come il virus Tristeza e alla grande siccità di quest’estate, stanno mettendo a rischio la vitalità delle aziende del territorio”. “Sulla crisi del settore non c’è  che accelerare i tempi per affrontare definitivamente la questione che coinvolge il territorio orientale, in particolare la Piana di Catania, tra il versante siracusano e le propaggini degli Erei, colpita duramente da avversità atmosferiche, siccità oltre che dal virus “Tristeza – sottolineano  Di Silvestro e Catania – da parte nostra, a fine dicembre abbiamo già prodotto al Ministro Martina la documentazione in merito alla complessiva situazione del settore agrumicolo con punti di criticità enormi che si concentrano sui livelli occupazionali, anche dell’indotto, e sull’economia agricola delle imprese a forte rischio”.

 

La Cia Sicilia Orientale all’incontro a Roma con il ministro Martina

Anche la Cia della Sicilia orientale ha partecipato al  tavolo  tecnico  convocato a Roma dal ministro delle politiche Agricole Alimentari e Forestali  Maurizio  Martina. “Il nostro territorio –  dichiarano Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania, presidente e vice presidente Cia Sicilia Orientale  – dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale”. “Dati ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei – aggiungono – Sulla crisi del settore non c’è  che accelerare i tempi per affrontare definitivamente la questione che coinvolge il territorio orientale, in particolare la Piana di Catania, tra il versante siracusano e le propaggini degli Erei, colpita duramente da avversità atmosferiche, siccità oltre che dal virus “Tristeza”. “Da parte nostra, a fine dicembre abbiamo già prodotto al Ministro Martina la documentazione in merito alla complessiva situazione del settore agrumicolo con punti di criticità enormi che si concentrano sui livelli occupazionali, anche dell’indotto, e sull’economia agricola delle imprese a forte rischio”.

“L’essere arrivati a fine legislatura certo non aiuta – aggiungono – alla constatazione del poco finora fatto si aggiunge la preoccupazione  che il Governo che si formerà  all’indomani delle politiche del  4 marzo, non potrà mettere in campo nessuna azione concreta prima di qualche mese, ecco perché abbiamo  creduto a questo incontro, perché possa essere come speriamo, un momento in cui  fissare  alcuni punti e fare andare avanti nella programmazione tecnica a breve e medio  periodo”.

“A livello regionale, abbiamo affrontato le questioni  con il neo assessore della giunta firmata Musumeci, Edi Bandiera, nel corso della riunione a Palermo della settimana scorsa – ricordano Di Silvestro e Catania –  cui era presente anche direttore Graziano Scardino”. Nel corso del  suo intervento, Scardino ha fissato alcune priorità  di intervento: la riforma Agea e i mancati  pagamenti, la riforma del consorzi di bonifica per una migliore gestione dell’emergenza idrica, maggiore programmazione e minori pastoie burocratiche, supporto alle giovani aziende e il Psr. “Troppa lentezza nella gestione, il 2020 è dietro l’angolo – aveva dichiarato –  poi si chiede di correre per la chiusura dei progetti.

“Ci auguriamo che l’orizzonte temporale di questo assessorato guardi fino ai prossimi 5 anni – ha commentato Graziano Scardino – perché abbiamo  bisogno di risultati concreti, l’interlocuzione con i soggetti attivi risulta fondamentale per la programmazione di azioni mirate e proficue”.

 

 

IMU agricola 2014 e 2015. Migliaia di agricoltori vessati da un balzello iniquo.

COMUNICATO STAMPA

 

Di Silvestro e Scardino CIA Sicilia Orientale.Chiediamo  un emendamento alla Legge di stabilità. I comuni abbattano  interessi e sanzioni e rateizzano l’importo preteso”

 “I comuni battono cassa agli agricoltori per gli importi della IMU agricola 2014 e 2015, i cui termini di  pagamento avevano subito una battuta di arresto, aspettando gli esiti dei lavori in Parlamento e dei vari ricorsi al Tar contro una norma che aveva introdotto un iniquo balzello”. Lo dichiarano il presidente e il direttore della organizzazione degli agricoltori CIA della Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro e Graziano Scardino che adesso chiedono un emendamento alla Legge di stabilità affinché i comuni abbattano degli interessi e le sanzioni caricati sugli importi dovuti, oltre a dare la possibilità agli agricoltori di rateizzare la sorte capitale.

“La Cia negli anni passati ha affrontato la questione dell’IMU agricolaricorda il presidente Di Silvestro  – fino a quando nel  2016, grazie anche alla nostra battaglia politica, il Governo non è tornato indietro  ripristinando i vecchi  criteri. La questione del pagamento  2014 e 2015 si era già riproposta l’anno scorso quando i comuni nello stesso periodo inviarono migliaia di bollettini di pagamento prima ancora che si pronunciasse in merito la Corte Costituzionale”.

Abbiamo sempre sostenuto che si trattasse di una norma che penalizzava i produttori  in modo inaccettabile – sottolinea il direttore Scardino – anche perché, nel frattempo, era avvenuto l’aggiornamento degli estimi catastali, che ha generato un ulteriore aggravio, ovvero l’imposta IMU è diventata molto più alta della vecchia ICI e molti agricoltori non hanno pagato né l’IMU del  2014, né quella del  2015”.

 “La nostra richiesta è avvalorata anche dalla legge 212/2000, che contempla lo Statuto del contribuente – ricorda ancora Scardino –la norma prevede la depenalizzazione dell’atto omissivo o tardivo qualora questo risulti ingenerato da obiettive condizioni di incertezza che non hanno consentito al contribuente di assolvere ad un proprio obbligo nella massima chiarezza normativa e procedurale”. “Ritengo – conclude – che questa condizione possa essere fatta valere anche per l’IMU agricola 2015 che è  stata accompagnata, come sottolineato, da una serie di vicissitudini ed interventi normativi e di prassi”.

 

Catania 16 Novembre 2017

Quarantennale della Confederazione

Quarantennale della Confederazione

La PAC: tra passato e futuro

 

Introduzione:  Giuseppe Di Silvestro – Pres. Cia Sicilia Orientale

 

 Relazioni:   Graziano Scardino – Direttore Cia Sicilia Orientale

                       Pino Cornacchia – Dip. Sviluppo Agroalimentare CIA   

 

 Interventi:  On. Michela GiuffridaComp. Comm. Agricoltura Parlamento Europeo

On. Giovanni La Via già Presidente Comm. Ambiente Parlamento Europeo

Rosa Giovanna Castagna – Presidente Regionale CIA

 

 Conclusioni: Dino Scanavino –  Presidente Nazionale CIA

   Modera: Giosuè Catania –  Vice Presidente Vicario Cia Sicilia Orientale

  

Venerdì 13 Ottobre 2017 ore 10,00

Hotel NH – Parco Degli Aragonesi

Viale Kennedy – Località La Playa

CATANIA

DIGA PIETRAROSSA

 

COMUNICATO STAMPA

 

Dopo lunghi anni di attesa e di sollecitazioni da parte della Confederazione Italiana agricoltori e del mondo agricolo ed istituzionale, il Governo Regionale finalmente ha deciso di dare il via libera al completamento della diga Pietrarossa .

Dopo la ritrovata condivisione tra i vari enti sulle soluzioni volte a garantire la tutela del sito archeologico con il principale interesse supremo dell’Agricoltura, ora bisogna imprimere un’accelerazione sulla tempistica progettuale e finanziaria per dare un seguito concreto alle decisioni politiche. E’ quanto dichiarano Giuseppe Di Silvestro Presidente CIA Sicilia Orientale e Giosuè Catania Vice presidente Vicario.

L’invaso Pietrarossa avrà una funzione di accumulo determinante nell’ambito del Sistema irriguo Salso/Simeto, un polmone importante di compensazione, utile per servire il territorio dell’intero bacino di utenza incrementando le superfici servite e permettere così un razionale utilizzo delle risorse idriche.

Bisogna comunque vigilare –  dichiarano Di Silvestro e Catania  – e mantenere l’attenzione alta affinché non solo il mondo agricolo ma anche il territorio con le sue varie espressioni (Consorzi di Bonifica, Sindaci Prefettura,ecc ) seguano con puntualità l’evolversi della situazione.

Inoltre seguiremo con attenzione lo stato dei finanziamenti e delle procedure amministrative affinché con celerità si proceda alla costruzione del Canale di quota cento crollato otto anni fa e che in piena funzionalità darebbe in gran parte soluzioni ad un territorio tra Palagonia – Scordia e Militello il cui disagio è notorio.

Proprio in questa fase di diffusa penuria di acqua e di prolungato clima torrido – Proseguono Di Silvestro e Catania – le imprese agricole soffrono una evidente difficoltà economica e finanziaria sulla quale i Governi Nazionale e Regionale devono escogitare interventi concreti nell’ambito della dichiarazione di Stato di Calamità e di esonero anche se in parte del ruolo consortile.

 

Sicilia, “Rimpallo tra assessorato all’Agricoltura e Agea”: aziende attendono i contributi da tre anni

Sicilia, “Rimpallo tra assessorato all’Agricoltura e Agea”: aziende attendono i contributi da tre anni

“Il mancato pagamento delle Misure a superficie del PSR 2015-2020 sta penalizzando il comparto agricolo”. “Sono troppe le imprese agricole che non hanno percepito i contributi previsti nell’ambito delle Misure 11, 12 e 13 (Biologico, Indennità Compensativa e Natura 2000) del PSR relative agli anni 2015 e 2016”. Lo scrive Rosa Giovanna Castagna presidente regionale di Cia Sicilia, in una lettera inviata all’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici.

“Ritengo sia preoccupante – continua Castagna – che dopo tre anni dalla pubblicazione dei bandi e presentazione delle domande, la maggior parte delle imprese che sono state inserite negli elenchi utili non abbia ancora percepito alcun contributo a causa di problematiche burocratiche e cavilli di natura informatica,con un continuo rimpallo di responsabilità tra l’amministrazione regionale e l’organismo pagatore AGEA (e oltre il danno la beffa di aver dovuto constatare la grande soddisfazione del Ministro sull’operato Agea)”. “Inoltre, le imprese agricole stanno attraversando un periodo di estrema difficoltà a causa della persistente siccità e delle altissime temperature; anche i ripetuti incendi stanno condizionando la vita di molte imprese agricole”.

 “Bisogna aggiungere che a queste calamità si assomma anche la cattiva amministrazione pubblica (in riferimento al mancato pagamento delle Misure a superficie del PSR 2015-2020) che dà il colpo di grazia al reddito delle imprese agricole”. 

“Gli imprenditori agricoli non solo sono ormai allo stremo – evidenzia Castagna – ma anche si vedono negato un diritto che gli spetta per legge”. “Alla luce di quanto esposto – conclude Castagna nella lettera inviata a Cracolici – chiedo di intervenire con urgenza presso gli uffici competenti dell’assessorato e presso AGEA affinché si proceda, entro il mese corrente, all’erogazione dei pagamenti delle suddette misure per tutte le imprese agricole ancora sospese”.

 

Campagne a secco e ritardi nella manutenzione e distribuzione dell’acqua Rischia di esplodere la rabbia degli agricoltori

 

Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania: “All’assessore regionale Antonello Cracolici poniamo 5 questioni aperte nel sistema della bonifica Regionale che dovranno essere affrontate da questo Governo”

Catania 31 maggio 2017 – “Con l’arrivo delle calde temperature al di sopra della media stagionale, ogni anno nelle campagne catanesi, si consuma la stessa drammatica scena che fotografa tutta la inefficienza di Enti come i Consorzi di Bonifica, a cominciare dai disservizi nella manutenzione, per proseguire con i ritardi nei trasferimenti Regionali.La riforma di questi enti diventa quanto mai urgente e indispensabile”. Lo dichiarano Pippo Di Silvestro e Giosuè Catania, presidente e vicepresidente vicario della Confederazione Italiana Agricoltori della Sicilia Orientale eGiovanni Selvaggi presidente provinciale Confagricoltura.

“Si tratta di strutture consortili soffocate dai debiti, oltre 130 milioni di euro e tanti contenziosi– sottolineano – Oltre 2.100 dipendenti tra tempo indeterminato e stagionali con un costo che si aggira sui 50 milioni di euro, quando gli stipendi vengono erogati regolarmente, mentre in alcune realtà la regola è il ritardo nei pagamenti”.  A fronte di questi  numeri, i disservizi sono enormi.

I Consorzi di Bonifica se non procedono immediatamente ad immettere l’acqua nei Canali in tutte le aree servite, dovranno assumersi ogni responsabilità degli eventuali danni economici –  dicono Di Silvestro e Catania – che si registreranno nelle aziende agricole in una fase di estrema delicatezza per gli impianti arborei e per le produzioni agricole”.

Ma oltre ad una insufficiente riserva idrica in alcuni invasi che rende impossibile garantire il normale adacquamento su quasi tutto il territorio del Sistema Salso/Simeto – aggiungono –sulla stragrande maggioranza delle aziende agricole pesano anche reti fatiscenti, opere incompiute (in primis l’invaso Pietrarossa che rischia di essere una farsa se non fosse una cosa seria e importante per l’agricoltura) ruoli irrigui negli ultimi anni in continuo aumento”.

“La situazione è insostenibile – sostengono i rappresentanti di categoria– l’assessore regionale Antonello Cracolici ponga rimedio a tutte le questioni aperte nel sistema della bonifica Regionale: 1) acceleri sulla legge Regionale che riduce da 11 a 2  i Consorzi di Bonifica, in modo da superare l’attuale stato di commissariamento che dura da oltre 20 anni; 2) predisponga il percorso di netta separazione della vecchia gestione con la nuova ed evitare che i debiti del passato pesino come un macigno sul futuro; 3) garantisca il trasferimento delle risorse al fine di migliorare i servizi e garantire l’acqua agli agricoltori; 4) affronti in un’ottica di bacino gli aspetti relativi al personale, alle opere infrastrutturali, alla distribuzione e al pagamento dei servizi in virtù dei benefici ricevuti, diversificando la base impositiva proprio per i nuovi compiti che gli Enti di bonifica dovranno assolvere; 5) avvii una iniziativa straordinaria di verifica delle opere irrigue e dei progetti in essere per finanziare intanto il rifacimento del canale di quota 100 (ponte monaci) crollato circa 7 anni fa e il completamento ormai inderogabile dell’invaso Pietrarossa”

 

 

Agricoltura, aiuti comunitari negati.

 

 

 

 

  Di Silvestro e Scardino “Vergognoso il livello di qualità dei sistemi informatici AGEA: è una macchina da riformare in una ottica di efficienza e trasparenza”          

 

“Centinaia di aziende agricole catanesi attendono ancora i pagamenti dal  2010: disarmante il  rimbalzo di responsabilità tra Regione ed AGEA”

Catania, 30 maggio  2017 – “E’ vergognoso il livello di  qualità dei sistemi informatici AGEA per la predisposizione delle domande uniche e domande PSR. Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione e indignazione”. E’ lo sfogo del presidente Giuseppe Di Silvestro nei confronti di AGEA (agenzia erogazione agricoltura) che impedisce di adempiere in modo adeguato alle esigenze degli  agricoltori, al fine di consentire loro di percepire gli aiuti comunitari. Nel  solo territorio  etneo  ci sono centinaia di aziende in difficolta.  Quattro mila in Italia.
“Le organizzazioni agricole sono da anni l’interfaccia tra gli agricoltori associati e l’AGEA attraverso i propri Centri di Assistenza Agricola che sono strumenti tecnici per presentare, gestire, correggere tutte le domande di contributo previste dai regolamenti comunitari. “Purtroppo questi processi amministrativi – stigmatizza il Direttore Cia Graziano Scardino – sono molto spesso caratterizzati da malfunzionamenti, da inadeguatezze tecniche e normative, da scelte opportunistiche, da scarsa efficienza, da ingiustizie palesi, da alti costi di gestione, da una assoluta mancanza di capacità per un rinnovamento che consenta agli  agricoltori, di percepire quanto dovuto senza rischi di perdere risorse economiche che in molti casi risultano essenziali per la loro sopravvivenza”.
“La misura è colma, poiché oltre il malfunzionamento dei sistemi informati vi è un problema nei pagamenti, difatti siamo ancora lontani dal completare il pagamento 2016 delle domande uniche, si parla di valori statistici dell’83% del budget erogato, ma in realtà ci sono ancora aziende che non hanno percepito nulla del 2016 e nulla per il 2015 – sottolinea il presidente Di Silvestro – Questa non è solo inefficienza ma a nostro avviso è una assurda mancanza di rispetto per gli agricoltori”.
“Abbiamo chiesto con forza, come Cia nazionale, al Direttore di AGEA di dare giustizia alle oltre 4.000 aziende agricole che non sono state pagate a partire dal 2010 fino al 2015. Si uniscono anche le inefficienze della regione sui PSR, sia sulla pubblicazione dei vari bandi che sull’istruttoria delle domande già presentate per il 2015 e 2016. La maggior parte dei produttori che hanno presentato domande di contributo per le misure PSR a superficie non sono state ancora pagate con un rimbalzo di responsabilità tra Regione ed AGEA che è disarmante ed i nostri uffici sono presi d’assalto dagli agricoltori che temono di non vedere il proprio diritto rispettato”.
“La macchina AGEA è snervante – conclude Di Silvestro – dalla gestione del pregresso, alla riserva nazionale, alle questioni PSR, sia per le misure a superficie che per le misure d’investimento. E’ indispensabile individuare una strategia politica che sia caratterizzata da un pressing su tutti i livelli amministrativi pubblici, con mobilitazioni puntuali e dobbiamo pretendere maggiore efficienza e professionalità, risorse adeguate e sistemi efficienti. AGEA va riformata. I sistemi informativi vanno definiti in una ottica di efficienza e trasparenza dei costi, il Ministero deve acquisire una capacità di governo del processo con uomini e mezzi adeguati. Le politiche anche se buone nella loro impostazione generale e nella visione che le ispira, trovano molto spesso negli apparati burocratici che le applicano, il primo vero nemico”.