AGRUMI: CATANIA OSPITA IL CONVEGNO NAZIONALE

CIA – Agricoltori Italiani                                           Confagricoltura                                                                         Copagri

ANALISI DEL SETTORE E STRATEGIE FUTURE

 “IN ATTESA DEL PIANO NAZIONALE”

Conferenza Stampa di presentazione

Martedì 21 febbraio, ore 10  

 Romano Palace hotel  – viale Kennedy, 29 Catania

Affrontare la situazione del comparto agrumicolo, verificare le esigenze della filiera e stabilire le direttrici future. Questi temi che verranno affrontati nel corso del convegno nazionale, in programma venerdì prossimo, 24 febbraio, organizzato dalla Cia assieme a Confagricoltura e Copagri.

Gli ospiti, gli interventi, le relazioni e le scelte che hanno portato i vertici nazionali a scegliere Catania per fare ripartire il confronto con il Ministero delle Politiche Agricole, verranno anticipati nel corso della conferenza stampa che si terrà martedì 21 febbraio, ore 10, all’hotel Romano Palace di viale Kennedy.

Alle criticità strutturali del settore espresse al tavolo ministeriale dello scorso novembre a esito del quale si attende ancora il Piano nazionale che individui precise azioni e adeguate risorse da destinarvi, si sono aggiunte gravi problematiche connesse al drammatico andamento climatico che ha interessato, in particolare, le regioni del sud Italia.

Sono stati invitati a intervenire al convegno gli assessori e consiglieri delegati di Sicilia, Puglia, Basilicata e Calabria. Parteciperà anche il Sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione.

 

Maltempo, danni in agricoltura a Catania: riunito tavolo tecnico al Dipartimento regionale per il monitoraggio e la verifica dell’entità

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Il responsabile Giovanni Sotera: “La Regione vincolata al risarcimento dei danni da norme di legge nazionali, è fondamentale che i produttori avviino le segnalazioni agli enti locali”. “Partita lo scorso dicembre la procedura per partecipare al bando per l’assicurazione agevolata”

Giuseppe Di Silvestro, presidente Cia di Catania: “Oltre al danno la beffa, lo Stato taglia i fondi, noi chiediamo al Governo di attivare tutti gli strumenti necessari per cambiare questo stato di cose”

Catania, 25 gennaio 2017Oltre al danno la beffa per gli agricoltori siciliani colpiti in queste ultime settimane da un’ondata di maltempo che ha distrutto raccolti e strutture. Da anni ormai, lo Stato ha tagliato i fondi per il sostegno e ha demandato alle assicurazioni private, con il decreto legislativo 102 del 2004, l’eventuale risarcimento del danno.

“La Regione è vincolata al risarcimento dei danni da norme di legge nazionali che non consentono di compensare il danno, laddove le produzioni e le aziende sono assicurabili”, ha dichiarato il responsabile del Dipartimento regionale dell’Agricoltura, Giovanni Sotera, che questa mattina ha incontrato le organizzazioni di categoria, l’Ordine degli agronomi e i Collegi professionali per monitorare e quantificare le conseguenze da maltempo nella provincia di Catania. I maggiori danni si sono riscontrati sia nella Piana di Catania che a Nord, nella zona di Randazzo, Bronte e Maniace. 

“Un danno enorme che si ripercuote anche sul reddito e sulla possibilità di avere disponibilità economiche immediate da investire per l’anno successivo”, ha commentato il presidente Cia di Catania Giuseppe di Silvestro, a margine della riunione, cui ha partecipato anche il direttore Cia Graziano Scardino.

 “Qui nella provincia di Catania i danni non sono stati ancora quantificati –  ha aggiunto Di Silvestro – ma sappiamo che per quanto riguarda gli allevamenti, sono andate distrutte anche le strutture, mentre per quanto riguarda il settore orticolo, le produzioni più colpite dalle nevicate e dalle gelate sono quelle di carciofi: è andata perduta la produzione di almeno un mese”. “Questa mattina l’ispettorato regionale ha ribadito che non ci sono fondi per risarcire i produttori – ha aggiunto Di Silvestro –noi chiediamo al Governo regionale di attivare tutti gli strumenti necessari per cambiare questo stato di cose”.

 “La Regione consiglia di avviare ogni segnalazione utile, agli uffici preposti, dagli enti locali al Genio Civile, oltre che all’assessorato al fine di fare scattare le ordinanze di Protezione civile– ha sottolineato Sotera – noi la nostra parte la stiamo facendo”.

 “Per il futuro, i produttori potranno presentare una manifestazione di interesse per partecipare al bando per le assicurazioni agevolate – ha aggiunto il direttore Sotera– che verranno risarcite da parte dell’agenzia AGEA, così come prevede la misura 17.1 nell’ambito del Piano di Sviluppo Nazionale che ha pubblicato il bando con decorrenza 7 dicembre 2016”.

Non se la passano meglio neppure i produttori che sono coperti da assicurazione perché vanno incontro a un iter burocratico difficilissimo, in questo senso l’aiuto che si chiede alle Istituzioni è una maggiore facilità negli adempimenti normativi. “Per i danni alle strutture ci auguriamo che possano sbloccarsi presto i bandi nazionali – ha concluso Di Silvestro – ma nel frattempo ci auguriamo che si possano aprirsi strade alternative con la Protezione civile”.

 

 

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SEMINARIO

PSR E FATTORIE DIDATTICHE

Opportunità per le donne in agricoltura

 

Presiede:       Rosa Giovanna Castagna – Presidente reg.le CIA

 Saluti:           Giuseppe Di Silvestro – Presidente CIA CT-ME

 Relazioni:     Nicolò Amoroso – Resp. Uff. Tecnico CIA

                         Antonino Sirna – Dirigente USA CT

 

Interventi:     Gea Turco – Presidente Donne in Campo Sicilia

Antonella Greco – Pres. Donne in Campo Calabria

Laura Bargione – Premio De@Terra  

Daniela Di Garbo – Premio De@Terra  

 

Conclusioni:   Cinzia Pagni – Vice Presidente Vicario CIA

 

Martedì 29 novembre 2016 ore 10,00

Borghetto Europa

Piazza Europa

CATANIA

La Cia di Catania interviene sulla questione dell’IMU agricola relativa all’anno 2014.

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Chiediamo ai sindaci dei comuni di sospendere immediatamente l’emissione degli avvisi agli agricoltori contribuenti.

“Gli imprenditori agricoli non possono essere considerate un bancomat” – stigmatizza il presidente CIA Catania Giuseppe Di Silvestro  “per risolvere i problemi finanziari dei comuni e fare cassa sulle spalle degli agricoltori.”

L’IMU è una tassa iniqua ed inaccettabile, così come è stata abolita per il 2016 e gli anni a seguire, dovrà essere cancellata anche per gli anni pregressi. Non è pensabile richiedere un’imposta con effetto retroattivo. Chiediamo alle istituzioni di sospendere la notifica di avviso di pagamento in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci; difatti il TAR del Lazio ha rimesso gli atti dei ricorsi dell’ANCI, di alcune regioni,  di vari agricoltori e della Confederazione Italiana Agricoltori “disponendo la sospensione del giudizio e ordinando l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale” , per evidenti violazioni dei principi costituzionali.

Il presidente Di Silvestro, sottolinea che vi sono diverse sentenze di commissioni tributarie, in particolare quella di Grosseto, che danno ragione ai contribuenti dichiarando l’illegittimità dell’atto impositivo. Difatti l’art. 3 dello statuto del contribuente stabilisce che ”le disposizioni tributarie non possono avere efficacia retroattiva e le modificazioni introdotte devono applicarsi a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso”.

E’ un’ulteriore colpo alle aziende agricole già duramente provate da gravi crisi di mercato che hanno messo in ginocchio i più importanti comparti della nostra provincia quale il cerealicolo e l’agrumicolo.

 

Catania 31/10/2016

 

       Il Presidente

                                                                                                 Di Silvestro Giuseppe

 

Chiediamo ai sindaci dei comuni di sospendere immediatamente l’emissione degli avvisi agli agricoltori contribuenti.

Gli imprenditori agricoli non possono essere considerate un bancomat, stigmatizza il presidente CIA Catania Giuseppe Di Silvestro, per risolvere i problemi finanziari dei comuni e fare cassa sulle spalle degli agricoltori. L’IMU è una tassa iniqua ed inaccettabile, così come è stata abolita per il 2016 e gli anni a seguire, dovrà essere cancellata anche per gli anni pregressi. Non è pensabile richiedere un’imposta con effetto retroattivo. Chiediamo alle istituzioni di sospendere la notifica di avviso di pagamento in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci; difatti il TAR del Lazio ha rimesso gli atti dei ricorsi dell’ANCI, di alcune regioni,  di vari agricoltori e della Confederazione Italiana Agricoltori “disponendo la sospensione del giudizio e ordinando l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale” , per evidenti violazioni dei principi costituzionali.

Il presidente Di Silvestro, sottolinea che vi sono diverse sentenze di commissioni tributarie, in particolare quella di Grosseto, che danno ragione ai contribuenti dichiarando l’illegittimità dell’atto impositivo. Difatti l’art. 3 dello statuto del contribuente stabilisce che ”le disposizioni tributarie non possono avere efficacia retroattiva e le modificazioni introdotte devono applicarsi a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso”.

E’ un’ulteriore colpo alle aziende agricole già duramente provate da gravi crisi di mercato che hanno messo in ginocchio i più importanti comparti della nostra provincia quale il cerealicolo e l’agrumicolo.

 

Catania 31/10/2016

 

Il Presidente

                                                                                                 Di Silvestro Giuseppe

AGRUMICOLTURA, LA CIA DI CATANIA “BENE TAVOLO TECNICO NAZIONALE: SIAMO RIUSCITI A RICHIAMARE L’ATTENZIONE DEL GOVERNO NAZIONALE SU UNA QUESTIONE CHE DA ANNI SOLLECITIAMO” “ORA PROSEGUIAMO NEL PERCORSO PER INDIVIDUARE CON CHIAREZZA I TEMPI DI INTERVENTO E I CANALI PER REPERIRE I FINANZIAMENTI NECESSARI”

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“Molto positivo il tavolo tecnico nazionale riunitosi per la prima volta ieri mattina a Roma:  siamo riusciti a richiamare l’attenzione del Governo nazionale su una questione che da anni sollecitiamo”. A dichiararlo è il presidente provinciale di Cia Catania Giuseppe Di Silvestro, ricordando come il ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina abbia raccolto l’appello lanciato dalla Cia Catania nel corso di un’assemblea, svoltasi lo scorso settembre nel capoluogo etneo. Era presente all’incontro di ieri, in rappresentanza della Cia etnea, il vicepresidente Giosuè Catania.

“Primo fatto positivo, l’essere arrivati al tavolo ministeriale con una proposta unitaria, supportata dall’assessorato regionale – commenta il vicepresidente Catania – ora proseguiamo nel percorso per individuare con chiarezza i tempi di intervento e i canali per reperire i finanziamenti necessari. Dal Ministero alle Politiche Agricole hanno assicurato come i fondi ci siano, è questo ci rassicura e conforta”.

“Siamo soddisfatti anche di come sia stata accolta la nostra proposta, risalente a ben tre anni fa – prosegue Giosuè Catania –di utilizzare 50 milioni di euro ogni anno per cinque anni, in modo da poter riconvertire ogni anno 5 mila ettari di terreno coltivato ad agrumi”.

“Altra proposta suggerita e accolta a Roma –  riferisce il vicepresidente provinciale – è quella di mettere l’istituto Crea di Acireale nelle condizioni di disporre di materiale vegetale di propagazione risanato, in modo che i vivaisti abbiamo portainnesti in quantità sufficiente per soddisfare i bisogni dell’agrumicoltura siciliana”.

“Il Governo nazionale deve puntare sul rilancio dell’agrumicoltura siciliana perché torni ad essere fiore all’occhiello italiano e dell’area mediterranea – commenta il presidente Giuseppe Di Silvestro – e affiancare le aziende nel complesso processo di innovazione, necessario e non più rinviabile, con finanziamenti e seria programmazione, affinché possano esse competere nei nuovi mercati internazionali”.

“La nostra Regione, e Catania in particolare, è per la maggior parte caratterizzata da estese coltivazioni di agrumi, e deve fare i conti non soltanto con  il virus della tristezza che di fatto ha già distrutto decine di migliaia di ettari, ma anche con i nuovi viroidi in arrivo, come il Citrus blackspot, il huanglongbing, i ceppi resistance breaking down del virus, per i quali è necessario innovare gli agrumeti con portainnesti tolleranti alla ‘tristeza’ e  intensificare i controlli alle frontiere del materiale vegetale e dei frutti provenienti da altri Paesi che vengono introdotti in Italia”.

“Alla Regione, chiediamo di fare la propria parte – conclude Di Silvestro – attivando immediatamente quella parte del PSR che si occupa delle fitopatie”.  

 

Catania 21 ottobre 2016                                                                                                                                                           Cia Provinciale

LEGGE SUL CAPORALATO, LA CIA DI CATANIA ACCOGLIE CON FAVORE L’APPROVAZIONE IERI SERA ALLA CAMERA “UNA NORMA CHE TUTELA LE MIGLIAIA DI AZIENDE ‘IN REGOLA’ E AGRICOLTORI ONESTI”

lavoroDi Silvestro, presidente CIA Catania “restiamo perplessi sulla individuazione della fattispecie criminosa e degli indici di sfruttamento: non vorremmo che diventassero reati penali dei semplici illeciti ammnistrativi” “Sarà fondamentale, nella fase applicativa della norma, la formazione degli ispettori e di tutti coloro che dovranno far rispettare la futura norma”

 Catania, 19 ottobre 2016 – “Accogliamo con favore l’approvazione ieri sera alla Camera della Legge contro il Caporalato perché consegna uno strumento di tutela fondamentale alle imprese in regola e agli agricoltori onesti e che affianca anche la nostra attività e il nostro impegno quotidiano: le organizzazioni di categoria da tempo hanno, infatti, introdotto codici etici che impongono agli associati il rispetto delle norme sul lavoro, pena l’esclusione dalla base associativa”. Lo dichiara il presidente della Cia Catania, la Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Di Silvestro.

“Per quanto riguarda i contenuti della Legge riteniamo che le modifiche apportate al testo originario del provvedimento, sono in gran parte condivisibili – commenta Di Silvestro – ma si sarebbe resa necessaria la modifica dell’art. 1 del provvedimento, che modifica l’art. 603-bis del codice penale, nella parte in cui individua la fattispecie criminosa dello sfruttamento del lavoro in modo del tutto indipendente rispetto all’intermediazione illecita e gli indici di sfruttamento non sempre idonei a definire correttamente l’ipotesi di reato (sfruttamento del lavoro)”. “Non vorremmo – aggiunge –che diventassero reati semplici illeciti ammnistrativi”.

“Gli indici di sfruttamento, in particolare, che sono alternativi tra loro (basta che ne ricorra uno solo), sono focalizzati – fa rilevare il presidente provinciale CIA – anche su violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali in materia di igiene e sicurezza, orario di lavoro e retribuzione”.

“Ad esempio, paradossalmente, si potrebbe configurare il reato di sfruttamento del lavoro, con le pesanti conseguenze sanzionatorie previste (reclusione da uno a sei anni, arresto obbligatorio in flagranza, confisca dei beni anche per equivalente e controllo giudiziario dell’azienda) –sottolinea Di Silvestro  – anche per i datori di lavoro che, pur assumendo regolarmente i propri dipendenti, in modo occasionale o addirittura una volta sola, incorrono nella violazione di una qualunque disposizione, anche la più lieve e meramente formale, delle numerose, complesse e stratificate disposizioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e nella stessa condizione si potrebbero trovare i datori di lavoro che, per un paio di volte, incorrono in una qualche disattenzione nella gestione dell’orario di lavoro (straordinari, pause, etc.)”. “In definitiva, è necessario che le norme penali siano equilibrate e vadano a colpire i veri criminali, ossia coloro che organizzano l’attività di intermediazione illecita e se ne avvantaggiano economicamente, e non anche i datori di lavoro che occupano regolarmente i propri dipendenti ed incorrono in violazioni lievi e veramente formali”. “Sarà pertanto fondamentale, nella fase applicativa della norma, la formazione degli ispettori e di tutti coloro che dovranno far rispettare la futura norma – conclude Di Silvestro –Sarà necessario individuare bene ciò che è semplice violazione di norma da ciò che si può configurare come caporalato”.

Agrumicoltura, l’allarme della Cia Catania

 

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Agrumicoltura, l’allarme della Cia Catania  “45 mila ettari coltivati ad agrumeti infestati dal virus “tristeza”: situazione esplosiva. tra un paio di anni, l’intera produzione è destinata a scomparire”

 “alle imprese servono aiuti economici per la riconversione ma, soprattutto, materiale vegetale sano: ai tavoli tecnici convocati da Regione e Ministero chiederemo maggiori controlli e prevenzione contro i nuovi viroidi”   

 Catania, 7 settembre 2016 – “Quarantacinque mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal virus “tristeza”: tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire. Alle imprese servono aiuti economici per la riconversione ma, soprattutto, materiale vegetale sano. Ai tavoli tecnici convocati da Regione e Ministero chiederemo maggiori controlli e prevenzione contro i nuovi viroidi”.  A lanciare l’allarme è la Cia Catania, la confederazione italiana degli agricoltori, rappresentata all’incontro che si è tenuto oggi al Dipartimento di Agraria dell’università di Catania, dal responsabile del settore agrumicolo, Vito Amantia, componente del consiglio della CIA etnea.

 “Oggi si parla di ipotetica evoluzione del virus “tristeza”, una mutazione che andrebbe a colpire agrumeti che sono, per la verità, ormai, quasi del tutto spariti – ha commentato Vito Amantia – Noi dobbiamo tutelare i nostri agrumeti dai nuovi viroidi già presenti, che attaccano i portinnesto tolleranti alla ‘tristeza’”.

“La Sicilia orientale è stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato, e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio”.

“Questa situazione è una bomba atomica – ha aggiunto – e di questo si dovrebbe occupare oggi la comunità scientifica”. “La Cia Catania ha già pronto un documento che porterà sia all’assessore Cracolici che al Ministro Martina – ha concluso Amantia –con quest’ultimo, nel corso dell’incontro già fissato per il prossimo 20 ottobre in cui si dovrebbe discutere del piano nazionale agrumicoltura”.

 

Giovani: Cia, con l’Erasmus agricolo un’opportunità concreta per fare esperienze “vere”, formative e imprenditoriali

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Progetto, unico in Italia, che offre la possibilità di ospitare giovani nelle nostre aziende o essere ospitati in strutture agricole di tutta Europa.

Semplici requisiti: avere il desiderio di ospitare un collega straniero nella propria azienda, o essere imprenditore agricolo, da meno di tre anni, e voler “toccare con mano” ciò che accade all’estero, oppure voler semplicemente fare un’esperienza di alcuni mesi in una azienda agricola, per “capire” se potrà diventare la propria attività futura. Sono questi i profili che sta cercando la Cia-Agricoltori Italiani per portare a compimento il programma “Erasmus per giovani imprenditori”. Infatti, spetta proprio alla Cia (unica organizzazione agricola italiana accreditata dall’Ue a svolgere la mediazione) mettere in “connessione” i diversi giovani interessati a fare questa esperienza. Nel dettaglio, può partecipare l’imprenditore affermato che intende “ospitare”, e quello giovane, sia neofita o con meno di tre anni di attività alle spalle, che intende fare esperienza in un’azienda straniera, per un periodo che va da uno a sei mesi. Il programma, giunto alla sua ottava riedizione, ha già registrato un risultato significativo avendo coinvolto finora circa 7.400 imprenditori, tra senior e junior, coinvolti in 3.700 scambi. La formula è indubbiamente vincente, in particolare per i giovani imprenditori, che hanno così l’occasione di rafforzare la loro attività, attraverso lo scambio di idee e know-how con i colleghi stranieri. Inoltre, i partecipanti, entrano in diretta connessione con un network europeo di Pmi, ottenendo concrete chance di accesso a nuovi mercati, avendo la possibilità di ricerca potenziali partner commerciali. Ma anche per i giovani “curiosi” del mondo rurale, “il viaggio con l’Erasmus agricolo” può rappresentare una svolta per il proprio futuro lavorativo o imprenditoriale, basterà essere in possesso di un’idea da sviluppare corredata da un business plan. I posti disponibili -spiega la Cia- non sono molti, per chi fosse interessato le info sono consultabili sul sito http://www.cia.it. Per quesiti specifici scrivere a: erasmus-impresa@cia.it.

Crisi agricola, la Cia di Catania incontra il Commissario europeo Phil Hogan

 

Catania 19 settembre 2016 – “Rivedere gli accordi commerciali, valorizzare i prodotti italiani con un apposito marchio, garantire maggiori controlli delle importazioni e la tracciabilità degli alimenti”. Queste le richieste della Cia di Catania al commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in visita oggi nel capoluogo etneo per un incontro aperto con le organizzazioni Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri.

Presente questo pomeriggio allo Sheraton di Acicastello anche Mairead McGuinnes, vicepresidente del Parlamento europeo e membro della Commissione Agricoltura.

A formulare le richieste per la Confederazione Italiana agricoltori, il presidente nazionale Dino Scanavino, la presidente regionale Rosa Giovanna Castagna, il presidente provinciale Giuseppe Di Silvestro e i componenti della giunta etnea: Graziano Scardino, Giosuè Catania, Vito Amantia e Nicolò Lo Piccolo.

“L’Europa deve essere solidale, non può difendere gli accordi commerciali che favoriscono solo lobby e multinazionali, che da un lato  non giovano alle popolazioni o i produttori locali, dall’altro penalizzano i nostri territori, le nostre eccellenze  e le imprese – sottolinea il presidente nazionale della Cia Scanavino – a questo si aggiunga anche la questione delle fitopatologie: senza i necessari controlli c’è il serio rischio della diffusione in Italia di virus e batteri al momento sconosciuti nei campi dell’Isola”.

Al governo nazionale e alla Regione, la Cia rinnova l’appello affinché vengano fatti partire immediatamente i bandi del PSR della programmazione 2014-2020. “Occorre prendere un impegno preciso a difesa dell’agricoltura siciliana – ha affermato la presidente Rosa Castagna– un settore che offre lavoro a migliaia di persone, ma che subisce la concorrenza sleale da parte di altri paesi dell’area mediterranea”.

“Le coltivazioni di arance rosse della Piana di Catania, del pomodoro di Pachino, del limone di Siracusa, ma anche dei cereali, dell’uva e delle olive, rappresentano una fetta importante dell’economia dell’Isola – spiega ancora Giuseppe Di Silvestro – Gli agrumicoltori siciliani hanno dei costi maggiori di produzione di manodopera e sono costretti a vendere arance ad un euro al chilo, mentre i paesi del nord Africa riescono a piazzare i loro prodotti a molto meno. Per non parlare poi della crisi del comparto cerealicolo – conclude Di Silvestro-   a causa del prezzo troppo basso del grano, venduto quest’anno a 22 centesimi al chilo”.

Purtroppo la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori.

 

 

 

AGRINSIEME : l’accordo di partenariato tra UE e Sudafrica sugli agrumi penalizza i nostri produttori

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Ancora una volta il comparto agrumicolo pagherà un prezzo altissimo nei rapporti tra UE e Paesi Terzi. Con un “conto” tutto a carico degli Stati del Sud Europa. Lo afferma Agrinsieme, spiegando che – in seguito alla recente sottoscrizione – dovrebbe essere ratificato nei prossimi giorni l’accordo di partenariato economico tra l’Unione europea e alcuni stati dell’area sud del continente africano (the SADC EPA State – Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Repubblica Sudafricana e Swaziland –
     Un accordo di cui si è discusso poco anche a livello istituzionale ma che, nell’attuale impostazione, penalizza sicuramente i produttori agrumicoli italiani ed europei.
Ad oggi è già previsto il libero accesso delle arance sudafricane in tutto il territorio dal primo giugno al 15 ottobre. L’accordo siglato, mentre estende tale agevolazione a tutti i Paesi firmatari, stabilisce anche una ulteriore dilazione temporale consentendo l’ingresso a condizioni agevolate fino al 30 novembre, con una riduzione progressiva della tassazione che sarà completamente abolita nel 2025.

    Per Agrinsieme questo accordo è inaccettabile visti gli effetti negativi che ne deriverebbero a carico del comparto agrumicolo. In primis a livello economico, a causa della progressiva eliminazione dei dazi in un periodo di sovrapposizione dei calendari di raccolta dei Paesi produttori dell’Ue e considerando la dinamica in crescita degli ultimi anni dell’export agrumicolo dai Paesi SADC verso l’Italia e verso l’UE.

  Ad aggravare questa situazione c’è poi la questione fitosanitaria. Il territorio con cui è stato siglato l’accordo, infatti, è affetto da CBS (Citrus Black Spot), fitopatia non presente in Europa, che potrebbe mettere a rischio l’agrumicoltura europea e nazionale. E questo dopo che la Commissione, con la decisione di esecuzione n.715/2016 dell’11 maggio scorso, ha già previsto un regime di controlli minori sulle importazioni di agrumi destinati alla trasformazione, provenienti da alcuni Paesi tra cui il Sudafrica.

    Il rischio fitosanitario non può essere sottovalutato, anche considerando in prospettiva l’effetto Brexit e le sue conseguenze sulle dinamiche commerciali – evidenzia il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare -. Il Regno Unito, non avendo produzione agrumicole da tutelare e proteggere, potrebbe aprirsi maggiormente alle importazioni e divenire un pericoloso ponte per il transito delle produzioni extra Ue nel territorio dell’Unione.

    Agrinsieme da tempo ha richiamato l’attenzione non solo sul rischio ingresso Black Spot, ma anche sul Greening, temuta avversità per le produzioni agrumicole che potrebbe comprometterne la stessa sopravvivenza. Solo per l’Italia si tratta di circa 150mila ettari in produzione gestiti da oltre 80mila imprese per circa 3 milioni di tonnellate di prodotto l’anno: circa 1,2 miliardi di euro di valore della produzione, pari al 2,4 per cento del valore della produzione agricola nazionale. A livello europeo oltre 500mila ettari e 10 milioni di tonnellate di prodotto.

    Purtroppo la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori. Agrinsieme, ribadendo la necessità di effettuare una valutazione preventiva degli effetti di simili decisioni, auspica che le istituzioni nazionali ed europee trovino il modo per limitare il più possibile le conseguenze di questo accordo su un comparto strategico per i Paesi del Sud Europa.

    In futuro – ribadisce Agrinsieme – occorrerà tenere ben presenti i principi di precauzione e di reciprocità, ad esempio confrontando gli standard tecnici e le regole di produzione autorizzate nei vari Paesi (in termini di prodotti e mezzi tecnici consentiti), spesso squilibrate a danno dei nostri Paesi.

    Come per il TTIP, sarebbe auspicabile analoga attenzione ai princìpi e agli standard sanitari e fitosanitari europei -conclude Agrinsieme- che non possono essere messi in discussione da una politica commerciale comunitaria che troppo spesso trascura questi fondamentali aspetti essenziali anche per la vitalità economiche di alcuni comparti e territori.

Catania 8/9/2016