Agricoltura, Virus Tristeza: La Cia Sicilia Orientale invia lettera aperta al presidente della Regione Musumeci

Ogni giorno muoiono centinaia di piante di agrumi, la Sicilia agricola è abbandonata a se stessa nel silenzio del Governo nazionale e delle istituzioni locali. Accogliamo positivamente le pressioni del ministro Centinaio all’Ue perché sblocchi 200 milioni di euro da destinare all’olivicoltura pugliese affossata dal fenomeno Xilella, ma faccia lo stesso per la nostra Regione: Oltre settantamila mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal Virus “Tristeza”: tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire

Così, il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro si rivolge al presidente della Regione, Nello Musumeci, perché la Sicilia, come sta facendo la Puglia, faccia sentire la propria voce sui tavoli nazionali per affrontare l’emergenza fitosanitaria causata dal virus ‘Tristeza’, che ha messo in  ginocchio il comparto agrumicolo.

“La Sicilia orientale è stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato – spiega Di Silvestro – e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio, alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano”.

“Il nostro territorio dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei”. “Gli unici aiuti ricevuti dai governi passati sono stati di 10 milioni di euro, davvero una goccia nell’oceano, come ci confermano peraltro i numeri sul caso Xilella nell’accordo tra il Mipaaf e la Regione Puglia, per affrontare la quale servono almeno 500 milioni di Euro”. “Ne servono altrettanti per l’emergenza Tristeza – ribadisce Di Silvestro – non lo dimentichi il Governo nazionale e la Regione non abbassi la guardia, siamo contenti per gli olivicoltori pugliesi, anche perché l’emergenza Xilella potrebbe arrivare in Sicilia, come emerso nel corso del convegno sul florovivaismo che si è svolto nelle scorse settimane a Mazzarà Sant’Andrea, Milazzo, perché il virus può attaccare anche alcune colture ornamentali”. “Ma restiamo molto preoccupati per i nostri produttori agricoli – conclude – perché nonostante le tante iniziative promosse per una sensibilizzazione a livello nazionale, anche quest’ultimo Governo nazionale resta sordo, motivo per cui ci appelliamo con forte apprensione ai vertici regionali, ai quali non ci stanchiamo di ricordare neppure le altre emergenze rimaste irrisolte, come il caso Cracking che ha colpito le uve di Mazzarrone e le alluvioni dello scorso ottobre”.

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Florovivaismo, il nuovo regime fitosanitario

A Mazzarrà Sant’Andrea si è tenuto il convegno “il futuro del florovivaismo ed il nuovo regime fitosanitario”; l’incontro è stato organizzato dalla CIA Sicilia Orientale sede di Milazzo-Mazzarrà assieme al comune di Mazzarrà Sant’Andrea.

I lavori, coordinati dal direttore Graziano Scardino, sono stati introdotti dal Presidente della CIA Milazzo Stefano Cannistrà che ha evidenziato il ruolo storico del settore con riferimento al vivaismo agrumicolo a Mazzarrà ed al vivaismo Viticolo a Milazzo, cui origini risalgono all’inizio del 1900; il floro-vivaismo nel comprensorio occupa più di diecimila addetti è rappresenta la principale fonte di reddito.

Il Sindaco Carmelo Pietrafitta nel salutare gli ospiti ha ricordato il legame storico della popolazione Mazzarese con il vivaismo agrumicolo.Mazzarrà, celebrata anche dallo scrittore siciliano Vincenzo Consolo come “ grembo nutrice, madre di ogni pianta d’agrume, limone o arancio, cedro o lumìa, bergamotto, mandarino o chinotto che si trovi in questa terra di Sicilia e oltre”, deve agli Spagnoli la creazione, nel lontano 1539, delle prime oasi di vivai di agrumi”.

Biagio Cacciola, tecnico CIA, entrando nel merito delle questioni ha evidenziato le sfide che dobbiamo affrontare con particolare riferimento alla: sicurezza e qualità ambientale delle produzioni; sicurezza genetica; sicurezza fitosanitaria; questioni che impongono una riorganizzazione dei processi produttivi dal punto di vista tecnico ed amministrativo ed una maggiore sinergia con il Servizio Fitosanitario, la politica  ed il territorio.

Rosario D’Anna, del Servizio Fitosanitario,   ha ribadito il ruolo che ha avuto l’Osservatorio nello sviluppo del settore negli ultimi trenta anni e l’importanza dei controlli alle frontiere al fine di evitare l’introduzione delle specie “Aliene” che possono determinare la crisi ed il blocco dell’intero comparto; ha dato la disponibilità a collaborare per  risolvere assieme i problemi burocratici e di interpretazione delle norme.

Barbara Di Rollo, della CIA, ha illustrato le norme sul nuovo regime fitosanitario che entreranno in vigore il prossimo 14 dicembre, ha ribadito l’impegno della CIA a rappresentare nei vari tavoli a livello nazionale ed europeo le istanze che provengono dagli operatori al fine di intensificare i controlli alle frontiere e semplificare gli adempimenti burocratici.

Stefano Panno,ricercatore dell’Università di Palermo, ha evidenziato i patogeni che possono colpire le nostre produzioni ricordando il lavoro fatto per la lotta alla tristezza degli agrumi ed ai problemi  fitopatologici dei nuovi porta-innesti presentando alcuni lavori di ricerca dell’Università; particolare attenzione ha dato alle specie “aliene” a cui bisogna prestare molta attenzione, vedi il caso della Xylella, malattia che bisogna fare di tutto per evitare che arrivi in Sicilia.

Stefano Salvo, Presidente Ordine Agronomi, ed Eristo Tripoli, Presidente Collegio Periti Agrari, hanno ribadito il ruolo dei tecnici ponendo l’attenzione sulle misure del PSR che di fatto penalizzano il settore che invece ha bisogno di molta innovazione.

Mario Maiorana, vicepresidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani, ha evidenziato che è importante che il settore sia rappresentato a livello istituzionale ; per i florovivaisti è fondamentale farsi ascoltare senza divisioni e particolarismi, la sfida per il futuro deve essere affrontata con coesione. Per questa ragione, l’Associazione farà da punto di incontro delle istanze dell’intero settore.

Salvatore Bottari, dirigente dell’Ispettorato Agrario, ha ribadito l’impegno dell’Assessorato nel sostenere le imprese ricordando che il successo del settore è determinato anche dalle maestranze, ( innestatori, potatori, ecc.) che offre il territorio.

Fabio Valenti, consigliere comunale di Terme Vigliatore, ha ribadito che bisogna operare per la semplificazione che rappresenta ormai un serio problema per le aziende.

Michele Isgrò, vicepresidente nazionale dell’associazione ASPROFLOR-Comuni Fioriti, ha ribadito il ruolo del verde pubblico per lo sviluppo del settore, se il verde pubblico viene curato e realizzato  in maniera sostenibile e come strumento di qualità della vita necessariamente si deve legare alle qualità delle produzioni florovivaistiche.

Salvatore Gitto, vivaista, ha evidenziato le nuove frontiere della commercializzazione dei prodotti florovivaistici e la nascita di consorzi, associazioni, ecc. collegate a piattaforme logistiche che ormai non detengono più il prodotto, la normativa deve essere adeguata alle nuove forme di commercializzazione.

Fabio Chiarello, tecnico, si è soffermato su alcuni aspetti delle nuove malattie ed ha posto il problema del documento di commercializzazione che deve trovare una soluzione nella interpretazione della norma, soprattutto in riferimento al processo di commercializzazione del prodotto finito.

Pippo di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale, ha ribadito il ruolo dell’organizzazione nel territorio, pronta a recepire le istanze degli agricoltori  e rappresentarle a vari livelli istituzionali; l’impegno a portare sui tavoli della politica regionale e nazionale le questioni che nel convegno sono state sollevate.

Il presidente nazionale CIA-Agricoltori Italiani Dino Scanavino nelle sue conclusioni ha sottolineato che il settore florovivaistico è un settore all’avanguardia con grandi prospettive di sviluppo; per accelerare questo processo, ma anche per affrontare le nuove sfide e le nuove emergenze a livello fitosanitario, è importante aggregare la filiera e puntare su ricerca e innovazione.

CIA-Agricoltori Italiani ha collaborato con il Copa Cogeca e con altri 8 Stati membri a livello di Consiglio Ue per far includere alcuni organismi nocivi all’interno della lista delle piante ad alto rischio.

Il nuovo regolamento fitosanitario europeo, che entrerà in vigore il 14 dicembre 2019, non serve a bloccare le merci in entrata a priori ma consentirne l’ingresso solo a seguito dell’accertamento del rischio; serve, piuttosto, a determinare i rischi connessi agli organismi nocivi e a ridurli ad un livello sostenibile.

MANIFESTO SUI CONSORZI DI BONIFICA

Visto

  • il livello di degrado del contenzioso fra utenti e consorzi di bonifica  che sta degenerando nell’assoluta indifferenza del governo regionale attuale  e di quelli precedenti, immobilismo che ha fatto incancrenire una situazione  risolvibile solo con un azzeramento del sistema in

 atto ed una riforma radicale del sistema dei consorzi di bonifica;

Considerato che

  • quello a cui si assiste nasce dall’improvvida  norma contenuta nel comma 11 dell’art 47  della legge di stabilità del 2015 che prevede il disimpegno graduato nel quinquennio dell’apporto finanziario della Regione  alla gestione dei Consorzi di bonifica.  Un capolavoro di furbizia che deresponsabilizza l’amministrazione dalla necessità di  adottare un timing  pressante per il nuovo sistema delle bonifiche riversando sugli agricoltori l’onere di far fronte al raggiungimento dell’equilibrio di bilancio. Con questa norma, come per le precedenti in materia, la Regione pretende di mantenere la sua  governance attraverso la nomina dei commissari  ed a non intervenire  per sanare decenni di mala gestione  avvalorati da una chiara responsabilità politica.    
  • Considerato ancora che
  • non si può addossare agli agricoltori l’onere finanziario della gestione dei Consorzi di bonifica  al buio e senza l’adozione dei più elementari strumenti di controllo e gestione, che sono  loro preclusi.

Chiede

  • l’immediata soppressione dell’art 47 – comma 11 – della legge di stabilità del 2015  ed il conseguente accollo  delle spese di gestione dei consorzi da parte della Regione. Solo così, ”con il tassametro che corre “, la Regione avrà lo stimolo  per rifondare il sistema della bonifica in tempi stretti interrompendo gli anni di “mielina”  che hanno caratterizzato  il passato e il presente di questa vicenda a dir poco  “surreale”;

 

  • l’immediata sospensione dei ruoli consortili elaborati sulla base del programma di disimpegno finanziario previsto dalla stessa norma.

 

Lì 09/04/2019                                                                                           Le Organizzazioni unitariamente

CONSORZI DI BONIFICA SICILIANI: LE PROPOSTE DI AGRINSIEME.

  • Il commissariamento degli enti.

A maggio di quest’anno passano a ventiquattro gli anni di gestione commissariale dei Consorzi di Bonifica siciliani. La fine dell’amministrazione democratica di questi organismi è iniziata infatti il 25 maggio 1995 con la pubblicazione della legge regionale n. 45 recante “Norme sui Consorzi di Bonifica”. Il 5° comma dell’art. 8 stabiliva che “fino alla costituzione dei Consorzi previsti dalla nuova normativa le gestioni straordinarie sono rette da Commissari nominati dall’Assessore Regionale per l’Agricoltura e le Foreste, scelti tra funzionari dell’Amministrazione regionale.

 

  • I provvedimenti emanati dalla Regione e lo stato di crisi.

In questo lungo lasso di tempo l’ARS, nell’ambito delle cosiddette leggi di stabilità, ha approvato tutta una serie di articoli prevalentemente destinati alla stabilizzazione del personale. Nel momento in cui la situazione è diventata finanziariamente insostenibile, la politica ha cercato di correre ai ripari con interventi tampone ma non risolutivi del problema. Nella legge regionale di stabilità per il 2014 è stato approvato un articolo che ha ridefinito gli ambiti territoriali di operatività dei Consorzi di bonifica attraverso la costituzione di due organismi, uno per la Sicilia occidentale comprendente le strutture di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Gela e l’altro per la Sicilia orientale raggruppando i consorzi di Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania, Siracusa e Messina. La conseguenza di questa iniziativa è stata solamente quella di aver ridotto il numero dei commissari, da 11 a 2, lasciando invariate tutte le criticità del sistema. Nella finanziaria regionale successiva è stata invece approvata la norma che impone, a partire dal 2020, il pareggio di bilancio degli enti di bonifica ed il contestuale progressivo abbattimento del contributo regionale. Nell’ambito della stessa norma era anche specificato che entro trenta giorni dalla sua pubblicazione l’assessore doveva provvedere, con decreto, alla revisione del rapporto unità di personale/territorio tra i consorzi. Delle due disposizioni regionali è andata avanti solo quella che disponeva l’abbattimento progressivo del contributo regionale, che l’anno prossimo (2020) dovrebbe completamente sparire, mentre è rimasta ferma al palo, per ovvi motivi di opportunità politica, la parte riguardante il riassetto funzionale e gestionale dei consorzi, vale a dire la principale criticità da risolvere.

  • L’insostenibilità dei canoni irrigui.

Con la riduzione delle rimesse regionali ed in presenza di costi gestionali pressochè stabili, se non addirittura accresciuti, si è via via allargata la forbice tra entrate ed uscite degli enti di bonifica con la conseguente lievitazione degli oneri consortili a carico degli agricoltori. Un paradosso tutto siciliano se si pensa che la stessa amministrazione regionale è impegnata nell’attuazione dei programmi comunitari con interventi che puntano a mettere le aziende siciliane nei binari della competitività attraverso investimenti mirati principalmente a ridurre i costi di produzione.

 

  • Le proposte per una definitiva soluzione del problema.

La situazione, incancrenitasi nel corso dei decenni, necessita di interventi immediati, con finalità diverse e con un unico obiettivo ovvero di portare alla costituzione di nuovi organismi efficienti e rispondenti alle reali esigenze del mondo agricolo siciliano.

Contestualmente è necessario affrontare la situazione riguardante l’indebitamento visto che un mutuo va fatto per azzerare il pregresso e non per mantenere in vita il sistema attuale. Debito che, secondo le ultime stime conosciute, dovrebbe superare i 100 milioni di euro.  Occorre in ogni caso definire ed aggiornare l’entità precisa del debito complessivo accumulato ad una data prestabilita, possibilmente coincidente con quella di liquidazione degli organismi.

Parimenti è necessario intervenire tempestivamente per l’abrogazione dell’art. 47, comma 11 della legge di stabilità del 2015, norma che ha previsto la progressiva eliminazione della partecipazione regionale ai costi di gestione. Immediatamente dovranno essere sospesi, e successivamente depurati, tutti i ruoli consortili calcolati in base alle mancate entrate sostenute dalla Regione.

Occorre procedere con tempestività poiché ogni ritardo nel processo di normalizzazione della bonifica siciliana rischia di azzerare tutti gli investimenti effettuati nel settore primario per migliorare la competitività delle aziende e la qualità della produzione.

 

Lì 09/04/2019

Le Organizzazioni unitariamente

Stop allo svuotamento della Diga Pozzillo, il Consorzio di bonifica acceleri le procedure per la conservazione delle acque irrigue

Da diverse settimane sono in corso le operazioni di scarico in alveo delle acque della diga Pozzillo al fine di mettere in sicurezza la struttura in relazione alla quota massima di invaso autorizzata dall’ufficio tecnico delle Dighe”. Lo rendono noto il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro  e Giosuè Catania, coordinatore di giunta e responsabile regionale CIA per la Bonifica.

“Riteniamo urgente ed indispensabile interrompere l’alleggerimento dell’invaso e concordare con il Consorzio di Bonifica le procedure di recupero delle acque irrigue, permettendo di riempire i laghetti aziendali attraverso l’immissione dell’acqua di fluenza nei canali – dichiarano Giuseppe Di Silvestro Giosuè CataniaEsprimiamo forti preoccupazioni e perplessità rispetto alla perdita di preziosi volumi idrici mentre la stagione primaverile è già alle porte – aggiungono – e non volendo disconoscere le prescrizioni dettate dagli organi preposti, crediamo che la messa in sicurezza vada affrontata prevedendo la conservazione dell’acqua che rappresenta la sopravvivenza per molte aziende agricole”.

”Una quantità considerevole di acqua – affermano– che ancora continua ad essere scaricata sul fiume e che invece deve costituire una riserva a sostegno delle produzioni, perché il rischio che non vi sia acqua a sufficienza per la prossima campagna irrigua è reale”. “Sarebbe paradossale – ribadiscono Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania –considerata la forte piovosità dello scorso inverno, non avere per l’estate sufficienti risorse idriche. Una situazione che rischia di rendere difficile la stessa economia delle aziende agricole, molte delle quali stremate dai continui danni alla produzione e alle strutture causate proprio dalle recenti e dirompenti piogge alluvionale”.

“In un contesto difficile come quello attuale, con la maggior parte degli invasi oggetto di deficienze strutturali, riteniamo, inoltre, indispensabile individuare un tavolo di confronto per la condivisione di un programma  che oltre a predisporre gli interventi per la prossima stagione irrigua, individui le iniziative urgenti e strategiche al fine di rendere funzionali le opere dell’intero Bacino del Consorzio di Bonifica della Sicilia Orientale, affrontando in tempo tutti gli aspetti relativi alla conservazione, alla manutenzione degli impianti e al piano razionale di distribuzione delle acque nell’ambito del Bacino idrografico”. “ A tal fine, invitiamo il Prefetto di Catania a convocare il gruppo di lavoro all’uopo costituito che affronti le tante problematiche consortili in atto”.

 

 

Infrastrutture in Sicilia l’appello della Cia Sicilia Orientale alla Regione

La Cia Sicilia Orientale  chiede incontro  urgente a Palermo per fare il punto “tutto il dibattito nazionale su Tav si o Tav no, mentre il Sud lentamente muore”

IMG_5951 “Non è pensabile che il Governo regionale assista passivamente al dibattito nazionale Tav sì o Tav no, mentre il Sud lentamente muore, aspettando un piano per le Infrastrutture, vitale per la sopravvivenza di migliaia di aziende e produttori che ogni giorno lottano per imporre le proprie merci nei mercati nazionali e internazionali, alle prese con i costi di gestione e di trasporto, della concorrenza, della manodopera ormai diventati insopportabili”. Lo dichiarano il presidente della Cia Orientale Giuseppe Di Silvestro e il direttore Graziano Scardino, i quali attraverso una lettera aperta sollecitano il presidente della Regione, l’assessore al ramo, i deputati dell’Ars ad affrontare la questione “infrastrutture” in tutte le sedi istituzionali.

“Condividiamo le ansie  dei produttori del Nord e l’opportunità di completare un’opera che è già costata milioni di euro –commentano Di Silvestro e Scardino–  ma esiste un pezzo d’Italia che continua a restare al palo, che subisce decenni di miopia politica, di sterili annunci che non vivono il tempo di una legislatura. Ed esiste la regione più grande d’Italia, la Sicilia, dove per percorrere 100 chilometri e raggiungere due capoluoghi di provincia ci si impiega non meno di 2 ore e si rischia anche la vita”.

“Che fine ha fatto il piano delle infrastrutture in Sicilia? – si chiedono i massimi rappresentanti della Cia Sicilia Orientale – che fine ha fatto il progetto della Catania–Ragusa, e dove sono finiti i finanziamenti della Catania-Gela? Quanto dovremo aspettare ancora per il completamento della Caltanissetta-Agrigento? E quanti morti dovremmo contare ancora sulla Catania-Palermo? O quanti anniversari di  frane e alluvioni celebrare per percorrere la Catania-Messina su una doppia carreggiata? Quanto potrà resistere, ancora, una categoria stremata da un gap strutturale che si ritrova a dover fare acrobatiche gimcane sia tra pastoie burocratiche sia tra cantieri aperti, interruzioni e corsie alternate?”.

“Chiediamo al presidente Musumeci di fare sentire la propria voce a livello nazionale, di porre all’attenzione delle altre forze di maggioranza di questo Paese, un Sud che non ha bisogno di assistenza ma necessita di azioni politiche che siano risposte concrete e che creino pari opportunità; all’assessore al ramo, poi, chiediamo di mettere mani al Piano delle infrastrutture e di convocare un tavolo tecnico con le forze datoriali e sociali  di  questa Regione in cui si faccia il monitoraggio di tutte le incompiute siciliane; e ai 70 deputati all’Ars di svolgere il mandato per il quale sono stati votati e, cioè, fare da pungolo all’esecutivo ed essere interpreti sul piano legislativo delle istanze dei cittadini, delle piccole e medie imprese, delle fasce deboli, con una visione ampia e lungimirante dello sviluppo economico di questa regione”.

Anp-Cia: quattro misure per tutelare reddito pensionati

Dall’aumento delle pensioni minime all’inserimento degli agricoltori tra categorie che svolgono mansioni gravose, le proposte al Governo dell’Associazione nazionale pensionati: tutelare il reddito dei pensionati, farlo in fretta e in modo efficace.

L’ANP, l’Associazione nazionale dei pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, lancia il suo appello al Governo presentando la sua proposta di azioni concrete e indispensabili.

L’Anp-Cia torna a ribadire la sua richiesta di adeguamento nell’arco di tre anni, delle pensioni minime a 650 euro (oggi 513,01) come previsto dalla Carta sociale Europea. Del resto, in agricoltura -spiega, infatti, Anp- sono circa 700 mila i pensionati interessati che, pur avendo superato i 70 anni, continuano a lavorare nei campi per avere un reddito dignitoso, ma non favorendo in questo modo il ricambio generazionale (il 41% degli imprenditori agricoli ha un’età superiore a 65 anni).

Inoltre, si fa stringente l’urgenza di inserire gli agricoltori (Coltivatori diretti e Iap), tra le categorie dei lavori usuranti, affinché usufruiscano di anticipi pensionistici senza penalizzazioni (APE Sociale).

Secondo l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, serve rivedere anche, edefinitivamente, dopo oltre 20 anni di interventi contraddittori, l’impianto normativo di indicizzazione delle pensioni al fine di giungere ad un sistema di perequazione certo e rispondente alle concrete necessità di spesa derivanti dalle dinamiche inflattive. Ciò adottando anche il sistema IPCA (l’indice dei prezzi armonizzato per tutti i Paesi dell’Unione europea) anziché il FOI (l’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati), con un paniere che tenga conto dei reali consumi degli anziani, ovvero, beni alimentari, trasporti.

Infine, Anp-Cia chiede la riduzione del carico fiscale sui pensionati tra gli 8 ed i 28 mila euro annui, armonizzandolo con quello del lavoro dipendente. Oggi il pensionato con un reddito intorno ai 15.000 euro paga, una imposta pari a 2.153 euro, mentre l’IRPEF dovuta sullo stipendio è pari a 1.886 euro, con una differenza di 267 euro a causa di detrazioni inferiori rispetto al lavoro dipendente.

Questi i punti al centro della recente riunione di Giunta Anp-Cia che aveva all’ordine del giorno l’urgente riflessione sull’annosa questione legata al reddito dei pensionati, anche alla luce dell’ultimoprovvedimento del Governo in materia di “pensioni di cittadinanza” e “Quota 100”.

Olivicoltura. A Catania la selezione dei migliori oli per il premio La Sirena D’oro di Sorrento. Aperte le iscrizioni fino al 4 marzo

Farà tappa a Catania la diciassettesima edizione del premio internazionale “La Sirena D’oro” di Sorrento, la rassegna dedicata agli oli extravergini di oliva Dop, Igp e Bio italiani, con la selezione dei migliori oli siciliani, i prossimi 15 e 16 marzo, nei saloni della Camera di Commercio etnea.

Una finestra tutta siciliana, dunque, che verrà presentatavenerdì 15 marzo, alle 11, nella Sala Giunta di Palazzo degli Elefanti nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperanno, tra gli altri, il sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’assessore Regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, il presidente della Camera di Commercio Sicilia Sud/Est Pietro Agen, il sindaco di Sorrento GiuseppeCuomo, e Giosuè Catania, presidente del Consorzio di Tutela Per l’olio extravergine di oliva DOP Monte Etna.

La selezione sarà sottoposta ad analisi sensoriale da parte di un panel di assaggio, che valuterà e classificherà secondo i metodi del Coi, il Consiglio oleicolo internazionale e dell’Unione Europea.

La diciassettesima edizione riserva alla Sicilia una sorpresa importante, l’istituzione del “Premio speciale Sicilia”, grazie all’importante affermazione del prodotto nostrano, in particolare la DOP Monte Etna e la DOP Monti Iblei, nelle ultime edizioni.

“Un grande riconoscimento – spiega Giosuè Catania, presidente del Consorzio di Tutela Per l’olio extravergine di oliva DOP Monte Etna – per una regione come la Sicilia che vanta l’eccellenza della produzione e che si afferma sul mercato con il suo patrimonio di biodiversità e con le 6 DOP e una IGP di recente istituzione che caratterizzano le qualità di un prodotto di forte identità territoriale”.

La manifestazione nazionale, che si terrà a Sorrento dal 29 al 31 marzo, sarà l’occasione per affrontare il dibattito nazionale e internazionale sulle produzioni olivicole, con l’obiettivo di promuovere l’olio italiano, sia sui mercati italiani che su quelli stranieri, con grandi possibilità di espansione.

All’interno del ricco programma della kermesse è statadedicata una sezione all’olio del Giappone ed sarà ospite della rassegna anche un paese produttore, il Portogallo, mentre un’ulteriore finestra speciale sarà rivolta alla produzione cinese.

 

Cia Sicilia Orientale alla Regione: gelate 2008, cracking, alluvioni, misure Psr su investimenti e giovani, Consorzi di Bonifica, questioni non più rinviabili

Alla riunione presenti Giuseppe Di Silvestro, Graziano Scardino e Francesco Favata “Abbiamo riscontrato massima  disponibilità e risposte concrete che ci lasciano  ben sperare per il futuro”. Soddisfazione anche sull’accordo  per il completamento della Diga Pietrarossa, Giosue Catania “ Dopo lunghi anni di battaglie, si mette fine ad una telenovela”

“Abbiamo incontrato l’assessore regionale Edy Bandiera e il dirigente generale Carmelo Frittitta per fare una ricognizione delle tante questioni ancora aperte, vecchie e nuove, a partire dal mancato pagamento dei danni relativi alle gelate dell’anno 2008 alle più recenti calamità naturali: il cracking che ha danneggiato le produzioni di uva da tavola di Mazzarrone, l’alluvione dello ottobre scorso che ha creato ingentissimi danni a produzioni e aziende private della Piana di Catania, a strade e condotte idriche, e ultimo il terremoto di dicembre che ha colpito di territori da Zafferana ad Acireale, la cui incidenza economica è ancora in fase di valutazione. Abbiamo voluto verificare anche lo stato dell’arte dei bandi del PSR in particolare le misure 4.1 e 6.1, cioè investimenti delle aziende agricole e ricambio generazionale”. Lo rendono noto il presidente della Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro, il direttore Graziano Scardino, il componente di Giunta Francesco Favata, ricevuti ieri a Palermo dall’assessore Edy Bandiera e dal dirigente Generale Carmelo Frittitta.

“Nel corso dell’incontro da noi fortemente voluto e ottenuto nel giro di poche settimane – sottolineano i rappresentanti della Cia Sicilia Orientale –  durante il quale abbiamo rappresentato le nostre richieste non più rinviabili, abbiamo riscontrato non solo la massima disponibilità all’ascolto e uno spirito di collaborazione costruttivo da parte dell’assessore e del dirigente generale, ma ottenuto risposte concrete che ci hanno soddisfatto e che ci lasciano ben sperare per il futuro. Rileviamo, inoltre, l’aumentata capacità di spesa dell’assessorato negli ultimi mesi del 2018 in particolare sulle misure a superficie, quali il biologico e l’indennità compensativa”.

E intanto, la Cia Sicilia Orientale esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto tra il Ministero delle Infrastrutture e la Regione Siciliana annunciato dal presidente Nello Musumeci per il completamento  della diga Pietrarossa grazie al trasferimento di 60 milioni di euro. “Dopo lunghi anni di battaglie, si mette fine ad una telenovela– commenta Giosue Catania, già vice presidente vicario Cia Sicilia Orientale –finalmente il completamento della diga Pietrarossa per fini irrigui sarà essere un obiettivo concreto. Un’opera indispensabile che consentirà  un maggiore accumulo di acqua da immettere nelle condotte idriche e dare una risposta, tanto attesa, al comparto agricolo ed economico di una vasta area già duramente provata da una prolungata siccità ancora in atto”:

“Sulle singole questioni sollevate nel corso della riunione palermitana– spiegano D9 Silvestro, Scardino e Favata– l’assessore ha dato concrete rassicurazioni: 1) Sui danni in agricoltura provocati dalle gelate del 2008 relativamente alle 270 pratiche rimaste ancora inevase, l’assessorato preparerà un decreto di riassegnazione delle somme per circa un milione di euro; 2) Sui danni alle produzioni di uva da tavola di Mazzarrone, provocati dal cd cracking, e sui danni da alluvione si attende il completando delle delimitazioni e l’attivazione di un fondo di solidarietà europeo; 3) Si sta procedendo, intanto, ad una pulizia dei fiumi, alla manutenzione dei canali, molti dei quali trascinati via dalla furia dell’acqua o invase dai detriti, e al collaudo delle dighe; 4) Sulla misura 4.1 del Psr, al netto di eventuali ricorsi, sono pronti i decreti delle prime 50 pratiche in graduatoria; 5) sulla misura 6.1 del Psr sarà pronta entro febbraio la graduatoria definitiva per 1.600 tra soggetti; 6) Per quanto riguarda i prossimi interventi alle misure del Psr, l’assessore si è impegnato a una nuova 4.1 con investimenti più abbordabili con una massimale di spesa da fino a 350/ 500 mila euro, e a un bando sulle misure a superficie per le zone montane; 7) Affrontato anche il tema dei Consorzi di bonifica prevedendo interventi alle dighe e ai canali di adduzione con l’impegno di una riorganizzazione generale perché si arrivi preparati a ridosso dei mesi estivi con volumi di acqua sufficienti a coprire il fabbisogno di tutte le imprese agricole”.

Decretone: Cia, in attesa del testo c’è preoccupazione per le pensioni minime degli agricoltori

Secondo l’analisi di ANP Associazione Nazionale Pensionati e del Patronato-Inac, l’agricoltore che ha versato contributi prenderebbe meno di chi non ha versato nulla.

In attesa della pubblicazione del testo ufficiale Cia–Agricoltori italiani lancia un messaggio di allarme sul possibile effetto di alcune misure sulle pensioni minime agricole e sulla platea dei destinatari di quota 100.  Auspichiamo –sottolinea Cia- che in sede parlamentare vengano apportati i dovuti correttivi al provvedimento legislativo e confidiamo in un intervento del Ministro Gian Marco Centinaio, attento alle problematiche del settore.

Da un’analisi del Centro studi diANP Associazione Nazionale Pensionati di Cia e del Patronato Inac,la questione che maggiormente preoccupa è riferita alla pensione di cittadinanza che parrebbe escludere i pensionati agricoltori, molti dei quali percepiscono appena il trattamento minimo di 513 euro,garantendo, invece, a coloro che non hanno versato contributi, assegni di importi superiori. Chi ha lavorato una vita in agricoltura, versando i contributi regolarmente, rimarrebbe con una pensione ben al di sotto della soglia indicata dalla Carta sociale europeaovvero 650 euro/mese, che corrispondono al 40% cento del reddito medio nazionale. 

A questa penalizzazione -segnalano CIA, ANP e Inac- si sommerebbe l’impossibilità per gli agricoltori di accedere all’Ape social, ovvero andare in pensione a 63 anni di età con 36 anni di contributi, perché anche con questo Decreto l’agricoltura non verrebbe riconosciuta tra i lavori gravosi e usuranti. Mantenere le pensioni basse in agricoltura impedisce oggi il ricambio generazione e favorisce lo spopolamento delle aree interne. Infatti, non è raro che gli agricoltori anche ultra settantenni continuino l’attività in azienda per raggiungere un reddito appena dignitoso. Questo scenario se confermato-rilanciano Cia, Anp e Inac- dimostrerebbe la validità della proposta che portiamo avanti da tempo, puntando a determinare criteri di equità tra i pensionati. La Cia propone, infatti, di istituire una pensione base per tutti a cui va aggiunta la quota ottenuta con il calcolo dei contributi versati.

Secondo l’analisi infine l’introduzione di quota100 e di Opzione Donna fanno vedere un cambio necessario di tendenza, rispetto alla legge Fornero, anche se in mancanza di una visione organica del sistema pensionistico.