Consorzi di Bonifica: a Catania e Palermo la protesta degli agricoltori “Vogliamo l’annullamento dei ruoli, noi non paghiamo per servizi inesistenti”

I rappresentanti di categoria “le colpe della mala gestione non ricadano sui produttori”

I sindaci al fianco dei lavoratori “nei nostri territori, l’agricoltura sta morendo”

Il commissario Nicodemo “La Regione verso la sospensione delle cartelle, per il momento è un segnale

 

“Chiediamo l’annullamento dei ruoli consortili perché gli agricoltori non possono più sopportare costi esorbitanti a fronte di servizi inefficienti, il Governo e, soprattutto l’Ars, prendano una decisione netta”. Questa la richiesta incassata oggi dal Commissario del Consorzio di bonifica 9, Francesco Nicodemo, che questa mattina ha ricevuto una delegazione di Agrinsieme Catania, di produttori e di sindaci in protesta, a Catania, come in tutta la Sicilia, contro il pagamento delle cartelle arrivate in queste ultime settimane, relative al conguaglio degli anni passati.

“Non vorremmo prendere decisioni più drastiche – ha avvertito Giuseppe Di Silvestro, presidente della CIA Sicilia Orientale e di Agrinsieme Catania –noi vogliamo discutere del futuro dei Consorzi. Ancora oggi torniamo a ribadire la necessità che il Governo regionale si attivi con azioni non più procrastinabili: dall’immediato annullamento dei ruoli consortili e all’apertura di un tavolo tecnico regionale in cui, da una parte si discuta dell’aumento sconsiderato della tariffa 2019 e del conguaglio 2018, maggiorato rispetto alla previsione di spesa del 40%, e dall’altra si affrontino le questioni legate ai disservizi e alle reti fatiscenti”.  “Un messaggio deve essere chiaro – ha aggiunto Giovanni Selvaggi Confagricoltura – gli agricoltori non possono farsi carico di somme di cui non hanno né contezza né disponibilità. Siamo consapevoli di dover stare al fianco della politica per definire una volta per tutte la riforma dei Consorzi”.

Dal canto suo, il commissario Nicodemo ha rilanciato la soluzione, “sebbene transitoria– ha specificato – di sospendere nell’immediato le cartelle per capire come affrontare il problema”. “Dopo un incontro intercorso lo scorso 6 novembre tra il presidente Nello Musumeci, gli assessori Edy Bandiera e Gaetano Armano e i commissari e direttori dei Consorzi di Sicilia Orientale e Occidentale, è maturata la decisione di prevedere un contributo tecnico che possa essere approvato immediatamente dall’Assemblea. “Non è la definizione del problema – ha ammesso Nicodemo – ma certamente è un segnale forte che si vuole dare ai produttori”.

“La procedura amministrativa della sospensione deve essere ancora definita – ha sottolineato Giosuè Catania, responsabile regionale CIA per i Consorzi di Bonifica –  ma non possiamo che considerarlo solo un primo step, noi miriamo all’annullamento dei ruoli, chiedendo alla Regione di recuperare le risorse con cui coprire i debiti che stanno determinando questi ultimi aumenti spropositati”.

Al loro fianco anche i sindaci del comprensorio. “Apprezziamo la presa di posizione del Presidente della Regione di fare sospendere i ruoli – ha commentato Giovanni Burtone, sindaco di Militello –ma da un punto di vista anche tecnico non basta: i ruoli vanno annullati perché Riscossione Sicilia ha già emesso le cartelle”. Stesso tenore anche il commento di Daniele Lentini, di Francofonte, e Francesco Favata, vice del comune di Palagonia. “Le richieste alla Regione sono due: l’annullamento delle cartelle e la Riforma dei Consorzi. A rischio c’è la sopravvivenza dell’agricoltura di interi territori”.

Il commissario Nicodemo, nel frattempo, con al fianco il direttore Fabio Bizzini, lavora “nella direzione di alleviare il costo dei canoni – ha affermato – A Catania e a Caltagirone, grazie ad alcune economie di gestione, siamo riusciti a tagliare il conguaglio 2019 uno sforzo enorme, considerate le poche risorse disponibili”.

Alleggerimento dovuto a più finanziamenti arrivati dalla Protezione Civile e destinati alla manutenzione, circa 500 mila euro, in particolare per la sistemazione dei canali Cavazzini quota Cento e Magazinazzo”. “Abbiamo richiesto ulteriori interventi per quanto riguarda gli ultimi danni alluvionali, non solo quelli del 2018”.

Un sospiro di sollievo, dunque, ma solo per alcuni produttori. Altri, invece, delle zone di contrada Ramone agro di Ramacca, per esempio, serviti dal Canale Sbarda L’Asino, non possono fare lo stesso. “Da venti anni nessuna manutenzione, con un rimpallo di competenze tra il Consorzio e il Demanio, nessuno si è presentato a fare la pulizia – denunciano Antonio Sambataro e Letizia di Cifalù –  Nel nostro territorio non esistono le condotte, sono solo fittizie per questo noi non pagheremo i costi di servizi, mentre chiediamo una riduzione dei canoni fissi, perché ci sobbarchiamo già i costi per fare arrivare l’acqua nei nostri terreni, pagando anche le servitù di passaggio. Nelle nostre condizioni di sono molti agricoltori. Noi ci rifiutiamo di pagare i canoni per un servizio che non esiste”. “Quando sono intervenuto personalmente con i miei mezzi per rimuovere le canne nel canale – ha raccontato Antonio Sambataro che con la moglie gestisce due aziende agricole –  ho subito diverse denunce da parte della Forestale e del Centro Faunistico per disturbo alla fauna”.

Anp-Cia: legge bilancio ignora pensionati, pronti alla piazza

Nella legge di bilancio non sembrano essere presenti, sia nelle intenzioni che nelle azioni del Governo, elementi tali da modificare il nostro stato di preoccupazione per le condizioni dei pensionati e degli anziani. Non indietreggia di un passo Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che ancora una voltatorna a sollecitare un intervento risolutivo da parte dell’esecutivo e a tal file sta incontrando i rappresentanti in parlamento dei partiti politici. Ultimo, il confronto con Maria Luisa Gnecchi, responsabile welfare del PD.

Secondo quanto appreso in relazione al programma del nuovo Governo, Anp-Cia – che ora si dice pronta a concretizzare la mobilitazione nelle piazze, come già preannunciato il mese scorso – non rintraccia alcuna attenzione credibile allo stato della sanità e dei servizi socio-sanitari nelle aree interne e rurali. Manca, inoltre, attenzione e visione strategica in materia di politiche dell’invecchiamento attivo e di valorizzazione sociale degli anziani nella società.

Necessario per Anp-Cia, anche ribadire che non risulta alcuna previsione di interventi migliorativi delle pensioni minime. Non si riconosce l’indicizzazione per l’adeguamento del potere d’acquisto delle pensioni al costo della vita. In balia d’incertezza anche il tema quattordicesima. Viene confermata Quota 100, ma si continua a escludere gli agricoltori, dai lavori gravosi e usuranti. Non trova spazio la riduzione della tassazione sulle pensioni, al momento prevista solo per i lavoratori dipendenti. Non si prevede niente, ancora una volta, per i cosiddetti incapienti che la pensione di cittadinanza con i relativi paletti, ha costretto all’emarginazione.

Anp-Cia, sebbene consapevole delle condizioni difficili del Paese e della crisi economica, pur prendendo atto dell’impegno che ha portato alla costituzione del nuovo esecutivo, di cui riconosce gran merito al Presidente della Repubblica Mattarella, si vede, dunque, nella condizione di rafforzare la sua pressione nei confronti delle istituzioni, secondo le aspettative indicate dall’Associazione nel documento approvato nell’ultima Assemblea nazionale.

“Continueremo a dialogare con le prefetture regionali e provinciali -ha confermato il presidente nazionale Anp-Cia Alessandro Del Carlo- e a confrontarci con i rappresentanti politici in parlamento. Il Paese che Vogliamo, i suoi cittadini, soprattutto nelle aree interne cichiedono del resto di non abbassare la guardia. Va quanto prima affrontato -ha ribadito Del Carlo- il tema dell’accessibilità ai servizi soprattutto nelle già penalizzare zone rurali. Governo e Parlamento non usino due pesi e due misure, rispettino il valore sociale dei pensionati e degli anziani”.

 

 

Agricoltura, la Cia Sicilia Orientale lancia l’ultimatum al Governo regionale: “Sospendere immediatamente i ruoli consortili, siamo pronti a scendere in piazza”

“La Regione sospenda immediatamente i ruoli consortili che continuano a gravare come un macigno sugli agricoltori della Piana di Catania ormai allo stremo e pronti a scendere in piazza. Noi saremo al loro fianco”. A lanciare l’ultimatum al Governo della Regione Siciliana è la Cia Sicilia Orientale, nelle ore in cui centinaia di agricoltori ricevono gli avvisi dei ruoli consortili relativi al conguaglio degli anni passati. Sollecitazioni indirizzate anche ai deputati e ai  capigruppo all’Ars perché accelerino l’iter legislativo della Riforma dei Consorzi di Bonifica.

“Dopo decine di appelli e innumerevoli incontri, l’ultimo ad agosto  scorso con il Commissario  del Consorzio di Bonifica della Sicilia Orientale Francesco Nicodemo – ricorda il presidente Giuseppe Di Silvestro –  ancora oggi  torniamo a ribadire la necessità che il Governo regionale si attivi con azioni non più procrastinabili: dalla immediata sospensione dei ruoli consortili e all’apertura di un tavolo tecnico regionale in cui, da una parte si discuta e si riveda l’aumento sconsiderato della tariffa 2019 e del conguaglio 2018, maggiorato rispetto alla previsione di spesa del 40%, e dall’altra si affrontino le questioni legate ai disservizi e alle reti fatiscenti”.

“Una situazione critica dalla quale si può uscire solo con un intervento della Regione – ha ribadito il responsabile regionale dei Consorzi di Bonifica Giosuè Catania –  sia in termini di programmazione, sia mettendo i soldi per coprire i debiti, che non possono pesare sulle spalle degli agricoltori, addossando loro la responsabilità di una cattiva gestione che va imputata solo ed esclusivamente ai Consorzi. Bisogna uscire da una situazione impantanata aumentare i servizi per garantire più incassi, riducendo complessivamente i costi”. “D’altro  canto, all’Ars si approvi il Disegno di Legge sulla Riforma dei Consorzi di bonifica, ma con le opportune modifiche, da noi più volte invocate, e non prima che si sia trovato il meccanismo per “liberare” i nuovi consorzi e le nuove governaces dal debito pregresso, causato da una cattiva gestione del passato, in modo da poter affidare gli enti ai veri titolari, cioè agli agricoltori, e chiudere definitivamente l’era dei  commissari”.

“Gli agricoltori – aggiunge Giuseppe Di Silvestro – chiedono che venga messo ordine nei servizi e nella gestione, garantendo le manutenzioni su reti obsolete, superando vecchi e dispendiosi sistemi di distribuzioni in alcune aree, mettendo in sicurezza e completando gli invasi, definendo una pianta organica di bacino che individui i reali bisogni dell’ente, provvedendo alla redazione e gestione dei piani di classifica per il riparto dei contributi, individuando i diversi tipi di intervento per l’utenza agricola ed extra agricola, affinché tutti paghino, si paghi quanto dovuto e in virtù dei benefici ricevuti, seguendo il semplice principio che chi riceve un servizio deve pagare, perché un’agricoltura di qualità merita un ente efficiente”.

Con la legge regionale di stabilità del 2014 è stato definito l’ambito territoriale di operatività dei Consorzi di bonifica attraverso la costituzione di due organismi, uno per la Sicilia occidentale comprendente le strutture di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Gela e l’altro per la Sicilia orientale raggruppando i consorzi di Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania, Siracusa e Messina. “La conseguenza di questa iniziativa – concludono Giosuè Catania Giuseppe Di Silvestro– ha portato alla riduzione dei commissari, da 11 a 2, lasciando invariate, però, tutte le criticità del sistema”.

 

 

Pensioni: Anp-Cia, nuovo Governo intervenga subito su assegni al minimo

L’Associazione nazionale pensionati ribadisce urgenza di adeguamenti a costo della vita

Tra le voci nel programma del nuovo Governo, non un impegno concreto che faccia intravedere l’aumento delle pensioni minime e la tutela di quelle basse. A tornare sulla questione è l’Anp -Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani- che, per sollecitare un intervento risolutivo, ha già incontrato oltre trenta Prefetti in tutta Italia, presentando un documento di criticità e proposte.

Per Anp-Cia restano, infatti, all’ordine del giorno, tra le faccende irrisolte, come manifestato nell’Assemblea nazionale a inizio anno, quella relativa al blocco delle indicizzazioni che impedisce l’effettivo adeguamento delle pensioni al costo della vita reale. Inoltre, al tema degli assegni minimi, non superato dalla cosiddetta pensione di cittadinanza, si aggiunge ancora quello di una sanità poco incisiva, di una mancata crescita economica con rischio recessione e isolamento internazionale.

Nella nuova condizione politica non cambiano, dunque, le preoccupazioni di Anp-Cia che ricorda al nuovo esecutivo gli oltre 8 milioni di pensionati con una prestazione sotto i mille euro, di cui più di due milioni sono pensioni minime da 513 euro. Persone relegate dalla crisi a condizione di grave disagio sociale.

“Certamente -commenta il Presidente nazionale Anp, Alessandro Del Carlo- apprezziamo il superamento di un clima di scontro frontale che ha alimentato odio e risentimento sociale, minato solidarietà e accoglienza, valori fondativi della nostra civiltà”.

Incoraggiante poi, per il Presidente Del Carlo, sentir parlare di pensioni di garanzia per i giovani, “una dichiarazione di responsabilità importante che tiene conto del futuro di queste generazioni, destinate, a cominciare dagli agricoltori, a pensioni da fame”.

“E’ tuttavia sul tema dei servizi e della sanità, intesa come sistema pubblico e universalistico, -puntualizza Del Carlo- che si gioca la partita della coesione sociale. Riconosciamo gli intenti positivi espressi dal Governo Conte bis, ma occorre mettere mano seriamente al rilancio delle aree rurali”.

Anp rilancia dunque “Il Paese che Vogliamo”, progetto di riforma su cui Cia si sta già confrontando con Regioni ed Enti locali, in particolare proprio per sanare l’enorme e inaccettabile gap tra zone urbane e rurali d’Italia, “anche in termini di accessibilità ai servizi -precisa e conclude Del Carlo- con gli anziani tra i più penalizzati. Saremo ancora fortemente in campo disponibili a collaborare con i Ministeri preposti, perché si garantisca la tutela dei diritti dei pensionati e degli anziani”.

 

“La Filiera cerealicola nelle zone interne. Alternative possibili?” Venerdì 6 settembre confronto a Raddusa

Nell’ambito della 25° edizione della “Festa del Grano” in programma a Raddusa venerdì 6 settembre, la Cia Sicilia Orientale, in collaborazione con Agia Associazione dei giovani imprenditori agricoli e il Consorzio Sicil Cereal, ha organizzato per le 17.30 al Centro Polifunzionale Papa Giovanni Paolo II, (Via Regina Margherita, 64) un convegno pubblico sul tema: “La filiera cerealicola nelle zone interne.  Alternative possibili?”.

“Un’occasione per discutere con i relatori che interverranno della crisi della cerealicoltura nelle zone interne della Sicilia– anticipa il presidente Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro –   e delle alternative possibili a questa coltivazione”.

Dopo i saluti del sindaco Giovanni Allegra, alla tavola rotonda moderata da Vincenzo Grassia, coordinatore regionale GIE cerealicolo e presidente del consorzio Sicil Cereal, interverranno Graziano Scardino, responsabile regionale CAA-CIA Sicilia, Ivan Nardone, responsabile dipartimento Sviluppo Agroalimentare Nazionale Cia, Dino Giarrusso, eurodeputato, componente Comagri, Carmelo Allegra, presidente AGIA Sicilia, Giuseppe Di Silvestro, presidente Cia Sicilia Orientale. Concluderà i lavori  Edy Bandiera, assessore regionale Agricoltura.

“ Occorre differenziare l’offerta  e valorizzare i prodotti della rotazione cerealicola – aggiunge Di Silvestro –  per migliorare l’efficienza dei singoli segmenti produttivi con interventi significativi nei contratti di filiera. E’ importante anche il supporto delle istituzioni considerato che la cerealicoltura interessa in Sicilia quasi 300 mila ettari di territorio che devono fare i conti con la siccità e prezzi bassi del grano e dell’esigenza di nuovi investimenti e innovazione”.

 

Riforma Consorzi di Bonifica. Il responsabile regionale, Giosuè Catania “Auspichiamo un vero riordino della Bonifica, enti risanati dai debiti e gestione sana degli utenti agricoltori”

“Che sia la volta buona perché si metta mano al riordino dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, in modo efficiente e funzionale per garantire in chiave di modernità all’agricoltura dell’isola la razionale conservazione e distribuzione delle risorse irrigue”. Lo auspica Giosuè Catania, responsabile Regionale della CIA per i Consorzi di Bonifica, in merito al disegno di legge sulla Riforma dei Consorzi di Bonifica, entrato finalmente a Sala D’Ercole per essere votato dall’Assemblea regionale Siciliana, ricordando come le organizzazioni degli agricoltori rivendichino da quasi un quarto di secolo il riordino del settore.

“Guardiamo con attenzione al disegno di legge di riforma presentato dal Governo Regionale – ribadisce Giosuè Catania – personalmente me ne occupo da decenni e auspico ora un’accelerazione dei tempi nel dibattito assembleare che individui un percorso che chiuda la vecchia gestione debitoria e consegni agli utenti Agricoltori la gestione ordinaria libera da tutte le incrostazioni”.

“Già con la legge n. 5/2014 e l’individuazione dei due Consorzi di Bonifica (Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale) sono state poste le  fondamenta per la semplificazione e la riforma – ricorda il responsabile regionale – attuando il principio da noi fortemente sostenuto del governo unitario del territorio per bacino idrografico. Una logica che va sostenuta nell’individuazione dei distretti, poiché il sistema di collegamento esistente tra le reti irrigue e tra gli invasi presuppongono politiche di programmazione ed interventi coordinati da un’unica Regia di Bacino”.

“Poniamo  con forza – conferma Giosuè Catania – l’insostenibilità dei ruoli consortili pervenuti nel frattempo agli agricoltori con un pregresso da far paura e sollecitiamo nel frattempo un intervento della Regione per l’abbattimento degli aumenti ingiustificati. Il pareggio bilancio imposto ai Consorzi di Bonifica voluto dal  disimpegno finanziario della Regione sin dal 2015, non ha fatto altro sin qui che scaricare sugli utenti il frutto di cattive gestioni ed aumenti spropositati di ruoli senza tener conto dell’effettivo beneficio ricevuto”.

“Gli impegni assunti e le indicazioni proposte dal Presidente della Regione in generale richiamano – dichiara in modo esplicito Catania – una dovuta e attenta considerazione, che i nuovi compiti degli Enti consortili in materia di difesa del suolo, di protezione del territorio e le grandi manutenzioni assieme allo stato fatiscente di molti invasi siciliani, presuppongono un intervento pubblico costante”.

“É interesse comune non cedere a spinte localistiche – continua Giosuè Catania – ma perseguire una strategia di fondo che finalmente metta fine ad una pagina oscura della bonifica in Sicilia, mettendo ordine nei servizi e nella gestione, garantendo le manutenzioni su reti obsolete, superando vecchi e dispendiosi  sistemi di distribuzioni in alcune aree, mettendo in sicurezza e completando gli invasi, definendo una pianta organica di bacino che individui i reali bisogni dell’ente,provvedendo alla redazione e gestione dei piani di classifica per il riparto dei contributi, individuando i diversi tipi di intervento per l’utenza agricola ed extra agricola,affinché tutti paghino, si paghi quanto dovuto e in virtù dei benefici ricevuti”. “In un contesto di vera riforma e di responsabile condivisione del percorso – conclude Catania – gli agricoltori come sempre sono pronti a fare la propria parte”.

 

Agrinsieme Sicilia, l’appello al Governo Musumeci: “Tempo scaduto, senza risposte ci mobiliteremo”

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Il tempo è scaduto, senza risposte concrete da parte del Governo regionale, le organizzazioni professionali agricole siciliane sono pronte a proclamare lo stato di agitazione, avviando una serie di proteste che coinvolgano tutti comparti del settore agroalimentare. Non hanno dubbi i rappresentati di Agrinsieme Sicilia, il coordinamento costituito da CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri che da Catania questa mattina ha lanciato l’ultimo appello al Governo della Regione Siciliana, sottoscrivendo un documento di sintesi sulle questioni di maggiore criticità che vive  il settore agroalimentare. A cominciare, dalla mancata programmazione di interventi strutturali, carenze di infrastrutture, un inadeguato controllo e gestione delle fitopatie, ancora riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema agroalimentare del nostro territorio – sostengono rappresentanti di categoria – L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire  un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

Nel nostro territorio si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno che rappresentano i 2 terzi del raccolto nazionale. Sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

“Sono necessari – dichiara Giuseppe Di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale – un piano di rilancio dell’agrumicoltura siciliana e nazionale, che valorizzi le opportunità offerte dal riconoscimento comunitario IGP, aiuti la diversificazione produttiva e l’allargamento del calendario produttivo, affermi la validità dell’innovazione e della ricerca finalizzata al miglioramento delle cultivar e alla conquista dei mercati sia per il prodotto fresco che per il trasformato. Una cabina di regia nazionaleper programmare gli interventi necessari finalizzati all’ammodernamento dell’agrumicoltura e un piano finanziario, tale da favorire una vera e diffusa ristrutturazione sia dal punto di vista della difesa contro le fitopatie conosciute (tristeza) che contro le nuove fitopatie nuove (citrus black spot e greening). Anche le colture limonicole segnano il passo e, scontano la presenza delle fitopatie prima fra tutti il Malsecco dei limoni sul quale bisogna intervenire con urgenza”.

“Il comparto cerealicolo sta subendo una notevole pressione dalla concorrenza estera che si riflette su un modesto aumento dei prezzi che non trova riscontro negli aumenti dei costi di produzione sempre più alti – ha aggiunto  Giovanni  Selvaggi, presidente Confagricoltura Catania –  É indispensabile valorizzare i nostri prodotti cerealicoli che subiscono la concorrenza sleale dei paesi terzi che producono a costi enormemente più bassi, con manodopera a basso costo, con prodotti fitosanitari non più ammessi dai regolamenti europei e nazionali”.

“La programmazione degli interventiva fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio – Salvatore Corrado  Marino per Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI) –servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole, fondamentale anche il capitolo delle infrastrutture materiali e immateriali, strategiche per lo sviluppo agroalimentare, soprattutto nella nostra isola e a partire dalle aree rurali, dove il sistema sconta arretratezze e inefficienze”.

E ancora, il nodo dei consorzi di Bonifica è stato affrontato dal responsabile regionale Cia Giosuè Catania, “Lo stato di emergenza nel settore idrico e le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali, conferma la necessità di interventi indifferibili in un tutt’uno con la tanto attesa  riforma sul riordino dei Consorzi di Bonifica, compreso  un intervento immediato  per respingere  l’aumento spropositato e ingiustificato dei  Ruoli Consortili”.

E infine la burocrazia, “un fardello eccessivo per le aziende agricole – sostiene Graziano Scardino, referente regionale AGEA – che pesa quasi come le calamità naturalisia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa.AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati”.

 

Agroalimentare, Agrinsieme consegna documento alla Regione: “Al settore servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza

Agrinsieme, il coordinamento costituito dalle Organizzazioni Professionali e dalle centrali Cooperative di CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri presenterà alla stampa questa mattina, venerdì 14 giugno, alle 10.30, nella sala riunioni della sede catanese della Regione Siciliana (Palazzo Esa), il documento di sintesi attraverso il quale i rappresentanti delle categorie di agricoltori e produttori lanciano l’appello al Governo siciliano perché i temi legati al settore agroalimentare siciliano, con particolare riguardo ai fattori di maggiore criticità, quali mancata programmazione di interventi strutturali, carenza di infrastrutture, controllo e gestione delle fitopatie, riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema Agroalimentare del nostro territorio – anticipano i rappresentanti di categoria – L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire  un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che nell’ambito di una non più rinviabile attuazione del riconoscimento delle condizioni di Insularità della Sicilia, determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

Il nostro territorio, dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che pongono la Sicilia in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei.Ci sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

La produzione agricola nonostante la buona qualità subisce spesso una concorrenza sleale dell’importazione di prodotti dall’Esteroa basso prezzo e di dubbia qualità, tale da rendere insostenibile la conduzione dell’azienda agricola costretta a vendere a prezzi che talvolta non compensano neanche i costi di produzione.

Lo stato di emergenza nel settore idricoe le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali e di manutenzione degli impianti irrigui, conferma la necessità di interventi concreti ed indifferibili che allo stato attuale risultano insufficienti e tardivi.La riforma dei Consorzi di Bonifica e l’attuazione della legge n. 5/2014 dopo quasi un quarto di secolo di commissariamenti si rende indispensabile.

La programmazione degli interventi(elaborata e verificata anche ai tavoli tecnici Istituzionali e nell’ambito di conclamate filiere produttive) va fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi: alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio.“Per questo servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole”.

La burocrazia è un fardello eccessivo per le aziende agricole pesa quasi come le calamità naturalisia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa.AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati.

 

 

Agrumicoltura, Agrinsieme lancia appello alla Regione:

Si terrà venerdì prossimo, 14 giugno, alle 10.30, nella sala riunioni della sede catanese della Regione Siciliana (Palazzo Esa), la conferenza stampa di Agrinsieme, il coordinamento costituito dalle Organizzazioni Professionali e dalle centrali Cooperative di CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri nel corso della quale i rappresentanti delle categorie di agricoltori e produttori lanceranno l’appello al Governo regionale perché i temi legati al comparto agrumicolo siciliano, con particolare riguardo ai fattori di maggiore criticità, quali il controllo e la gestione delle fitopatie, tornino al centro dell’agenda politica.

“Il Governo faccia sentire la propria voce sui tavoli nazionali – anticipano i rappresentanti di categoria – per affrontare le emergenze fitosanitarie che hanno messo in ginocchio la nostra agrumicoltura, a cominciare dal virus ‘Tristeza’, senza sottovalutare i nuovi rischi come Xilella,CBS(Citrus black spot, o macchia nera degli alimenti) arrivato in Tunisia oil Mal del Secco. Alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano.

Il nostro territorio, dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che pongono la Sicilia in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei.Ci sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti colpiti dalla Tristeza.

 

Convegno a Riesi con il presidente Scanavino: Dalla terra l’economia del futuro

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