Caro bollette: Anp-Cia a Governo, rischio indigenza per milioni di anziani

Non sono più sufficienti i provvedimenti, pur apprezzabili, che il Governo ha inserito nella legge di Bilancio. Servono misure straordinarie per evitare che tantissimi pensionati, soprattutto quelli con assegni al minimo, precipitino di colpo in una condizione d’indigenza, impossibilitati a far fronte all’aumento esponenziale del costo della vita, tra caro energia, inflazione ed effetti della pandemia. È l’allarme lanciato da Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani.

In particolare, secondo l’Anp, rispetto alla crescita record delle bollette di luce e gas, oltre a un intervento eccezionale di contenimento, serve una strategia a breve e a lungo termine per superare, da una parte, la dipendenza dall’estero sull’approvvigionamento energetico, dall’altra per aumentare la produzione da fonti rinnovabili, investendo per esempio sull’agri-fotovoltaico. Inoltre, occorre intervenire sulla composizione dei costi attribuiti in bolletta, abbattendo i cosiddetti costi di sistema che oggi incidono fino al 50% sulla cifra totale rispetto ai consumi reali. È una situazione ingiusta per tutti, ma che diventa insostenibile per i redditi bassi.

Quanto alla ripresa dell’inflazione, per Anp-Cia sta avendo conseguenze immediate e gravi sui prezzi dei beni essenziali, a cominciare da quelli alimentari, producendo effetti devastanti, soprattutto per i soggetti meno abbienti. L’Istat ha registrato un forte aumento di persone in condizione di povertà assoluta, in particolare di quelle con minore protezione sociale, come i pensionati a basso reddito.

Infine, c’è il Covid, che continua a essere un’emergenza sanitaria, economica e sociale. In due anni la pandemia ha sconvolto gli equilibri sociali, procurato danni enormi in termini di vite umane, messo sotto pressione il sistema sanitario e i settori produttivi, fatto precipitare il Paese in una crisi senza precedenti. E gli anziani continuano a pagare il prezzo più alto: per loro, anche ora, precauzioni e distanziamento spesso significano isolamento sociale.

“Questo non è il Paese che Vogliamo -dichiara il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. La legge di Bilancio ha ignorato i pensionati al minimo, non ci sono stati benefici significativi dal decreto fiscale per i ceti sociali più bassi. Solo sulla sanità c’è stato uno sforzo importante, ma oltre all’emergenza Covid, c’è da recuperare un arretrato enorme di visite e interventi, che richiederà un impegno straordinario e di lunga durata”. Adesso, aggiunge, “c’è bisogno di uno sforzo ulteriore da parte del Governo per evitare una ‘tempesta perfetta’ a danno di milioni di anziani”.

Da parte sua, conclude Del Carlo, “l’Anp-Cia continuerà a battersi per la difesa dei pensionati, per assegni dignitosi e servizi socio-sanitari adeguati nelle aree interne e rurali, per la tutela del ruolo sociale degli anziani nella società”.

Campagne sotto assedio: tra calamità naturali e aumenti sconsiderati di materie prime alla Piana di Catania imperversano furti, danneggiamenti e pascoli abusivi

“L’aumento del costo delle materie prime di almeno il 30% è solo l’ultima tegola che arriva sulla testa degli agricoltori della Piana di Catania, che si inserisce in un quadro più complesso”. A lanciare l’allarme è il presidente della Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro, che dall’inizio dell’anno ha programmato una serie di incontri con gli amministratori e i referenti CIA dei comuni etnei della Piana di Catania per sostenere con forza le legittime rivendicazioni della categoria, nei confronti del Governo Nazionale e della Regione Siciliana. 

“Come se i lampi e i tuoni precipitati tra ottobre e novembre scorsi non fossero stati abbastanza – ha ironizzato  Di Silvestro –  sono piovuti dal cielo anche aumenti insostenibili per le casse dei produttori. A triplicare nel giro di poche settimane sono stati soprattutto i prezzi del gasolio per i mezzi di campagna, dell’energia elettrica che alimenta le pompe per il sollevamento dell’acqua necessaria per irrigare i campi. In piena semina del grano, posticipata di un mese a causa delle scorse alluvioni, abbiamo assisto al rincaro di mangimi, dei concimi, dei semi. Grandi disagi anche per i produttori dell’uva da tavola – aggiunge Di Silvestro – che in questo periodo dell’anno provvedono alla copertura dei campi per anticipare la produzione, costretti fare i conti anche con gli aumenti della plastica e dell’acciaio”.

L’ultimo incontro si è tenuto a Caltagirone alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente provinciale Francesco Favata, del responsabile Cia Caltagirone, Salvatore Grassiccia e dei componenti Cia Calogero Giancone e Salvo Grosso, dell’assessore alle Attività Produttive del comune calatino, Piergiorgio Cappello e dei delegati delle frazioni di Granieri, Titti Metrico, e di Piano San Paolo, Nicolò Caristia.

“Sono territori – ha ricordato il presidente Di Silvestro – già pesantemente colpiti dalle alluvioni e dal ciclone mediterraneo Medicane che hanno mandato in rovina gran parte dei prodotti, pregiudicando anche i raccolti successivi, e mandato in frantumi argini, recinzioni, scoperchiato tetti di capannoni e stabilimenti. Ogni azienda piange centinaia di migliaia di euro  di danni, senza avere ricevuto ancora un solo euro di indennizzo o ristoro”.  

Ma i partecipanti alla riunione hanno evidenziato anche altre emergenze. “Sono emersi anche – ha ripreso Di Silvestro – i vecchi soliti problemi che non riusciamo ad estirpare, come i  furti nelle campagne, saccheggi veri e propri, i danneggiamenti alle strutture, i pascoli abusivi.  Fenomeni che mostrano, neppure troppo velatamente, una regia di prepotenza e di prevaricazione per il controllo del territorio”. 

“Per questo – ha concluso Di Silvestro – abbiamo scritto al Prefetto di Catania, richiamando l’attenzione sull’ultimo protocollo d’intesa sottoscritto qualche tempo fa, assieme alle Forze dell’Ordine e le associazioni rappresentative degli agricoltori, che aveva l’obiettivo  di concertare un’azione di contrasto nei confronti della criminalità, che colpisce miratamente le imprese agricole”.

Agricoltura, l’abbandono delle campagne e l’allarme Cia Sicilia Orientale

Il presidente Giuseppe Di Silvestro, “E’ inaccettabile che i nostri figli siano costretti a fare la valigia mentre  sono tanti gli stranieri che ormai  in Sicilia, hanno trovato l’America”

La Regione siciliana investa sui giovani in agricoltura, servono strumenti e risorse per trasformare i vecchi terreni dei nonni in attività agricole 4.0 innovative ed ecosostenibili

L’allarme della Cia di Barcellona, il presidente Enzo Li Voti: “Il vasto comprensorio che si  estende tra Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e Capo d’Orlando, tra i più colpiti dell’isola per abbandono delle attività, agricole: gli anziani vanno in pensione e i giovani non ci credono più”

L’allarme arriva da quell’angolo di Sicilia tanto suggestivo, incastonato tra i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie che si affaccia sul mar Tirreno. Un territorio fertile compreso tra i comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e Capo d’Orlando, ricco di storia e di un patrimonio ambientale che tuttavia rischia di cedere all’incuria e al declino idro-geologico, orfano dei vecchi  custodi della terra, gli agricoltori.  

“La Regione siciliana investa sui giovani in agricoltura, servono strumenti e risorse per trasformare i vecchi terreni dei nonni in attività agricole 4.0 innovative ed ecosostenibili”, dichiara presidente di Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro, che ha raccolto  il grido di allarme dei  produttori della zona. 

“Il vasto comprensorio della provincia di Messina è tra i più colpiti dell’isola per abbandono delle attività agricole – aggiunge il presidente di Cia Barcellona, Enzo Li Voti – gli anziani vanno in pensione e i giovani non ci credono più, c’è una totale assenza di manodopera”. 

“Le recenti e drammatiche notizie di cronaca delle alluvioni che hanno colpito indistintamente tutta la nostra regione dovrebbero far riflettere in tanti – sottolineano Di Silvestro e Li Voti – “Certo, sono eventi straordinari, ma sulle cui conseguenze pesi la responsabilità della politica che per quarant’anni ha lasciato in abbandono i territori, con la manutenzione all’osso di fiumi, torrenti, colline, affidata quasi  esclusivamente alle iniziative dei contadini che oggi hanno abbandonato la terra per età o per mancata redditività”. 

“E’ tutta la Sicilia uno scrigno di tutelare e valorizzare – aggiunge Di  Silvestro – E’ inaccettabile che i nostri figli siano costretti a fare la valigia mentre sono tanti gli stranieri ormai che nella nostra regione trovano l’America, portano i capitali, trasformano le vecchie masserie in agriturismo, boutique country hotel, fanno bio- agriturismo e produzioni innovative”. “Eppure la Regione siciliana ha gli strumenti finanziari per poter fare fronte a progetti nuovi e innovativi, nel rispetto della compatibilità ambientale, come prevede  l’Agenda 2030 e la strategia Farm to Fork, che è al centro del Green Deal europeo, indirizzata a rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente, perseguendo la riduzione dell’impatto ambientale e climatico della produzione primaria, garantendo al contempo un equo ritorno economico per gli agricoltori e i produttori. Basti pensare alle misure del PSR Sicilia 2014-2020, e a quel volano di sviluppo possano rappresentato dai fondi del PNRR che prevede interventi immediati e diffusi per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese”.

“Il problema dunque, non sono  le risorse, ma una strategia e una volontà  politica – sottolinea Di Silvestro – Per questo torniamo a chiedere ascolto alla politica, pronti a sederci  attorno un tavolo tecnico, concreto e fatto di persone competenti tanti a livello politico quanto a livello amministrativo. “

“A livello locale abbiamo raccolto la disponibilità  dell’amministrazione di  Barcellona a farsi portavoce delle istanze dei produttori  e creare una cabina di regia – ha ricordato  il presidente Enzo Li Voti – ma è  chiaro che serve fare rete sul serio, e non a parole”

Se l’Unione Europea crede ancora che il Sud possa seguire un percorso di ripresa e crescita – ha concluso Di Silvestro – non la pensa allo stesso modo evidentemente la politica perché la bocciatura dei progetti presentati dalla regione Siciliana, così come i tagli all’ultima PAC ancora bruciano e sono la conferma di come l’inefficienza e la incompetenza siano alla base dei nostri mali, non imputabili ad altro o ad altri”. 

Maltempo: Cia, raccolto allagato e semina a rischio. Perso già 70% produzione

Sicilia ancora in ginocchio. Serve manutenzione territorio

Catania, 17 novembre – Campi inondati e serre stravolte, migliaia di ettari di colture stagionali sott’acqua, in asfissia e attaccate dai funghi, per umidità e pioggia. Semina allo stallo e produzione annacquata già per il 70%. Questo il quadro drammatico che emerge  da una prima ricognizione di Cia-Agricoltori Italiani, dopo l’ultima ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’agricoltura del sud, con Sicilia in testa. “Le precipitazioni sparse e continue, forti venti, trombe d’aria e bombe d’acqua continuano a danneggiare le aziende agricole e la vita di intere comunità – commenta il presidente Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro – Contro i cambiamenti climatici serve cambio di approccio e manutenzione seria del territorio, lanciamo l’ennesimo appello alle istituzioni”.

La conta dei danni tra agrumeti, carciofeti e ortive in pieno campo,  il persistere di tanti fenomeni atmosferici avversi, non che può risolversi per Cia non solo con il necessario ristoro dei danni, ma anche con interventi consistenti in prevenzione e cura, di corsi d’acqua e strade, investimenti in ricerca e innovazione per la lotta al dissesto idrogeologico e la salvaguardia della sicurezza nei centri abitati e nella viabilità. Ne sono triste dimostrazione le morti in aumento a causa di inondazioni e trombe d’aria, ultima quella nel ragusano, le perdite di animali negli allevamenti, le strutture distrutte e in tanti casi motore dell’economia e dei servizi locali.  

In Sicilia, già stanca per oltre 20 giorni di piogge, la situazione non accenna a placarsi. Non si può raccogliere, non si può seminare. Nella zona orientale, danni pesanti sono stati subiti dalle coltivazioni del limone Igp e dagli ortaggi. Stessa sorte a quelli tra Siracusa e Ragusa dove continuano le grandinate e le trombe d’aria. “Oltre agli agrumeti, sono letteralmente distrutti i campi di finocchi e insalata – prosegue DI Silvestro – i ristori ci devono essere, ma senza una politica seria di gestione del territorio, gli imprenditori agricoli non investiranno più in queste zone, non reimpianteranno gli agrumeti trascinati dalla piena. Prevarrà la paura di perdere tutto di nuovo”.

La questione è sempre aperta, conclude Cia, e il tema manutenzione deve essere tra le priorità del Governo come già sollecitato con il progetto “Il Paese che Vogliamo”. Bisogna ragionare su scala nazionale e dialogare a livello territoriale, guardando all’opportunità del PNRR e ai fondi per la transizione ecologica.

Maltempo, Cia Sicilia Orientale fa il punto con i rappresentanti dei comuni colpiti dal nubifragio di ottobre

I sindaci “Questo territorio non può morire. Alluvione dopo alluvione, siccità dopo siccità le nostre aziende sono ormai in ginocchio. Ancora bloccati i risarcimenti dei danni del 2018. Aggiungere ulteriori ritardi  sarebbe imperdonabile”

Di Silvestro: “La Regione costituisca subito la cabina di regia per attivare finanziamenti, se l’assessorato all’Agricoltura saprà intervenire in modo energico, utilizzando  le misure 5.2. e 4.3 del PSR,  i ristori potrebbero essere sbloccati entro 6 mesi”

Alluvione dopo alluvione, siccità dopo siccità le nostre aziende sono in ginocchio. Questo territorio non può morire. Sono ancora bloccati i risarcimenti dei danni del 2018. La Regione costituisca subito la cabina di regia per attivare i finanziamenti sia nazionali che regionali necessari per gli interventi”. Questo l’appello dei sindaci dei comuni della Piana di Catania: Scordia, Militello Val di Catania, Lentini, Carlentini, Palagonia, Ramacca, Francofonte, convocati ieri nel palazzo municipale di Scordia, dal presidente di Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro e dal primo cittadino, Francesco Barchitta. Erano presenti Giovanni Burtone (Militello), Rosario Lo Faro (Lentini), i vice sindaci Francesco Favata (Palagonia) Salvatore La Rosa (Carlentini), gli assessori all’agricoltura di Francofonte, Giuseppe Vinci, di Scordia Salvatore Agatino Burtone. Le organizzazioni di categoria rappresentati da Carmelo Bellò, Cia Scordia,  Rocco Scollo, Cna Scordia, Alfio Torrisi, Fai Cisl Catania, Giuseppe Cristofaro Assoesercenti. 

“Necessario reperire fondi ministeriali  e regionali – ha commentato Di Silvestro – la Regione Siciliana potrebbe immediatamente attivare le misure 5.2 e 4.3 del PSR per interventi al territorio e alle aziende. Se l’assessorato all’Agricoltura saprà intervenire in modo energico, i ristori potrebbe essere sbloccati entro 6 mesi. Vale la pena ricordare come le piogge alluvionali abbiano causato danni enormi di natura idrogeologica, strutturale e infrastrutturale: l’interruzione di moltissime strade (principali e interpoderali) e linee ferrate; la rottura di argini di torrenti, gli allagamenti di terreni. Per non parlare dei danni alle produzioni, di cui  ancora non possiamo avere contezza”.

“Vogliamo sederci  al tavolo  regionale assieme a Genio Civile, Protezione Civile, gli assessorati all’Agricoltura e alle Infrastrutture, alle organizzazioni professionali agricole”, hanno tuonato i sindaci. 

“Un evento calamitoso di questa portata deve avere un’attenzione da parte delle Istituzioni della stessa portata – ha sottolineato il sindaco di Scordia, Barchitta–noi purtroppo proveniamo da un’esperienza del 2018 fallimentare e adesso molto scoraggiante”. “Dobbiamo ripartire dal 2018 – ha ribadito il sindaco di Militello, Burtone – ci sono risorse che ancora devono essere trasferite ai cittadini e agli enti locali, affrontiamo la questione e mobilitiamo fondi che devono servire per la ripresa produttiva degli operatori economici”. “Dall’incontro di oggi è emersa la convinzione netta che è necessario fare rete per rappresentare il territorio  nelle sede di governo – ha sostenuto  il sindaco di Lentini, Lo Faro – in modo che non si ripetano gli errori del passato. I nostri agricoltori stanno ancora subendo le conseguenze dei mancati pagamenti dei  danni di tre anni fa. Aggiungere un ulteriore ritardo sarebbe imperdonabile”. “Ci hanno più volte detto che le risorse ci sono –  ha sottolineato  Francesco Favata, vicesindaco di  Palagonia –  basta promesse, basta lungaggini burocratiche, basta parlare di emergenze”. “Mobilitare da subito le risorse  legate ai bandi del 2018, cui hanno partecipato molti agricoltori – ha chiesto Salvatore La Rosa, vicesindaco di Carlentini – e poi chiarire la metodica più veloce e più efficace per affrontare questo nuovo evento calamitoso con interventi a lungo termine, che non facciano ritrovare ogni anno con gli stessi problemi”. 

Alluvione, l’allarme della Cia Sicilia Orientale: “In ginocchio, i territori della Piana di Catania”.

 

 Lettera aperta alla Regione, chiesto lo stato di calamità e la costituzione di una cabina di regia istituzionale

“I territori della Piana di Catania sono stati messi in ginocchio dalla violenta alluvione che si è abbattuta ieri su tutto il comprensorio  etneo e calatino. In poche ore, la pioggia battente (oltre 250mm) e le raffiche di vento ad oltre 100km/h, hanno causato ingentissimi danni strutturali ed infrastrutturali alle aziende agricole”. A dichiararlo è il presidente Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro, che ha inviato oggi una lettera al presidente della regione Siciliana Nello Musumeci, agli assessori Marco Falcone (Infrastrutture) e Toni Scilla (Agricoltura), al dirigente generale della Protezione civile regionale, Salvatore Cocina.

“Chiediamo che venga proclamato lo stato di calamità e che si costituisca una cabina di regia istituzionale, da convocare con estrema urgenza al comune di Scordia, per un’immediata ricognizione dei danni strutturali ed infrastrutturali e affinché vengano emanate misure straordinarie per il riassetto e ripristino delle strade principali e secondarie, si monitorino i danni e si concertino le misure future per la regimentazione delle acque. Al tavolo si riuniscano Genio Civile, Protezione Civile, gli assessorati all’Agricoltura e alle Infrastrutture, le organizzazioni professionali agricole, i sindaci dei comuni colpiti”.

“A 24 ore dal ciclone i danni quantificati sono già enormi alle attività agricole – sottolinea Di Silvestro – sono stati colpiti soprattutto i comuni di Palagonia, Ramacca, Scordia, Paternò, Randazzo, Francofonte e Lentini (salvo ulteriori e più approfonditi accertamenti). Non parliamo ancora di danni alla produzione. Le piogge alluvionali hanno causato smottamenti di natura idrogeologica, interruzione di strade e linee ferrate, esondazioni di torrenti. Inoltre vi sono stati allagamenti di interi appezzamenti di terreno, deposito di detriti vegetali e pietrosi, dissesto di strade provinciali, interpoderali e poderali”.

 

 

 

Caro bollette: Anp-Cia, macigno per milioni di pensionati. Governo intervenga

L’aumento in bolletta di luce e gas da ottobre, rischia di rivelarsi una bomba sociale e soprattutto per milioni di pensionati che percepiscono assegni al minimo e che, negli ultimi anni, si sono addirittura visti erodere il potere d’acquisto delle pensioni di oltre il 30%. Il Governo intervenga subito per mettere al sicuro la sussistenza di tanti italiani. Così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani alla notizia del caro bollette di circa il 40% (per l’elettricità) e del 31% (per il gas) dal prossimo mese e in vista della riunione sul provvedimento che dovrebbe provare a ridurre di un terzo l’impatto da 9 miliardi degli aumenti in arrivo.

Dunque, Anp-Cia sollecita le istituzioni a stringere sulla questione scongiurando il peggio per molti cittadini e per quei pensionati, tanti, che sono già in difficoltà e lottano quotidianamente contro condizioni di vita per nulla dignitose, non avendo la garanzia di beni fondamentali come cibo e spese sanitarie. Problema, sottolinea Anp-Cia, che paralizzerà ancora di più le aree interne e rurali del Paese, come dimostrato anche dalla pandemia, le più carenti di servizi essenziali e socio assistenziali.

Inoltre, Anp-Cia ricorda che nel 2020 sono state oltre 10 milioni, il 59,6% del totale, le pensioni erogate dall’Inps con un importo inferiore a 750 euro, con la percentuale che sale al 72,6% per gli assegni delle donne ed è ben più elevata se si prendono le sole gestioni degli ex lavoratori autonomi. In questo caso, la quota di assegni è al di sotto dei 750 euro mensili.

Dunque, per Anp-Cia, è arrivato il momento di rivedere il sistema della formazione dei costi sulla bolletta, tenuto anche conto del fatto che, attualmente, i cosiddetti “oneri di sistema” incidono fino al 50% del totale rispetto ai consumi reali. Infine, vanno anche mantenute tutte le agevolazioni e i bonus sulle bollette a beneficio dei soggetti con disagio sociale, comprese quelle introdotte per l’emergenza Covid. La difesa dei più deboli resti una priorità come previsto dalla Costituzione.

Ortofrutta: Cia, costruire “un’alleanza” con i Paesi del Mediterraneo, rivedere accordi commerciali bilaterali costruire nuove partnership di “macro-area” per rispondere a sfide clima e mercati

Costruire “un’alleanza del cibo” tra i Paesi del Mediterraneo, con l’ortofrutta al centro, in un’ottica non più di antagonismo ma di integrazione. Obiettivo creare un vero mercato euro-mediterraneo, equo, sostenibile e competitivo; sviluppare nuove partnership commerciali per approcciare in maniera sinergica a piazze strategiche per l’export come il continente asiatico e rispondere insieme alle sfide del cambiamento climatico. Questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani in occasione del convegno “L’ortofrutta nel contesto del Mediterraneo” che si è svolto ieri al dipartimento Di3A dell’università degli Studi di Catania, il terzo degli appuntamenti dedicati al settore per supportare l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO. “Il ruolo e il contributo dell’Università  è fondamentale, per portare avanti il percorso di modernizzazione l’agricoltura perché l’agricoltura 4.0 ha bisogno di innovazione, ricerca, e nuovi strumenti”, ha esordito il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro al fianco del direttore amministrativo dell’Università, Giovanni La Via, Agatino Russo Direttore DI3A, Alessandro Scuderi docente DI3A, il direttore CIA Sicilia Orientale Graziano Scardino, e il presidente nazionale CIA, Dino Scanavino, accogliendo la platea di studenti, relatori ed esponenti del mondo imprenditoriale. Ha moderato l’incontro la presidente regionale Cia Sicilia, Rosa Castagna. “Il bacino del Mediterraneo sta assumendo una posizione sempre più rilevante negli scambi comunitari, come nuova macro-area economica dove l’ortofrutta è tra le produzioni essenziali – ha esordito– in cui l’Italia, e la Sicilia a maggior ragione, rappresentano già geograficamente il nucleo centrale”.

Forte della sua posizione di leadership nel settore, l’Italia conta 1,2 milioni di ettari coltivati a frutta e verdura, 300 mila aziende coinvolte e un valore di 15 miliardi di euro. Oltre a nicchie di valore aggiunto come la produzione di agrumi biologici, dove l’Italia è prima al mondo, con quasi 40mila ettari e il 99,9% prodotto nelle regioni meridionali.

“Il nostro Paese – ha sottolinea il presidente Cia, Dino Scanavino – può sfruttare questa posizione strategica per essere artefice e protagonista di una nuova politica agricola euro-mediterranea”. 

“Serve, però, una revisione degli accordi commerciali bilaterali tra Ue e Paesi Terzi del Mediterraneo (PTM) – ha sottolineato Giuseppe Di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale– visto che finora non hanno soddisfatto pienamente l’esigenza di reciproca tutela economica e fitosanitaria, di salvaguardia biunivoca, esigenza ineludibile per prodotti sensibili come gli ortofrutticoli, mancando di garantire concretamente e alla pari tutti i soggetti economici coinvolti”. 

Oggi l’incremento delle importazioni europee di ortofrutta (il Marocco è passato da circa 896 mila tonnellate del 2009 a 1,3 milioni di tonnellate nel 2019, il 52% in più; l’Egitto a quasi 724 mila tonnellate, il 40% in più rispetto a 10 anni prima; la Tunisia a 94 mila tonnellate, il 7% nel 2019 sul 2009) con la pressione sui mercati interni e spesso il crollo dei prezzi, insieme al gap di competitività, rischiano di acuire le contrapposizioni tra i produttori del Mediterraneo. 

“Per questo – ha osservato Di Silvestro – oggi molti accordi, come quello tra Ue e Marocco, o l’accordo Ue-Egitto, significativi per produzioni come gli agrumi, il pomodoro da mensa, l’uva da tavola, andrebbero costantemente monitorati, valutati nel loro impatto e rivisti, per aggiornarli e soprattutto per consentire di operare in un’ottica di reciprocità e complementarità dell’offerta, non di antagonismo spinto, riducendo le forti differenze anche sul fronte dei costi di produzione e manodopera”

D’altra parte, secondo Cia sono necessarie nuove relazioni euro- mediterranee di partnership commerciale e programmazione per approcciare in modo sinergico mercati lontani, in primis quello asiatico. Senza contare che il sistema produttivo ortofrutticolo “allargato” del Mediterraneo affronta sfide analoghe legate all’adattamento e alla mitigazione di cambiamenti climatici, alla riduzione della risorsa idrica, alla degradazione del suolo, all’aggressività delle fitopatie. 

Sfide comuni che richiedono soluzioni comuni a sostegno degli agricoltori, attraverso l’uso di tecnologia e innovazione e l’adozione di buone pratiche, che il CIHEAM di Bari, coinvolto nell’evento di Cia, già promuove nell’area mediterranea (es. irrigazione, gestione avversità colture, agricoltura biologica, agricoltura di precisione), trovando sinergie anche nella promozione globale di sistemi alimentari e consumo sostenibili basati sulla Dieta mediterranea. 

 “L’Italia ha un ruolo strategico nell’area del Mediterraneo non solo per le relazioni legate alla logistica e agli scambi commerciali, che per il settore ortofrutticolo assumono rilevanza sempre crescente – ha evidenziato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino – ma in quanto promotore di dialogo, di ricerca coordinata, di cooperazione sui temi agricoli, di strategie di filiera, di comuni piani di mercato. Il nostro Paese può diventare davvero il pilastro della valorizzazione dell’ortofrutta, consentendo anche trasferimento di know-how e conoscenze aziendali, in una direzione non più orientata per singoli paesi, ma di macroarea euromediterranea”. 

Pensioni: Inac e Anp-Cia, torna quattordicesima a luglio per 3 mln di anziani

Buona notizia ma non basta. Risorse insufficienti per fronteggiare emergenza sociale acuita dalla pandemia.

Torna a luglio la quattordicesima mensilità: spetterà ai pensionati con un assegno mensile inferiore ai mille euro, che in Italia sono circa 3 milioni. Così il Patronato Inac e l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ricordando la circolare Inps del 24 giugno in cui si comunica che, unitamente alla rata di luglio 2021, verrà corrisposta agli aventi diritto la somma aggiuntiva.

Si tratta di un beneficio che spetta ai pensionati Inps della gestione privata e della gestione spettacolo e sport e ai pensionati della gestione pubblica con un’età pari o superiore a 64 anni in presenza di determinati requisiti reddituali, e con un importo variabile a seconda della contribuzione con la quale è stata liquidata la pensione. Ai pensionati al minimo, che già la prendevano in base alla legge n.127 del 2007, verrà confermata la quattordicesima con un incremento che va dai 437 ai 655 euro.

“Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana -spiega il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. L’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia”.

“La richiesta di aumento della quattordicesima mensilità è storicamente una battaglia del Patronato Cia -aggiunge il presidente dell’Inac, Antonio Barile- che ha trovato, dopo numerosi incontri istituzionali, una prima risposta con la legge di Bilancio del 2017 attraverso l’estensione del beneficio fino al doppio del trattamento minimo, oggi 1.030 euro, e l’aumento del 30% per quelle più basse”. Oggi, continua Barile, “insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro)”.

Per queste ragioni, prosegue il pressing di Inac e Anp per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi.

Apicoltura, Cia Sicilia Orientale. Nell’ultimo anno calo di produzione del miele del 70

Inviato documento all’assessore regionale alle Politiche Agricole. Con 2000 aziende apistiche e 125 mila alveari, la Sicilia è al terzo posto tra le regioni italiane per numero di alveari censiti, realizzando produzioni di miele che si aggirano intorno al 20% del prodotto nazionale. La proposta CIA: “Il settore rientri all’interno del PSR e nel nuovo piano strategico nazionale, i fondi PAC”

E’ stato firmato e inviato all’assessore regionale alle Politiche Agricole, Toni Scilla, il documento con cui la CIA Sicilia Orientale, assieme ai produttori del miele APAC, ARAS, Allevatori Apis Mellifera Siciliana, FAI, e UNICOOP, denunciano la gravissima crisi che ha colpito il comparto dell’apicoltura siciliana, con un calo di produzione, nell’ultimo anno del 70% e chiedono aiuti e soprattutto interventi strutturali.  

L’apicoltura è un comparto di grande impatto economico che in Sicilia conta circa 2000 aziende apistiche e 140 mila alveari e che classifica l’Isola al terzo posto tra le regioni italiane per numero di alveari censiti, realizzando produzioni di miele che si aggirano intorno al 20% del prodotto nazionale e al primo posto per quantità di sciami (tra 90 e 120 mila) forniti per l’impollinazione nelle serre. Fattori concomitanti hanno messo in pericolo il comparto: dalle condizioni meteo altalenanti, con un generale cambiamento climatico, alla sabbia che arriva dall’Africa.

Un appello corale nell’incontro che simbolicamente si è tenuto ieri pomeriggio nell’aula consiliare del comune di Zafferana Etnea, città del miele, alla presenza del primo cittadino Salvatore Russo ma anche del sindaco di Milo, Alfio Cosentino, dell’assessore di Santa Venerina, Fabio Sorbello e dell’assessore di Trecastagni Edmondo Pappalardo, territori tutti dove, assieme al  comune di Sortino, si concentra la maggior parte della produzione siciliana di miele di zagara, millefiori, primaverile e sulla.

“Questo documento dimostra come in Sicilia si può fare rete – ha spiegato Giuseppe Di Silvestro, presidente Cia Sicilia Orientale –I danni economici sono ingenti. Urge individuare interventi adeguati volti a sostenere il reddito degli apicoltori isolani e salvaguardare una importante attività economica ed ambientale”.

“Nell’immediato – si legge nel documento – Chiediamo di poter attingere ad un fondo di emergenza al fine di erogare un contributo in conto capitale ad arnia posseduta e registrata nella banca dati, tale contributo è finalizzato alla sopravvivenza delle famiglie di api; Un contributo a fondo perduto, gestito di concerto con l’Assessorato alla Salute, per coprire i costi sostenuti per i trattamenti previsti dalle linee guida del piano regionale antivarroa, come contributo ad alveare oppure come rimborso delle spese effettuate e dimostrate; l’esonero dei contributi fiscali e previdenziali per gli anni d’imposta 2020 e 2021”.

“Senza l’apicoltura l’agricoltura perderebbe una tale quantità di prodotti e redditività, insostenibile per l’intero sistema – ha sottolineato Giovanni Caronia, presidente ARAS – Gli apicoltori svolgono un ruolo essenziale.  Chiediamo che la società se ne faccia carico, fintanto che non si riesca a creare un modello agricolo e industriale che sia rispettoso degli impollinatori, dell’ambiente della biodiversità”.

In generale, una singola ape visita in media circa 7 mila fiori al giorno e ci vogliono 4 milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. Dalle api dipende l’84% della impollinazione delle piante con fiore e di tre quarti delle colture fondamentali per la nostra alimentazione. 

“E’ necessario garantire la sopravvivenza delle famiglie di api per la prossima campagna – ha aggiunto Fabio Marino, presidente APAC – senza dimenticare anche l’enorme valenza dal punto di vista ambientale svolta dall’attività di apicoltura. le nostre sono proposte per ‘apicoltura del futuro”. “Siamo convinti – ha detto Di Silvestro –che il mondo delle api sia a pieno titolo elemento dirimente nell’ambito della strategia europea per la biodiversità 2030”.

Da qui le proposte.

“Il settore deve essere inserito nel Piano strategico nazionale, un Eco-schema impollinatori, che può essere strumento per la mitigazione al cambiamento climatico, per la protezione della biodiversità e, più in generale, per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo– ha sostenuto Graziano Scardino, responsabile regionale Cia Settori Produttivi – ma si può inserire l’apicoltura fra i comparti che beneficiano del “Premio Accoppiato” previsto dal primo pilastro della PAC, destinato a settori agricoli che si trovano in difficoltà o che rivestono notevole importanza per ragioni sia economiche che ambientali. Si possono prevedere alcuni interventi all’interno del Piano di Sviluppo Rurale sia sull’Agricoltura Biologica (attuale mis 11) che sulla “Preservazione della biodiversità” (Mis. 10), con contributo per alveare ed impegni quinquennali”.

A firmare il documento sono stati Giuseppe Di Silvestro (Cia Sicilia Orientale), Fabio Marino (APAC), Giovanni Caronia, (ARAS), Gerlando Argento (Allevatori Apis Mellifera Siciliana), Sebastiano Alfio Privitera, (FAI Sicilia), Felice Coppolino (UNICOOP).