Riforma Consorzi di Bonifica. Il responsabile regionale, Giosuè Catania “Auspichiamo un vero riordino della Bonifica, enti risanati dai debiti e gestione sana degli utenti agricoltori”

“Che sia la volta buona perché si metta mano al riordino dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, in modo efficiente e funzionale per garantire in chiave di modernità all’agricoltura dell’isola la razionale conservazione e distribuzione delle risorse irrigue”. Lo auspica Giosuè Catania, responsabile Regionale della CIA per i Consorzi di Bonifica, in merito al disegno di legge sulla Riforma dei Consorzi di Bonifica, entrato finalmente a Sala D’Ercole per essere votato dall’Assemblea regionale Siciliana, ricordando come le organizzazioni degli agricoltori rivendichino da quasi un quarto di secolo il riordino del settore.

“Guardiamo con attenzione al disegno di legge di riforma presentato dal Governo Regionale – ribadisce Giosuè Catania – personalmente me ne occupo da decenni e auspico ora un’accelerazione dei tempi nel dibattito assembleare che individui un percorso che chiuda la vecchia gestione debitoria e consegni agli utenti Agricoltori la gestione ordinaria libera da tutte le incrostazioni”.

“Già con la legge n. 5/2014 e l’individuazione dei due Consorzi di Bonifica (Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale) sono state poste le  fondamenta per la semplificazione e la riforma – ricorda il responsabile regionale – attuando il principio da noi fortemente sostenuto del governo unitario del territorio per bacino idrografico. Una logica che va sostenuta nell’individuazione dei distretti, poiché il sistema di collegamento esistente tra le reti irrigue e tra gli invasi presuppongono politiche di programmazione ed interventi coordinati da un’unica Regia di Bacino”.

“Poniamo  con forza – conferma Giosuè Catania – l’insostenibilità dei ruoli consortili pervenuti nel frattempo agli agricoltori con un pregresso da far paura e sollecitiamo nel frattempo un intervento della Regione per l’abbattimento degli aumenti ingiustificati. Il pareggio bilancio imposto ai Consorzi di Bonifica voluto dal  disimpegno finanziario della Regione sin dal 2015, non ha fatto altro sin qui che scaricare sugli utenti il frutto di cattive gestioni ed aumenti spropositati di ruoli senza tener conto dell’effettivo beneficio ricevuto”.

“Gli impegni assunti e le indicazioni proposte dal Presidente della Regione in generale richiamano – dichiara in modo esplicito Catania – una dovuta e attenta considerazione, che i nuovi compiti degli Enti consortili in materia di difesa del suolo, di protezione del territorio e le grandi manutenzioni assieme allo stato fatiscente di molti invasi siciliani, presuppongono un intervento pubblico costante”.

“É interesse comune non cedere a spinte localistiche – continua Giosuè Catania – ma perseguire una strategia di fondo che finalmente metta fine ad una pagina oscura della bonifica in Sicilia, mettendo ordine nei servizi e nella gestione, garantendo le manutenzioni su reti obsolete, superando vecchi e dispendiosi  sistemi di distribuzioni in alcune aree, mettendo in sicurezza e completando gli invasi, definendo una pianta organica di bacino che individui i reali bisogni dell’ente,provvedendo alla redazione e gestione dei piani di classifica per il riparto dei contributi, individuando i diversi tipi di intervento per l’utenza agricola ed extra agricola,affinché tutti paghino, si paghi quanto dovuto e in virtù dei benefici ricevuti”. “In un contesto di vera riforma e di responsabile condivisione del percorso – conclude Catania – gli agricoltori come sempre sono pronti a fare la propria parte”.

 

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Agrinsieme Sicilia, l’appello al Governo Musumeci: “Tempo scaduto, senza risposte ci mobiliteremo”

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Il tempo è scaduto, senza risposte concrete da parte del Governo regionale, le organizzazioni professionali agricole siciliane sono pronte a proclamare lo stato di agitazione, avviando una serie di proteste che coinvolgano tutti comparti del settore agroalimentare. Non hanno dubbi i rappresentati di Agrinsieme Sicilia, il coordinamento costituito da CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri che da Catania questa mattina ha lanciato l’ultimo appello al Governo della Regione Siciliana, sottoscrivendo un documento di sintesi sulle questioni di maggiore criticità che vive  il settore agroalimentare. A cominciare, dalla mancata programmazione di interventi strutturali, carenze di infrastrutture, un inadeguato controllo e gestione delle fitopatie, ancora riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema agroalimentare del nostro territorio – sostengono rappresentanti di categoria – L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire  un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

Nel nostro territorio si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno che rappresentano i 2 terzi del raccolto nazionale. Sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

“Sono necessari – dichiara Giuseppe Di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale – un piano di rilancio dell’agrumicoltura siciliana e nazionale, che valorizzi le opportunità offerte dal riconoscimento comunitario IGP, aiuti la diversificazione produttiva e l’allargamento del calendario produttivo, affermi la validità dell’innovazione e della ricerca finalizzata al miglioramento delle cultivar e alla conquista dei mercati sia per il prodotto fresco che per il trasformato. Una cabina di regia nazionaleper programmare gli interventi necessari finalizzati all’ammodernamento dell’agrumicoltura e un piano finanziario, tale da favorire una vera e diffusa ristrutturazione sia dal punto di vista della difesa contro le fitopatie conosciute (tristeza) che contro le nuove fitopatie nuove (citrus black spot e greening). Anche le colture limonicole segnano il passo e, scontano la presenza delle fitopatie prima fra tutti il Malsecco dei limoni sul quale bisogna intervenire con urgenza”.

“Il comparto cerealicolo sta subendo una notevole pressione dalla concorrenza estera che si riflette su un modesto aumento dei prezzi che non trova riscontro negli aumenti dei costi di produzione sempre più alti – ha aggiunto  Giovanni  Selvaggi, presidente Confagricoltura Catania –  É indispensabile valorizzare i nostri prodotti cerealicoli che subiscono la concorrenza sleale dei paesi terzi che producono a costi enormemente più bassi, con manodopera a basso costo, con prodotti fitosanitari non più ammessi dai regolamenti europei e nazionali”.

“La programmazione degli interventiva fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio – Salvatore Corrado  Marino per Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI) –servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole, fondamentale anche il capitolo delle infrastrutture materiali e immateriali, strategiche per lo sviluppo agroalimentare, soprattutto nella nostra isola e a partire dalle aree rurali, dove il sistema sconta arretratezze e inefficienze”.

E ancora, il nodo dei consorzi di Bonifica è stato affrontato dal responsabile regionale Cia Giosuè Catania, “Lo stato di emergenza nel settore idrico e le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali, conferma la necessità di interventi indifferibili in un tutt’uno con la tanto attesa  riforma sul riordino dei Consorzi di Bonifica, compreso  un intervento immediato  per respingere  l’aumento spropositato e ingiustificato dei  Ruoli Consortili”.

E infine la burocrazia, “un fardello eccessivo per le aziende agricole – sostiene Graziano Scardino, referente regionale AGEA – che pesa quasi come le calamità naturalisia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa.AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati”.

 

Agroalimentare, Agrinsieme consegna documento alla Regione: “Al settore servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza

Agrinsieme, il coordinamento costituito dalle Organizzazioni Professionali e dalle centrali Cooperative di CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri presenterà alla stampa questa mattina, venerdì 14 giugno, alle 10.30, nella sala riunioni della sede catanese della Regione Siciliana (Palazzo Esa), il documento di sintesi attraverso il quale i rappresentanti delle categorie di agricoltori e produttori lanciano l’appello al Governo siciliano perché i temi legati al settore agroalimentare siciliano, con particolare riguardo ai fattori di maggiore criticità, quali mancata programmazione di interventi strutturali, carenza di infrastrutture, controllo e gestione delle fitopatie, riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema Agroalimentare del nostro territorio – anticipano i rappresentanti di categoria – L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire  un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che nell’ambito di una non più rinviabile attuazione del riconoscimento delle condizioni di Insularità della Sicilia, determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

Il nostro territorio, dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che pongono la Sicilia in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei.Ci sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

La produzione agricola nonostante la buona qualità subisce spesso una concorrenza sleale dell’importazione di prodotti dall’Esteroa basso prezzo e di dubbia qualità, tale da rendere insostenibile la conduzione dell’azienda agricola costretta a vendere a prezzi che talvolta non compensano neanche i costi di produzione.

Lo stato di emergenza nel settore idricoe le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali e di manutenzione degli impianti irrigui, conferma la necessità di interventi concreti ed indifferibili che allo stato attuale risultano insufficienti e tardivi.La riforma dei Consorzi di Bonifica e l’attuazione della legge n. 5/2014 dopo quasi un quarto di secolo di commissariamenti si rende indispensabile.

La programmazione degli interventi(elaborata e verificata anche ai tavoli tecnici Istituzionali e nell’ambito di conclamate filiere produttive) va fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi: alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio.“Per questo servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole”.

La burocrazia è un fardello eccessivo per le aziende agricole pesa quasi come le calamità naturalisia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa.AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati.

 

 

Agrumicoltura, Agrinsieme lancia appello alla Regione:

Si terrà venerdì prossimo, 14 giugno, alle 10.30, nella sala riunioni della sede catanese della Regione Siciliana (Palazzo Esa), la conferenza stampa di Agrinsieme, il coordinamento costituito dalle Organizzazioni Professionali e dalle centrali Cooperative di CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri nel corso della quale i rappresentanti delle categorie di agricoltori e produttori lanceranno l’appello al Governo regionale perché i temi legati al comparto agrumicolo siciliano, con particolare riguardo ai fattori di maggiore criticità, quali il controllo e la gestione delle fitopatie, tornino al centro dell’agenda politica.

“Il Governo faccia sentire la propria voce sui tavoli nazionali – anticipano i rappresentanti di categoria – per affrontare le emergenze fitosanitarie che hanno messo in ginocchio la nostra agrumicoltura, a cominciare dal virus ‘Tristeza’, senza sottovalutare i nuovi rischi come Xilella,CBS(Citrus black spot, o macchia nera degli alimenti) arrivato in Tunisia oil Mal del Secco. Alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano.

Il nostro territorio, dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che pongono la Sicilia in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei.Ci sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti colpiti dalla Tristeza.

 

Convegno a Riesi con il presidente Scanavino: Dalla terra l’economia del futuro

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Agricoltura, Virus Tristeza: La Cia Sicilia Orientale invia lettera aperta al presidente della Regione Musumeci

Ogni giorno muoiono centinaia di piante di agrumi, la Sicilia agricola è abbandonata a se stessa nel silenzio del Governo nazionale e delle istituzioni locali. Accogliamo positivamente le pressioni del ministro Centinaio all’Ue perché sblocchi 200 milioni di euro da destinare all’olivicoltura pugliese affossata dal fenomeno Xilella, ma faccia lo stesso per la nostra Regione: Oltre settantamila mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal Virus “Tristeza”: tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire

Così, il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro si rivolge al presidente della Regione, Nello Musumeci, perché la Sicilia, come sta facendo la Puglia, faccia sentire la propria voce sui tavoli nazionali per affrontare l’emergenza fitosanitaria causata dal virus ‘Tristeza’, che ha messo in  ginocchio il comparto agrumicolo.

“La Sicilia orientale è stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato – spiega Di Silvestro – e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio, alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano”.

“Il nostro territorio dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei”. “Gli unici aiuti ricevuti dai governi passati sono stati di 10 milioni di euro, davvero una goccia nell’oceano, come ci confermano peraltro i numeri sul caso Xilella nell’accordo tra il Mipaaf e la Regione Puglia, per affrontare la quale servono almeno 500 milioni di Euro”. “Ne servono altrettanti per l’emergenza Tristeza – ribadisce Di Silvestro – non lo dimentichi il Governo nazionale e la Regione non abbassi la guardia, siamo contenti per gli olivicoltori pugliesi, anche perché l’emergenza Xilella potrebbe arrivare in Sicilia, come emerso nel corso del convegno sul florovivaismo che si è svolto nelle scorse settimane a Mazzarà Sant’Andrea, Milazzo, perché il virus può attaccare anche alcune colture ornamentali”. “Ma restiamo molto preoccupati per i nostri produttori agricoli – conclude – perché nonostante le tante iniziative promosse per una sensibilizzazione a livello nazionale, anche quest’ultimo Governo nazionale resta sordo, motivo per cui ci appelliamo con forte apprensione ai vertici regionali, ai quali non ci stanchiamo di ricordare neppure le altre emergenze rimaste irrisolte, come il caso Cracking che ha colpito le uve di Mazzarrone e le alluvioni dello scorso ottobre”.

Florovivaismo, il nuovo regime fitosanitario

A Mazzarrà Sant’Andrea si è tenuto il convegno “il futuro del florovivaismo ed il nuovo regime fitosanitario”; l’incontro è stato organizzato dalla CIA Sicilia Orientale sede di Milazzo-Mazzarrà assieme al comune di Mazzarrà Sant’Andrea.

I lavori, coordinati dal direttore Graziano Scardino, sono stati introdotti dal Presidente della CIA Milazzo Stefano Cannistrà che ha evidenziato il ruolo storico del settore con riferimento al vivaismo agrumicolo a Mazzarrà ed al vivaismo Viticolo a Milazzo, cui origini risalgono all’inizio del 1900; il floro-vivaismo nel comprensorio occupa più di diecimila addetti è rappresenta la principale fonte di reddito.

Il Sindaco Carmelo Pietrafitta nel salutare gli ospiti ha ricordato il legame storico della popolazione Mazzarese con il vivaismo agrumicolo.Mazzarrà, celebrata anche dallo scrittore siciliano Vincenzo Consolo come “ grembo nutrice, madre di ogni pianta d’agrume, limone o arancio, cedro o lumìa, bergamotto, mandarino o chinotto che si trovi in questa terra di Sicilia e oltre”, deve agli Spagnoli la creazione, nel lontano 1539, delle prime oasi di vivai di agrumi”.

Biagio Cacciola, tecnico CIA, entrando nel merito delle questioni ha evidenziato le sfide che dobbiamo affrontare con particolare riferimento alla: sicurezza e qualità ambientale delle produzioni; sicurezza genetica; sicurezza fitosanitaria; questioni che impongono una riorganizzazione dei processi produttivi dal punto di vista tecnico ed amministrativo ed una maggiore sinergia con il Servizio Fitosanitario, la politica  ed il territorio.

Rosario D’Anna, del Servizio Fitosanitario,   ha ribadito il ruolo che ha avuto l’Osservatorio nello sviluppo del settore negli ultimi trenta anni e l’importanza dei controlli alle frontiere al fine di evitare l’introduzione delle specie “Aliene” che possono determinare la crisi ed il blocco dell’intero comparto; ha dato la disponibilità a collaborare per  risolvere assieme i problemi burocratici e di interpretazione delle norme.

Barbara Di Rollo, della CIA, ha illustrato le norme sul nuovo regime fitosanitario che entreranno in vigore il prossimo 14 dicembre, ha ribadito l’impegno della CIA a rappresentare nei vari tavoli a livello nazionale ed europeo le istanze che provengono dagli operatori al fine di intensificare i controlli alle frontiere e semplificare gli adempimenti burocratici.

Stefano Panno,ricercatore dell’Università di Palermo, ha evidenziato i patogeni che possono colpire le nostre produzioni ricordando il lavoro fatto per la lotta alla tristezza degli agrumi ed ai problemi  fitopatologici dei nuovi porta-innesti presentando alcuni lavori di ricerca dell’Università; particolare attenzione ha dato alle specie “aliene” a cui bisogna prestare molta attenzione, vedi il caso della Xylella, malattia che bisogna fare di tutto per evitare che arrivi in Sicilia.

Stefano Salvo, Presidente Ordine Agronomi, ed Eristo Tripoli, Presidente Collegio Periti Agrari, hanno ribadito il ruolo dei tecnici ponendo l’attenzione sulle misure del PSR che di fatto penalizzano il settore che invece ha bisogno di molta innovazione.

Mario Maiorana, vicepresidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani, ha evidenziato che è importante che il settore sia rappresentato a livello istituzionale ; per i florovivaisti è fondamentale farsi ascoltare senza divisioni e particolarismi, la sfida per il futuro deve essere affrontata con coesione. Per questa ragione, l’Associazione farà da punto di incontro delle istanze dell’intero settore.

Salvatore Bottari, dirigente dell’Ispettorato Agrario, ha ribadito l’impegno dell’Assessorato nel sostenere le imprese ricordando che il successo del settore è determinato anche dalle maestranze, ( innestatori, potatori, ecc.) che offre il territorio.

Fabio Valenti, consigliere comunale di Terme Vigliatore, ha ribadito che bisogna operare per la semplificazione che rappresenta ormai un serio problema per le aziende.

Michele Isgrò, vicepresidente nazionale dell’associazione ASPROFLOR-Comuni Fioriti, ha ribadito il ruolo del verde pubblico per lo sviluppo del settore, se il verde pubblico viene curato e realizzato  in maniera sostenibile e come strumento di qualità della vita necessariamente si deve legare alle qualità delle produzioni florovivaistiche.

Salvatore Gitto, vivaista, ha evidenziato le nuove frontiere della commercializzazione dei prodotti florovivaistici e la nascita di consorzi, associazioni, ecc. collegate a piattaforme logistiche che ormai non detengono più il prodotto, la normativa deve essere adeguata alle nuove forme di commercializzazione.

Fabio Chiarello, tecnico, si è soffermato su alcuni aspetti delle nuove malattie ed ha posto il problema del documento di commercializzazione che deve trovare una soluzione nella interpretazione della norma, soprattutto in riferimento al processo di commercializzazione del prodotto finito.

Pippo di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale, ha ribadito il ruolo dell’organizzazione nel territorio, pronta a recepire le istanze degli agricoltori  e rappresentarle a vari livelli istituzionali; l’impegno a portare sui tavoli della politica regionale e nazionale le questioni che nel convegno sono state sollevate.

Il presidente nazionale CIA-Agricoltori Italiani Dino Scanavino nelle sue conclusioni ha sottolineato che il settore florovivaistico è un settore all’avanguardia con grandi prospettive di sviluppo; per accelerare questo processo, ma anche per affrontare le nuove sfide e le nuove emergenze a livello fitosanitario, è importante aggregare la filiera e puntare su ricerca e innovazione.

CIA-Agricoltori Italiani ha collaborato con il Copa Cogeca e con altri 8 Stati membri a livello di Consiglio Ue per far includere alcuni organismi nocivi all’interno della lista delle piante ad alto rischio.

Il nuovo regolamento fitosanitario europeo, che entrerà in vigore il 14 dicembre 2019, non serve a bloccare le merci in entrata a priori ma consentirne l’ingresso solo a seguito dell’accertamento del rischio; serve, piuttosto, a determinare i rischi connessi agli organismi nocivi e a ridurli ad un livello sostenibile.

MANIFESTO SUI CONSORZI DI BONIFICA

Visto

  • il livello di degrado del contenzioso fra utenti e consorzi di bonifica  che sta degenerando nell’assoluta indifferenza del governo regionale attuale  e di quelli precedenti, immobilismo che ha fatto incancrenire una situazione  risolvibile solo con un azzeramento del sistema in

 atto ed una riforma radicale del sistema dei consorzi di bonifica;

Considerato che

  • quello a cui si assiste nasce dall’improvvida  norma contenuta nel comma 11 dell’art 47  della legge di stabilità del 2015 che prevede il disimpegno graduato nel quinquennio dell’apporto finanziario della Regione  alla gestione dei Consorzi di bonifica.  Un capolavoro di furbizia che deresponsabilizza l’amministrazione dalla necessità di  adottare un timing  pressante per il nuovo sistema delle bonifiche riversando sugli agricoltori l’onere di far fronte al raggiungimento dell’equilibrio di bilancio. Con questa norma, come per le precedenti in materia, la Regione pretende di mantenere la sua  governance attraverso la nomina dei commissari  ed a non intervenire  per sanare decenni di mala gestione  avvalorati da una chiara responsabilità politica.    
  • Considerato ancora che
  • non si può addossare agli agricoltori l’onere finanziario della gestione dei Consorzi di bonifica  al buio e senza l’adozione dei più elementari strumenti di controllo e gestione, che sono  loro preclusi.

Chiede

  • l’immediata soppressione dell’art 47 – comma 11 – della legge di stabilità del 2015  ed il conseguente accollo  delle spese di gestione dei consorzi da parte della Regione. Solo così, ”con il tassametro che corre “, la Regione avrà lo stimolo  per rifondare il sistema della bonifica in tempi stretti interrompendo gli anni di “mielina”  che hanno caratterizzato  il passato e il presente di questa vicenda a dir poco  “surreale”;

 

  • l’immediata sospensione dei ruoli consortili elaborati sulla base del programma di disimpegno finanziario previsto dalla stessa norma.

 

Lì 09/04/2019                                                                                           Le Organizzazioni unitariamente

CONSORZI DI BONIFICA SICILIANI: LE PROPOSTE DI AGRINSIEME.

  • Il commissariamento degli enti.

A maggio di quest’anno passano a ventiquattro gli anni di gestione commissariale dei Consorzi di Bonifica siciliani. La fine dell’amministrazione democratica di questi organismi è iniziata infatti il 25 maggio 1995 con la pubblicazione della legge regionale n. 45 recante “Norme sui Consorzi di Bonifica”. Il 5° comma dell’art. 8 stabiliva che “fino alla costituzione dei Consorzi previsti dalla nuova normativa le gestioni straordinarie sono rette da Commissari nominati dall’Assessore Regionale per l’Agricoltura e le Foreste, scelti tra funzionari dell’Amministrazione regionale.

 

  • I provvedimenti emanati dalla Regione e lo stato di crisi.

In questo lungo lasso di tempo l’ARS, nell’ambito delle cosiddette leggi di stabilità, ha approvato tutta una serie di articoli prevalentemente destinati alla stabilizzazione del personale. Nel momento in cui la situazione è diventata finanziariamente insostenibile, la politica ha cercato di correre ai ripari con interventi tampone ma non risolutivi del problema. Nella legge regionale di stabilità per il 2014 è stato approvato un articolo che ha ridefinito gli ambiti territoriali di operatività dei Consorzi di bonifica attraverso la costituzione di due organismi, uno per la Sicilia occidentale comprendente le strutture di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Gela e l’altro per la Sicilia orientale raggruppando i consorzi di Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania, Siracusa e Messina. La conseguenza di questa iniziativa è stata solamente quella di aver ridotto il numero dei commissari, da 11 a 2, lasciando invariate tutte le criticità del sistema. Nella finanziaria regionale successiva è stata invece approvata la norma che impone, a partire dal 2020, il pareggio di bilancio degli enti di bonifica ed il contestuale progressivo abbattimento del contributo regionale. Nell’ambito della stessa norma era anche specificato che entro trenta giorni dalla sua pubblicazione l’assessore doveva provvedere, con decreto, alla revisione del rapporto unità di personale/territorio tra i consorzi. Delle due disposizioni regionali è andata avanti solo quella che disponeva l’abbattimento progressivo del contributo regionale, che l’anno prossimo (2020) dovrebbe completamente sparire, mentre è rimasta ferma al palo, per ovvi motivi di opportunità politica, la parte riguardante il riassetto funzionale e gestionale dei consorzi, vale a dire la principale criticità da risolvere.

  • L’insostenibilità dei canoni irrigui.

Con la riduzione delle rimesse regionali ed in presenza di costi gestionali pressochè stabili, se non addirittura accresciuti, si è via via allargata la forbice tra entrate ed uscite degli enti di bonifica con la conseguente lievitazione degli oneri consortili a carico degli agricoltori. Un paradosso tutto siciliano se si pensa che la stessa amministrazione regionale è impegnata nell’attuazione dei programmi comunitari con interventi che puntano a mettere le aziende siciliane nei binari della competitività attraverso investimenti mirati principalmente a ridurre i costi di produzione.

 

  • Le proposte per una definitiva soluzione del problema.

La situazione, incancrenitasi nel corso dei decenni, necessita di interventi immediati, con finalità diverse e con un unico obiettivo ovvero di portare alla costituzione di nuovi organismi efficienti e rispondenti alle reali esigenze del mondo agricolo siciliano.

Contestualmente è necessario affrontare la situazione riguardante l’indebitamento visto che un mutuo va fatto per azzerare il pregresso e non per mantenere in vita il sistema attuale. Debito che, secondo le ultime stime conosciute, dovrebbe superare i 100 milioni di euro.  Occorre in ogni caso definire ed aggiornare l’entità precisa del debito complessivo accumulato ad una data prestabilita, possibilmente coincidente con quella di liquidazione degli organismi.

Parimenti è necessario intervenire tempestivamente per l’abrogazione dell’art. 47, comma 11 della legge di stabilità del 2015, norma che ha previsto la progressiva eliminazione della partecipazione regionale ai costi di gestione. Immediatamente dovranno essere sospesi, e successivamente depurati, tutti i ruoli consortili calcolati in base alle mancate entrate sostenute dalla Regione.

Occorre procedere con tempestività poiché ogni ritardo nel processo di normalizzazione della bonifica siciliana rischia di azzerare tutti gli investimenti effettuati nel settore primario per migliorare la competitività delle aziende e la qualità della produzione.

 

Lì 09/04/2019

Le Organizzazioni unitariamente

Stop allo svuotamento della Diga Pozzillo, il Consorzio di bonifica acceleri le procedure per la conservazione delle acque irrigue

Da diverse settimane sono in corso le operazioni di scarico in alveo delle acque della diga Pozzillo al fine di mettere in sicurezza la struttura in relazione alla quota massima di invaso autorizzata dall’ufficio tecnico delle Dighe”. Lo rendono noto il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro  e Giosuè Catania, coordinatore di giunta e responsabile regionale CIA per la Bonifica.

“Riteniamo urgente ed indispensabile interrompere l’alleggerimento dell’invaso e concordare con il Consorzio di Bonifica le procedure di recupero delle acque irrigue, permettendo di riempire i laghetti aziendali attraverso l’immissione dell’acqua di fluenza nei canali – dichiarano Giuseppe Di Silvestro Giosuè CataniaEsprimiamo forti preoccupazioni e perplessità rispetto alla perdita di preziosi volumi idrici mentre la stagione primaverile è già alle porte – aggiungono – e non volendo disconoscere le prescrizioni dettate dagli organi preposti, crediamo che la messa in sicurezza vada affrontata prevedendo la conservazione dell’acqua che rappresenta la sopravvivenza per molte aziende agricole”.

”Una quantità considerevole di acqua – affermano– che ancora continua ad essere scaricata sul fiume e che invece deve costituire una riserva a sostegno delle produzioni, perché il rischio che non vi sia acqua a sufficienza per la prossima campagna irrigua è reale”. “Sarebbe paradossale – ribadiscono Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania –considerata la forte piovosità dello scorso inverno, non avere per l’estate sufficienti risorse idriche. Una situazione che rischia di rendere difficile la stessa economia delle aziende agricole, molte delle quali stremate dai continui danni alla produzione e alle strutture causate proprio dalle recenti e dirompenti piogge alluvionale”.

“In un contesto difficile come quello attuale, con la maggior parte degli invasi oggetto di deficienze strutturali, riteniamo, inoltre, indispensabile individuare un tavolo di confronto per la condivisione di un programma  che oltre a predisporre gli interventi per la prossima stagione irrigua, individui le iniziative urgenti e strategiche al fine di rendere funzionali le opere dell’intero Bacino del Consorzio di Bonifica della Sicilia Orientale, affrontando in tempo tutti gli aspetti relativi alla conservazione, alla manutenzione degli impianti e al piano razionale di distribuzione delle acque nell’ambito del Bacino idrografico”. “ A tal fine, invitiamo il Prefetto di Catania a convocare il gruppo di lavoro all’uopo costituito che affronti le tante problematiche consortili in atto”.