Crisi agricola, la Cia di Catania incontra il Commissario europeo Phil Hogan

 

Catania 19 settembre 2016 – “Rivedere gli accordi commerciali, valorizzare i prodotti italiani con un apposito marchio, garantire maggiori controlli delle importazioni e la tracciabilità degli alimenti”. Queste le richieste della Cia di Catania al commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in visita oggi nel capoluogo etneo per un incontro aperto con le organizzazioni Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri.

Presente questo pomeriggio allo Sheraton di Acicastello anche Mairead McGuinnes, vicepresidente del Parlamento europeo e membro della Commissione Agricoltura.

A formulare le richieste per la Confederazione Italiana agricoltori, il presidente nazionale Dino Scanavino, la presidente regionale Rosa Giovanna Castagna, il presidente provinciale Giuseppe Di Silvestro e i componenti della giunta etnea: Graziano Scardino, Giosuè Catania, Vito Amantia e Nicolò Lo Piccolo.

“L’Europa deve essere solidale, non può difendere gli accordi commerciali che favoriscono solo lobby e multinazionali, che da un lato  non giovano alle popolazioni o i produttori locali, dall’altro penalizzano i nostri territori, le nostre eccellenze  e le imprese – sottolinea il presidente nazionale della Cia Scanavino – a questo si aggiunga anche la questione delle fitopatologie: senza i necessari controlli c’è il serio rischio della diffusione in Italia di virus e batteri al momento sconosciuti nei campi dell’Isola”.

Al governo nazionale e alla Regione, la Cia rinnova l’appello affinché vengano fatti partire immediatamente i bandi del PSR della programmazione 2014-2020. “Occorre prendere un impegno preciso a difesa dell’agricoltura siciliana – ha affermato la presidente Rosa Castagna– un settore che offre lavoro a migliaia di persone, ma che subisce la concorrenza sleale da parte di altri paesi dell’area mediterranea”.

“Le coltivazioni di arance rosse della Piana di Catania, del pomodoro di Pachino, del limone di Siracusa, ma anche dei cereali, dell’uva e delle olive, rappresentano una fetta importante dell’economia dell’Isola – spiega ancora Giuseppe Di Silvestro – Gli agrumicoltori siciliani hanno dei costi maggiori di produzione di manodopera e sono costretti a vendere arance ad un euro al chilo, mentre i paesi del nord Africa riescono a piazzare i loro prodotti a molto meno. Per non parlare poi della crisi del comparto cerealicolo – conclude Di Silvestro-   a causa del prezzo troppo basso del grano, venduto quest’anno a 22 centesimi al chilo”.

Purtroppo la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori.

 

 

 

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