Assemblea CIA Sicilia Orientale, alla guida resta Di Silvestro

Cariche riconfermate Giuseppe Di Silvestro presidente, Stefano Cannistrà vicepresidente, Graziano Scardino, direttore

Componenti di giunta:  Giosuè Catania, Francesco Favata, Nicolò Lo Piccolo, Salvatore Grosso,  Carla Conti Cutugno, Ruggero Pardo, Michelangelo Arena, Donatella Vanadia Bartolo, Vincenzo Grassia

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Una lunga giornata di lavori  per la prima assemblea elettiva congressuale CIA Sicilia Orientale, dopo l’accorpamento delle province di Catania e Messina, nel corso della quale sono stati eletti i nuovi vertici che guideranno la confederazione per i prossimi quattro anni. La nuova giunta Cia Sicilia Orientale è dunque composta da Giuseppe Di Silvestro presidente, Stefano Cannistrà vicepresidente, Graziano Scardino, direttore, componenti: Giosuè Catania, Francesco Favata, Nicolò Lo Piccolo, Salvatore Grosso, Carla Conti Cutugno, Ruggero Pardo, Michelangelo Arena, Donatella Vanadia Bartolo, Vincenzo Grassia. Al dibattito, moderato da Giosuè Catania, presenti, tra gli altri, Il presidente nazionale Dino Scanavino, il presidente regionale Rosa Giovanna Castagna e il direttore Francesco  Costanzo.

L’assemblea è stata l’occasione per fare il bilancio dell’attività passata alle prese con enormi problemi strutturali di un settore che stenta ad innovarsi, a fare filiera produttiva,  ad essere incisiva nei tavoli politici comunitari e nazionali laddove l‘alternanza degli interlocutori istituzionali non  ha giocato  a favore di una partita rimasta spesso aperta sui tavoli di concertazione.  Un settore stretto nella morsa di eventi climatici, come la perdurante siccità, e l’ emergenza del virus Tristeza, che ha distrutto centinaia di ettari  coltivati ad agrumi, per affrontare la quale è rimasta inevasa la richiesta di fondi per 50 milioni di euro per tre anni avanzata anche dalla Cia al Governo nazionale.

“Rispetto a quello che rappresenta l’agricoltura nel nostro territorio – ha esordito il riconfermato presidente Giuseppe Di Silvestro – chiediamo  che ci sia una interlocuzione forte con i governi sia regionale che nazionale. L’agricoltura deve assumere quel ruolo centrale che non ha avuto fino a questo momento. Dobbiamo utilizzare meglio il  trend positivo dalle tante eccellenze che il nostro territorio sa esprimere, ma dobbiamo risolvere i problemi storici  legati ai costi,  alla logistica e ai mancati investimenti finalizzati all’innovazione delle aziende”. Un’innovazione che guardi al legame con il territorio, alle filiere, al nuovo rapporto con il mercato delle imprese che puntano sempre più su qualità e “made agroalimentare in Italy”.

Ma anche le questioni  più  cogenti  a livello  locale hanno tenuto banco: dalla tanto attesa riforma dell’agenzia Agea, alla riforma del consorzi di bonifica per una migliore gestione dell’emergenza idrica, una maggiore programmazione e minori pastoie burocratiche, supporto alle giovani aziende e il Psr.

“Stiamo affrontando tante situazioni in emergenza e rimproveriamo la politica che meglio avrebbe potuto e dovuto programmare e affrontare i problemi per dare maggiore tranquillità alle aziende che subiscono  anche condizionamenti climatici penalizzanti, come la siccità a causa della quale sono andati perduti ettari di seminato – ha commentato la presidente regionale Cia, Rosa Giovanna Castagna – Certo, facciamo i conti con una rete di irrigazione inadeguata e i consorzi di bonifica che andrebbero riformati e costituiscono un serio problema. Bisogna avere molti più fondi a disposizione se si vuole salvare un’agricoltura di eccellenza”.

L’assemblea precede di un mese il congresso nazionale che si svolgerà a febbraio. “I due temi che affronteremo nella campagna congressuale sono le linee direttrici della nuova politica agricola comunitaria: innovazione e sostenibilità – ha spiegato  Dino  Scanavino, presidente nazionale Cia–   sulle questioni da affrontare noi ci rivolgiamo alle Regioni, perché in un momento in cui il Governo nazionale  è vacante ci sono altre istituzioni  che possono fare la loro parte. Le nostre istanze restano le stesse: la tutela delle produzioni di agrumi, olive, la necessità di  valorizzare il made in Italy  e, in special modo, le colture mediterranee dalle caratteristiche particolari, troppo spesso disperse  e confuse nel mare magnum del mercato globale”.  E poi, è stato affrontato il ruolo della rappresentanza sindacale, dal rapporto con il mondo agricolo al dialogo con la società  civile e istituzionale. E il capitolo della Politica Agricola Comunitaria (PAC)  con i collegamenti alle politiche del credito, sul lavoro, per il welfare. “Prima esigenza è la semplificazione – ha illustrato il direttore Graziano Scardino – c’è una oggettiva difficoltà all’accesso dei contributi, pagamenti diretti (Pilastro Uno) e il PSR (pilastro due) molti agricoltori vantano crediti da una pubblica amministrazione che è inefficiente; la Pac si muove ancora su valori di natura storica che si riferiscono agli anni 1999-2001 quando, cioè, gli  assetti aziendali erano profondamente diversi da quelli attuali; c’è poi la questione del  greening che, vissuto così, non è utile né per l’ambiente né per l’agricoltore; e infine, la questione del nostro organismo  pagatore che è la AGEA, ovvero un carrozzone che non è più sostenibile, che riesce a distruggere le imprese agricole”.

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