CONSORZI DI BONIFICA SICILIANI: LE PROPOSTE DI AGRINSIEME.

  • Il commissariamento degli enti.

A maggio di quest’anno passano a ventiquattro gli anni di gestione commissariale dei Consorzi di Bonifica siciliani. La fine dell’amministrazione democratica di questi organismi è iniziata infatti il 25 maggio 1995 con la pubblicazione della legge regionale n. 45 recante “Norme sui Consorzi di Bonifica”. Il 5° comma dell’art. 8 stabiliva che “fino alla costituzione dei Consorzi previsti dalla nuova normativa le gestioni straordinarie sono rette da Commissari nominati dall’Assessore Regionale per l’Agricoltura e le Foreste, scelti tra funzionari dell’Amministrazione regionale.

 

  • I provvedimenti emanati dalla Regione e lo stato di crisi.

In questo lungo lasso di tempo l’ARS, nell’ambito delle cosiddette leggi di stabilità, ha approvato tutta una serie di articoli prevalentemente destinati alla stabilizzazione del personale. Nel momento in cui la situazione è diventata finanziariamente insostenibile, la politica ha cercato di correre ai ripari con interventi tampone ma non risolutivi del problema. Nella legge regionale di stabilità per il 2014 è stato approvato un articolo che ha ridefinito gli ambiti territoriali di operatività dei Consorzi di bonifica attraverso la costituzione di due organismi, uno per la Sicilia occidentale comprendente le strutture di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Gela e l’altro per la Sicilia orientale raggruppando i consorzi di Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania, Siracusa e Messina. La conseguenza di questa iniziativa è stata solamente quella di aver ridotto il numero dei commissari, da 11 a 2, lasciando invariate tutte le criticità del sistema. Nella finanziaria regionale successiva è stata invece approvata la norma che impone, a partire dal 2020, il pareggio di bilancio degli enti di bonifica ed il contestuale progressivo abbattimento del contributo regionale. Nell’ambito della stessa norma era anche specificato che entro trenta giorni dalla sua pubblicazione l’assessore doveva provvedere, con decreto, alla revisione del rapporto unità di personale/territorio tra i consorzi. Delle due disposizioni regionali è andata avanti solo quella che disponeva l’abbattimento progressivo del contributo regionale, che l’anno prossimo (2020) dovrebbe completamente sparire, mentre è rimasta ferma al palo, per ovvi motivi di opportunità politica, la parte riguardante il riassetto funzionale e gestionale dei consorzi, vale a dire la principale criticità da risolvere.

  • L’insostenibilità dei canoni irrigui.

Con la riduzione delle rimesse regionali ed in presenza di costi gestionali pressochè stabili, se non addirittura accresciuti, si è via via allargata la forbice tra entrate ed uscite degli enti di bonifica con la conseguente lievitazione degli oneri consortili a carico degli agricoltori. Un paradosso tutto siciliano se si pensa che la stessa amministrazione regionale è impegnata nell’attuazione dei programmi comunitari con interventi che puntano a mettere le aziende siciliane nei binari della competitività attraverso investimenti mirati principalmente a ridurre i costi di produzione.

 

  • Le proposte per una definitiva soluzione del problema.

La situazione, incancrenitasi nel corso dei decenni, necessita di interventi immediati, con finalità diverse e con un unico obiettivo ovvero di portare alla costituzione di nuovi organismi efficienti e rispondenti alle reali esigenze del mondo agricolo siciliano.

Contestualmente è necessario affrontare la situazione riguardante l’indebitamento visto che un mutuo va fatto per azzerare il pregresso e non per mantenere in vita il sistema attuale. Debito che, secondo le ultime stime conosciute, dovrebbe superare i 100 milioni di euro.  Occorre in ogni caso definire ed aggiornare l’entità precisa del debito complessivo accumulato ad una data prestabilita, possibilmente coincidente con quella di liquidazione degli organismi.

Parimenti è necessario intervenire tempestivamente per l’abrogazione dell’art. 47, comma 11 della legge di stabilità del 2015, norma che ha previsto la progressiva eliminazione della partecipazione regionale ai costi di gestione. Immediatamente dovranno essere sospesi, e successivamente depurati, tutti i ruoli consortili calcolati in base alle mancate entrate sostenute dalla Regione.

Occorre procedere con tempestività poiché ogni ritardo nel processo di normalizzazione della bonifica siciliana rischia di azzerare tutti gli investimenti effettuati nel settore primario per migliorare la competitività delle aziende e la qualità della produzione.

 

Lì 09/04/2019

Le Organizzazioni unitariamente

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