Apicoltura, Cia Sicilia Orientale. Nell’ultimo anno calo di produzione del miele del 70

Inviato documento all’assessore regionale alle Politiche Agricole. Con 2000 aziende apistiche e 125 mila alveari, la Sicilia è al terzo posto tra le regioni italiane per numero di alveari censiti, realizzando produzioni di miele che si aggirano intorno al 20% del prodotto nazionale. La proposta CIA: “Il settore rientri all’interno del PSR e nel nuovo piano strategico nazionale, i fondi PAC”

E’ stato firmato e inviato all’assessore regionale alle Politiche Agricole, Toni Scilla, il documento con cui la CIA Sicilia Orientale, assieme ai produttori del miele APAC, ARAS, Allevatori Apis Mellifera Siciliana, FAI, e UNICOOP, denunciano la gravissima crisi che ha colpito il comparto dell’apicoltura siciliana, con un calo di produzione, nell’ultimo anno del 70% e chiedono aiuti e soprattutto interventi strutturali.  

L’apicoltura è un comparto di grande impatto economico che in Sicilia conta circa 2000 aziende apistiche e 140 mila alveari e che classifica l’Isola al terzo posto tra le regioni italiane per numero di alveari censiti, realizzando produzioni di miele che si aggirano intorno al 20% del prodotto nazionale e al primo posto per quantità di sciami (tra 90 e 120 mila) forniti per l’impollinazione nelle serre. Fattori concomitanti hanno messo in pericolo il comparto: dalle condizioni meteo altalenanti, con un generale cambiamento climatico, alla sabbia che arriva dall’Africa.

Un appello corale nell’incontro che simbolicamente si è tenuto ieri pomeriggio nell’aula consiliare del comune di Zafferana Etnea, città del miele, alla presenza del primo cittadino Salvatore Russo ma anche del sindaco di Milo, Alfio Cosentino, dell’assessore di Santa Venerina, Fabio Sorbello e dell’assessore di Trecastagni Edmondo Pappalardo, territori tutti dove, assieme al  comune di Sortino, si concentra la maggior parte della produzione siciliana di miele di zagara, millefiori, primaverile e sulla.

“Questo documento dimostra come in Sicilia si può fare rete – ha spiegato Giuseppe Di Silvestro, presidente Cia Sicilia Orientale –I danni economici sono ingenti. Urge individuare interventi adeguati volti a sostenere il reddito degli apicoltori isolani e salvaguardare una importante attività economica ed ambientale”.

“Nell’immediato – si legge nel documento – Chiediamo di poter attingere ad un fondo di emergenza al fine di erogare un contributo in conto capitale ad arnia posseduta e registrata nella banca dati, tale contributo è finalizzato alla sopravvivenza delle famiglie di api; Un contributo a fondo perduto, gestito di concerto con l’Assessorato alla Salute, per coprire i costi sostenuti per i trattamenti previsti dalle linee guida del piano regionale antivarroa, come contributo ad alveare oppure come rimborso delle spese effettuate e dimostrate; l’esonero dei contributi fiscali e previdenziali per gli anni d’imposta 2020 e 2021”.

“Senza l’apicoltura l’agricoltura perderebbe una tale quantità di prodotti e redditività, insostenibile per l’intero sistema – ha sottolineato Giovanni Caronia, presidente ARAS – Gli apicoltori svolgono un ruolo essenziale.  Chiediamo che la società se ne faccia carico, fintanto che non si riesca a creare un modello agricolo e industriale che sia rispettoso degli impollinatori, dell’ambiente della biodiversità”.

In generale, una singola ape visita in media circa 7 mila fiori al giorno e ci vogliono 4 milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. Dalle api dipende l’84% della impollinazione delle piante con fiore e di tre quarti delle colture fondamentali per la nostra alimentazione. 

“E’ necessario garantire la sopravvivenza delle famiglie di api per la prossima campagna – ha aggiunto Fabio Marino, presidente APAC – senza dimenticare anche l’enorme valenza dal punto di vista ambientale svolta dall’attività di apicoltura. le nostre sono proposte per ‘apicoltura del futuro”. “Siamo convinti – ha detto Di Silvestro –che il mondo delle api sia a pieno titolo elemento dirimente nell’ambito della strategia europea per la biodiversità 2030”.

Da qui le proposte.

“Il settore deve essere inserito nel Piano strategico nazionale, un Eco-schema impollinatori, che può essere strumento per la mitigazione al cambiamento climatico, per la protezione della biodiversità e, più in generale, per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo– ha sostenuto Graziano Scardino, responsabile regionale Cia Settori Produttivi – ma si può inserire l’apicoltura fra i comparti che beneficiano del “Premio Accoppiato” previsto dal primo pilastro della PAC, destinato a settori agricoli che si trovano in difficoltà o che rivestono notevole importanza per ragioni sia economiche che ambientali. Si possono prevedere alcuni interventi all’interno del Piano di Sviluppo Rurale sia sull’Agricoltura Biologica (attuale mis 11) che sulla “Preservazione della biodiversità” (Mis. 10), con contributo per alveare ed impegni quinquennali”.

A firmare il documento sono stati Giuseppe Di Silvestro (Cia Sicilia Orientale), Fabio Marino (APAC), Giovanni Caronia, (ARAS), Gerlando Argento (Allevatori Apis Mellifera Siciliana), Sebastiano Alfio Privitera, (FAI Sicilia), Felice Coppolino (UNICOOP). 

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